Un rapporto di Human Rights Watch e della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health pubblicato il 4 aprile di quest’anno descrive un’immagine devastante dell’emergenza umanitaria attualmente in corso in Venezuela.

Il rapporto si basa su 156 interviste a professionisti della sanità, a venezuelani che hanno urgente bisogno di cure per un gran numero di malattie e che sono recentemente arrivati in Colombia o Brasile, a rappresentanti di organismi internazionali e non governativi, a funzionari dell’Onu ed a funzionari dei governi della Colombia e del Brasile. In base al rapporto, il sistema sanitario è in uno stato di “collasso totale”, ed è urgente che l’Onu dichiari l’emergenza umanitaria in riferimento al Venezuela, cosa che innescherebbe una risposta su vasta scala con rifornimenti di cibo, medicine ed attrezzature mediche.

Il governo di Nicolas Maduro è stato pesantemente accusato per la mancata attivazione di una risposta internazionale coordinata, dovuta al suo rifiuto di voler riconoscere la vera portata della crisi ed al rifiuto di un aiuto esterno. Dopo aver negato per anni che il paese stesse vivendo l’agonia di una crisi umanitaria – e con Maduro a rivendicare che l’assistenza esterna sarebbe stata un’ingerenza nelle questioni interne del Venezuela – il governo Maduro ha finalmente consentito alla Croce Rossa di inviare 24 tonnellate di rifornimenti sanitari il 16 aprile di quest’anno.

Le radici della crisi

La crisi umanitaria in Venezuela deve essere ben compresa in relazione alla più ampia situazione di collasso dell’economia del paese.

Uno dei fattori chiave alla base della crisi è il petrolio, di cui il Venezuela possiede le più grandi riserve mondiali. Senza dubbio il prezzo elevato che il petrolio ha raggiunto tra il 2003 ed il 2008, e dal 2010 alla metà del 2014, ha consentito progressi sociali significativi, in particolare durante il mandato presidenziale di Hugo Chávez.

Questi progressi sociali includevano il raddoppio delle spese statali per la sanità e l’istruzione, ed una riduzione della metà della povertà e della disoccupazione. Tuttavia il Venezuela, stato petrolifero, era troppo dipendente dai ricavi provenienti dal petrolio, a scapito di altre industrie. La sua spesa pubblica era molto al di sopra dei suoi mezzi. Nel 2015 la dipendenza del Venezuela dal petrolio era totale, con il petrolio che rappresentava il 96% delle esportazioni del Venezuela e più del 60% degli introiti del governo.

La volatilità del prezzo internazionale del petrolio era quindi direttamente correlata alla performance economica del Venezuela, e consentiva di spiegare l’improvvisa contrazione del Pil del Venezuela dopo il crollo dei prezzi del petrolio del 2014. Tra il giugno del 2014 il dicembre del 2015, il prezzo del petrolio è diminuito di due terzi, da più di 100 dollari al barile a 37 dollari al barile.

Questa condizione è stata accompagnata da un costante calo della produzione di petrolio. Senza i ricavi provenienti dalle esportazioni di petrolio, il Venezuela ha avuto difficoltà ad importare tutto ciò di cui la popolazione ha bisogno, inclusi beni essenziali come cibo e medicinali. Il Fondo Monetario Internazionale ha previsto che l’inflazione in Venezuela raggiungerà un astronomico 10.000.000% nel 2019. La causa primaria di questa super-inflazione è stata attribuita al fatto che la banca centrale ha stampato moneta per finanziare il pesante deficit della spesa pubblica.

Una catastrofe della sanità pubblica

La crisi economica in Venezuela ha avuto conseguenze pesanti sulle infrastrutture sanitarie del paese. Carenza di medicinali, forniture sanitarie, interruzioni di servizi di base presso le strutture sanitarie, oltre all’emigrazione dei lavoratori della sanità, hanno portato al progressivo declino della capacità operativa della sanità ed hanno profondamente influenzato la salute pubblica del popolo venezuelano. Le autorità venezuelane sotto il governo Maduro hanno tentato di nascondere la crisi, non pubblicando i dati ufficiali relativi alla sanità.

Tuttavia, i dati epidemiologici per il periodo che va da metà del 2015 e tutto il 2016 pubblicati nel maggio 2017, hanno riportato il 30% di aumento della mortalità infantile, l’incremento del 65% della mortalità materna al parto, una ricomparsa della difterite ed un aumento dei casi di malaria, Zika TB ed epatite A. In seguito alla pubblicazione di queste informazioni, il presidente Maduro ha voluto le dimissioni dell’allora Ministro della Sanità Antonieta Caporale, sostituendola con un suo convinto sostenitore, Luis López. I bollettini epidemiologici erano stati ripresi dal sito web ufficiale del Ministero della Sanità e da allora non sono stati più ripresentati. Inoltre, da allora, non sono stati più pubblicati bollettini, né le autorità hanno più pubblicato altri dati ufficiali sulla sanità.

Secondo il rapporto di Human Rights Watch, il Venezuela sta ora affrontando dei livelli ancora maggiori di mortalità infantile e materna, ed anche la diffusione di malattie facilmente prevenibili con dei vaccini che le avevano da tempo eliminate dal paese. Ad esempio, tra il 2008 ed il 2016 si era registrato solo un caso di morbillo, nel 2012. Dal giugno del 2017, tuttavia, se ne sono registrati più di 9.300, di cui più di 6.200 confermati.

Inoltre, tra il 2006 ed il 2015 in Venezuela non si era registrato nessun caso di difterite – una malattia acuta e molto contagiosa delle alte vie respiratorie e della pelle. Ma dal luglio del 2016 se ne sono registrati più di 2.500 casi sospetti, con più di 1.500 di casi confermati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riportato inoltre che anche i casi confermati di malaria in Venezuela sono aumentati – da 36.000 del 2009 a più di 414.000 nel 2017. Si stanno diffondendo anche la fame, la denutrizione e preoccupanti carenze di cibo.

Conseguenze sull’intera regione

Le minacce portate dalla crisi della sanità pubblica non sono limitate ai soli confini del Venezuela. Uno studio recente pubblicato da The Lancet Infectious Diseases ha ammonito che le malattie infettive potrebbero diffondersi oltre i confini del Venezuela, causando potenzialmente un’emergenza sanitaria regionale. In effetti, paesi confinanti come il Brasile hanno già registrato una tendenza all’incremento dei casi di malaria importati dal Venezuela, dai 1.538 del 2014 ai 3.129 dal 2017. In un contesto del genere, si può solo sperare che il governo Maduro consenta che l’assistenza di cui i Venezuelani hanno così disperatamente bisogno continui a raggiungerli.