Vado a vivere a Nusantara. Dall’Indonesia all’Egitto le cinque città del futuro

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In Asia e in Medio Oriente ci sono almeno cinque progetti urbanistici che, attraverso modalità e tempistiche differenti, sognano di ridisegnare il futuro. Il primo di questi progetti chiama in causa una città in fase di costruzione alle porte di Pechino. A un centinaio di chilometri dalla capitale della Cina sta lentamente prendendo forma Xiongan: la “città del futuro” voluta da Xi Jinping, potente presidente della Repubblica Popolare Cinese. Il progetto ha preso il via nel 2017. Da allora il governo cinese ha speso circa 87 miliardi di euro in quella che dovrebbe diventare una smart city modello, fiore all’occhiello del Partito Comunista Cinese, nonché esempio da mostrare al mondo intero.

Il sogno di Xi Jinping

La nuova creatura, estesa su una superficie di 2mila chilometri quadrati, dovrà diventare un polo tecnologico e green all’avanguardia. O meglio ancora: una sorta di vetrina incaricata di mostrare ai visitatori il livello hi-tech raggiunto dal Paese. Se, nel 1979, l’allora leader cinese Deng Xiaoping tracciò un cerchio sulla mappa attorno alla costa meridionale della Cina e creò Shenzhen, un esperimento di capitalismo che avrebbe dato vita all’attuale metropoli, quasi quattro decenni più tardi Xi intende fare lo stesso con Xiongan. Raccontata dai media e dai documenti ufficiali come “una città modello nella storia dello sviluppo umano”.

Su ormai ex campi di grano adesso sorgono una stazione ferroviaria, edifici per uffici, complessi residenziali, hotel a cinque stelle, scuole e ospedali. La città è molto selettiva riguardo alle industrie da accogliere: incoraggia le aziende attive nei settori della tecnologia dell’informazione, della biomedicina e delle nuove energie, ma respinge quelle che chiama industrie tradizionali. Un hub centrale monitora il traffico digitalmente per prevenire gli ingorghi.

Siamo ancora work in progress e il numero di cittadini è pressoché irrisorio. Pochi, infatti, sognano di lasciare Pechino – dove ci sono le migliori risorse della nazione – per avventurarsi in uno scenario sperimentale-utopico. Il risultato è che il miracolo di Xi fatica a decollare. Xiongan dovrà in ogni caso essere completata entro la metà del secolo per poi diventare “una pietra miliare di sviluppo a breve termine” nel 2035.

Una nuova capitale da zero

Per la Cina, creare una città satellite a pochi passi da Pechino serve ad alleggerire la pressione sulla capitale ed è una questione di sviluppo. Per l’Indonesia, al contrario, è una necessità impellente. Le autorità del Paese asiatico sono impegnate a costruire una nuova capitale visto che l’attuale, Jakarta, congestionata, inquinata, soggetta a terremoti, sta rapidamente sprofondando nel Mar di Giava (un terzo della città potrebbe essere sommerso entro il 2050). Di conseguenza, il governo indonesiano ha iniziato i lavori per dare vita a Nusantara, nel Kalimantan orientale. Dovrà essere una “città forestale sostenibile” che metterà l’ambiente al centro dello sviluppo e che mira ad essere a zero emissioni di carbonio. La leadership della nazione mira a ricollocare fino a 1,9 milioni di persone a Nusantara entro il 2045, con alcuni dipendenti pubblici che si trasferiranno già nel corso di quest’anno. 

Il costo previsto? Le stime parlano di 35 miliardi di dollari, ma il Governo si è impegnato a investire solo il 20% del denaro necessario. Il Governo spera che il restante 80% dei finanziamenti possa provenire da investitori stranieri. Costruire una capitale da zero, dunque, è il progetto dell’Indonesia.

Il paradiso anti auto

Spostiamoci in Giappone. La capitale, Tokyo, è la città più grande del mondo – in termini di popolosità, contando anche l’area metropolitana – con i suoi quasi 37 milioni di abitanti, seguita da Jakarta e Nuova Delhi. Potremmo aspettarci una megalopoli caotica, inquinata, strozzata da un traffico infernale. Niente di più sbagliato. A Tokyo il rumore del traffico è quasi impercettibile in proporzione alle sue dimensioni. Le auto parcheggiate ai bordi delle strade sono rare da trovare. Questa megalopoli, semplicemente, ha il più basso utilizzo di automobili al mondo. Secondo Deloitte, soltanto il 12% dei viaggi viene effettuato con un’auto privata. Come fanno i giapponesi a spostarsi in maniera efficiente? Usano la bicicletta? Il mezzo è apprezzato ma la risposta non è corretta.

