Spazi strettissimi, gabbie ammassate l’una sull’altra e tanti, piccoli animaletti disposti su lunghi corridoi, pronti per essere trasformati in pellicce. Non siamo in un wet market asiatico, da dove si pensa che possa essersi diffuso il Sars-CoV-2, ma in un allevamento di visoni situato nel cuore dell’Europa.

A Deurne, una municipalità olandese di quasi 32mila abitanti, a circa due ore di macchina da Amsterdam, è scattato l’allarme rosso. Qui sono avvenuti due fatti che hanno fatto impallidire il governo. Il primo: in un allevamento di visoni sono stati segnalati casi di animali infettati dal virus Sars-CoV-2. Il secondo: due dipendenti dell’allevamento sarebbero stati contagiati dagli stessi visoni, anche se il condizionale è d’obbligo, visto che al momento si parla di “probabile contagio”.

Gli allevamenti e i focolai

Tutto è iniziato un mese fa, quando le autorità sanitarie dei Paesi Bassi avevano stabilito un nesso tra due casi di infezioni da coronavirus e gli allevamenti di visone dove i pazienti lavoravano. Se fossero confermati, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) sarebbero i primi casi accertati di trasmissione del virus Sars-CoV-2 da animale a uomo.

In ogni caso il ministro dell’Agricoltura olandese è subito ricorso a metodi drastici, annunciando di voler procedere all’abbattimento di oltre 10mila visoni da allevamento nei luoghi in cui sono stati constatati casi. L’obiettivo delle autorità è evitare che questi luoghi possano diventare focolai di contagio. I gruppi di difesa degli animali hanno presentato vari ricorsi ma la giustizia olandese li ha respinti. E così è iniziata la procedura di abbattimento dei visoni mediante l’utilizzo di monossido di carbonio in 10 allevamenti e la sanificazione delle fattorie.

Riavvolgiamo il nastro. A fine maggio, a contagio dei due dipendenti citati già avvenuto, il governo olandese ha imposto il divieto di trasporto di visoni su tutto il territorio nazionale. Non solo: prima ancora le autorità avevano reso obbligatorio lo screening di Covid-19 all’interno di tutti gli allevamenti di visoni presenti nel Paese. “Finché i risultati non saranno noti – hanno scritto in una lettera al Parlamento il ministro della Sanità pubblica, Hugo de Jonge, e il ministro dell’Agricoltura, Carola Schouten – il trasporto di visoni sarà vietato”.

I ministri hanno poi chiarito che nel 2020 non sono state effettuate esportazioni di questi animali al di fuori dell’Unione europea. In ogni caso non sappiamo se – e in quale quantità – i mammiferi sono stati smerciati all’interno dell’Ue. Il motivo di una simile zona d’ombra è semplice: per un commercio del genere non servono certificati europei. Certo, nel caso in cui fosse confermato il salto di specie da visone a uomo, si aprirebbero nuovi scenari nella storia epidemiologica di Sars-CoV-2.

Dai visoni agli esseri umani?

“Sulla base dei nuovi risultati della ricerca in corso sulle infezioni da virus Sars-CoV-2 presso allevamenti di visoni, è plausibile che si sia verificata un’infezione da visone ad essere umano. Sembra anche, da questa ricerca, che i visoni possano avere Covid-19 senza mostrare sintomi“. Questa era la posizione del governo olandese in merito a quanto stava accadendo nel Paese alla fine di maggio. Una posizione che offre spunti inediti nella caccia alla trasmissione e origine di Sars-CoV-2.

Fadela Chaib, portavoce dell’Oms, ha dichiarato che, secondo le prove disponibili, il virus Sars-CoV-2 proverrebbe dai pipistrelli, e che da questi animali il virus si sarebbe poi diffuso tra gli esseri umani usando un ospite intermedio. Uno zibetto o, più probabilmente, un pangolino. L’Olanda sta invece seguendo una pista inedita che include visoni e gatti.

Il governo olandese ritiene infatti che i gatti possano avere un ruolo nella diffusione del virus tra le fattorie. “La ricerca in corso – hanno spiegato le autorità – mostra che i virus rinvenuti in due delle fattorie di visoni infette sono molto simili”. Le fattorie di visoni infette hanno assicurato che i gatti “non possono entrare o uscire dai locali dell’azienda”. Eppure – sottolinea la Cnn – il nuovo coronavirus è stato rinvenuto in tre degli undici gatti presenti in una di queste fattorie.

