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La trasformazione di Mark Zuckerberg e di Meta (società madre di Facebook, Instagram e WhatsApp) in vista del ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump è completata. Annunciando un cambio radicale di policy per Meta, Zuckerberg ha dichiarato che Meta eliminerà il programma di fact-checking gestito da terze parti e adotterà un modello basato sulle “community notes”, un sistema che ricorda quello introdotto da Twitter (ora X) sotto la guida di Elon Musk. In una dichiarazione video, Zuckerberg ha spiegato: “Torneremo alle nostre origini, concentrandoci sulla riduzione degli errori, sulla semplificazione delle politiche e sul ripristino della libertà di espressione sulle nostre piattaforme. Più nello specifico, elimineremo i fact-checker e li sostituiremo con le community notes, a partire dagli Stati Uniti”.

No censura, sì free speech

Il cambio di narrazione è epocale perché negli anni precedenti Mark Zuckerberg aveva ceduto alle pressioni dell’establishment democratico al fine di censurare i contenuti tramite i “fact-checker” che hanno dimostrato tutta la loro inadeguatezza e, soprattutto, la loro parzialità nel “controllare” il flusso di informazioni. Ora, con un netto cambio di passo in vista del ritorno del tycoon alla Casa Bianca, in nome del free speech, di fatto emula il modello di policy libertario di X sotto Elon Musk. Un doppio smacco per l’establishment liberal, che invece invoca la stretta e la censura dei contenuti sui social media. Il programma di fact-checking di Meta, lanciato nel 2016, era stato lanciato dopo le critiche – mosse, tra gli altri, da Hillary Clinton – per il ruolo di Facebook nella presunta diffusione di fake news durante le elezioni presidenziali statunitensi che portarono Donald Trump alla Casa Bianca.

Meta ha chiarito che, per ora, questa modifica si applicherà inizialmente solo agli Stati Uniti. In risposta a una richiesta di POLITICO, l’azienda ha confermato che non ci sono piani per eliminare il fact-checking nell’Unione Europea. Eventuali decisioni in merito verranno prese dopo un’analisi degli obblighi normativi nell’UE, ossia quel mostro distopico chiamato Digital Service Act (DSA).

Zuckerberg si prepara all’arrivo di The Donald alla Casa Bianca

L’annuncio arriva in un momento in cui Meta e altre grandi aziende tecnologiche stanno cercando di avvicinarsi all’amministrazione del presidente eletto Donald Trump, che entrerà in carica a giorni. Tant’è vero che Meta ha annunciato l’assunzione di Joel Kaplan, vicino ai trumpiani, come leader del suo team di policy globale. Una mossa che ha suscitato critiche, con un giornalista di MSNBC che ha definito l’assunzione una “rivoluzione pro-MAGA” per la vicinanza ai valori conservatori. Inoltre, Zuckerberg ha incluso Dana White, alleata di Trump, nel suo consiglio di amministrazione e ha incontrato il presidente eletto a Mar-a-Lago. Il CEO di Meta sembra essere spinto sia da motivazioni personali sia ideologiche nel plasmare Meta. La sensazione è non voglia fare la fine di Jack Dorsey, fondatore di Twitter, che ha perso il controllo della sua azienda fino a dimettersi nel 2021, prima di lanciare Bluesky.

Lo scorso agosto, il CEO di Meta aveva ammesso in una lettera ufficiale al presidente della Commissione Giustizia della Camera statunitense, Jim Jordan, di aver censurato i contenuti sui social di Meta, come Facebook e Instagram, durante la pandemia di Covid-19, sotto pressione dell’amministrazione Biden-Harris. Ora, con l’introduzione della nuova policy aziendale, Meta si impegna a non cedere più a simili ingerenze, segnando la fine dell’era dei “fact-checker”.

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