Le ipotesi degli esperti

“Gli allevamenti di visoni – ha spiegato il presidente della Fur free alliance, Joh Vinding, un coordinamento internazionale di organizzazioni contro l’uso degli animali per realizzare pellicce – non sono molto diversi dai mercati di animali selvatici attualmente al centro delle preoccupazioni globali, dato che migliaia di visoni sono ammassati in minuscole gabbie e in condizioni insostenibili“.

“Oltre ad essere una pratica crudele, il rischio di diffusione di nuove malattie emergenti e, nello specifico, il fatto che gli allevamenti di visone possano fungere da serbatoio per i coronavirus, sono ulteriori motivazioni per vietare definitivamente questi allevamenti”, ha aggiunto lo stesso Vinding. Alla luce di quanto ricostruito, da un punto di vista sanitario, cosa è successo negli allevamenti di visone olandesi?

Innanzitutto, come ha scritto Bloomberg citando Arjan Stegeman, un epidemiologo veterinario dell’Università di Utrecht che sta indagando sull’epidemia, il visone infetto non sviluppa necessariamente i segni della malattia. In altre parole, molti visoni sono asintomatici e, per questo, vestono i panni di potenziali fonti silenziose del virus. Una delle teorie è che un lavoratore infetto possa aver infettato un visone, e che il piccolo mammifero possa averlo a sua volta diffuso ad altre persone collegate all’azienda. Come se non bastasse, l’epidemia è iniziata intorno al 19 aprile, quando sono stati segnalati casi di malattia respiratoria tra i visoni di due fattorie limitrofe situate nella provincia del Brabante Settentrionale, nei pressi del confine con il Belgio.

E che cosa c’entrano i gatti? I felini che si aggirano nei cortili degli allevamenti infetti potrebbero essere stati contagiati (o dai dipendenti o forse dai visoni) e aver trasferito il virus nelle altre fattorie. Le ricerche delle autorità sanitarie sono ancora in fase di svolgimento. Il loro compito sarà quello di capire se sono stati i visoni a infettare gli esseri umani o se, viceversa, sono stati gli esseri umani a contagiare gli animaletti per primi.

Giallo sulle origini del Covid

La comunità scientifica sta cercando in tutti i modi di risalire alle origini di Sars-CoV-2. Se non conosciamo ancora con certezza il serbatoio del virus (probabilmente i pipistrelli), è notte fonda anche per quanto riguarda l’origine “geografica” dell’epidemia. Gli scienziati cinesi hanno fornito elementi da cui emergerebbe che il mercato del pesce di Wuhan potrebbe non essere l’origine del virus che ha causato la pandemia di Covid-19.

Secondo un articolo pubblicato online dalla rivista Nature il 20 maggio, gli scienziati hanno raccolto campioni di genoma virale da 326 pazienti a Shanghai tra il 20 gennaio e il 25 febbraio. Ebbene, il team ha notato che i genomi di sei pazienti con anamnesi di contatto relativi al mercato ittico di Wuhan sono caduti in un gruppo con radice comune, mentre quelli di altri tre pazienti diagnosticati nello stesso periodo ma senza esposizione al mercato si sono raggruppati in un altro gruppo, suggerendo molteplici origini della trasmissione a Shanghai.

Secondo quando si legge nell’articolo, due ceppi del virus con una origine comune potrebbero essersi evoluti indipendentemente da Wuhan nel dicembre 2019, e avrebbero contribuito entrambi all’attuale pandemia, sebbene non sia stata riscontrata alcuna differenza sostanziale nella manifestazione clinica o nella trasmissibilità. Lo studio è stato condotto congiuntamente da gruppi di ricerca del Centro clinico di sanità pubblica di Shanghai e dal Centro di ricerca nazionale per la medicina traslazionale.

“Il mercato del pesce di Huanan è più simile a una vittima di Covid-19 piuttosto che all’origine del coronavirus“, ha spiegato Gao Fu, direttore del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc). Gao ha affermato di essere andato a Wuhan per raccogliere campioni per i ricercatori Covid-19 all’inizio di gennaio, ma nessun campione è stato rilevato nei campioni di animali. I virus sono stati trovati solo in campioni ambientali, compresi i liquami. Il mistero resta tale.

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