I giapponesi possono contare su un sistema di trasporto pubblico pressoché perfetto, costruito e calibrato sulle esigenze dell’uomo. È il più utilizzato al mondo (30 milioni di persone si spostano ogni giorno in treno/metro) e funziona a meraviglia. E spinge gli abitanti a preferirlo all’opzione auto.

Non è un caso che a Tokyo ci siano appena 0,32 auto per famiglia, mentre nelle grandi città europee questa cifra salga a 1,06: più del doppio. Per pianificare le città del futuro, insomma, non sempre servono rivoluzioni copernicane.  

Neom, ovvero l’utopia saudita

Dall’Estremo Oriente al Medio Oriente: il “viaggio” tra le città del futuro non può che passare in quell’angolo di deserto a pochi passi dal Mar Rosso dove, nell’ambito del progetto Vision 2030, i sauditi vogliono impiantare Neom. Una metropoli del tutto nuovo, anch’essa come nei prima citati casi cinesi e indonesiani progettata da zero. Al momento qui ci sono le prime ruspe per i primi cantieri, fino a pochi anni fa c’era soltanto la polvere delle dune.

Secondo i piani di Mohammed Bin Salman, l’erede al trono saudita artefice di Vision 2030, Neom dovrà sorgere definitivamente entro pochi anni e dovrà avere al suo interno almeno 9 milioni di abitanti. L’obiettivo è trasformare l’intera area in una zona franca per investimenti stranieri su vari settori, compreso il turismo ma anche l’immensa mole di start up che Riad vorrebbe attrarre. Il tutto per contribuire a diversificare un’economia che, da alcuni decenni a questa parte, è quasi interamente dipendente dal petrolio.

Qui gli imprenditori usufruirebbero di un quadro legale differente rispetto al resto del Paese, avrebbero a disposizione quindi un grande spazio dove poter fare affari e impiantare le proprie imprese. Il tutto, tra le altre cose, a pochi passi da un’area che, nei rari periodi di pace nella regione mediorientale, esprime già un alto potenziale turistico: Neom infatti, dovrebbe andare a ricadere in quella ampia insenatura del golfo di Aqaba dove nel raggio di pochi chilometri sono compresi i territori del Sinai egiziano, della città israeliana di Elat e dell’unico sbocco sul mare della Giordania.

“Ma Neom è soprattutto un’utopia – ha dichiarato a InsideOver Marcelo, un ingegnere portoghese che ha visto da vicino il progetto – e questo per due motivi: in primis, l’Arabia Saudita ha già una città in grado di funzionare sia a livello turistico che come riferimento economico internazionale e si tratta di Jedda. In secondo luogo, impiantare una metropoli nel deserto è sempre una sfida che richiede molti sforzi e soprattutto molti soldi”.

Certo, il denaro per i Saud non è affatto un problema. Questo però non vuol dire avere la più assoluta libertà di avventurarsi in progetti avveniristici e senza particolari esigenze alla base: “Credo si tratti più di megalomania – ha proseguito l’ingegnere – i più gentili parlano di soft power, ma di fondo c’è una mania di grandezza dei Saud”.

Il soft power è comunque una variabile da non scartare. Riad si è infatti imbarcata in un’opera che potrebbe rinnovare il concetto stesso di città. Neom si dovrebbe estendere in una superficie grandi quasi quanto la Sicilia e dovrebbe comprendere diverse aree: c’è la zona centrale, la città vera e propria, poi il quartiere denominato Oxagon, ossia la zona industriale. Il tutto deve essere unito da moderne e veloci linee ferroviarie e ogni punto di Neom deve essere collegato da mezzi di trasporto pubblici.

C’è poi quello che doveva essere, e qui tocca parlare al passato e non al condizionale, il fiore all’occhiello: The Line, la linea. Nell’idea dei progettisti, quest’ultima zona doveva assumere le sembianze di un’immensa città lineare, costruita su un unico asse viario di ben 170 km e dove ogni servizio, da quello pubblico a quello privato, è a portata dei cittadini. Una città pionieristica dunque, in cui ogni abitante può fare a meno della macchina e dove nessuno contribuisce all’inquinamento.

Ma nelle ultime settimane, il progetto The Line è stato drasticamente ridimensionato: la linea sarà lunga solo 2.4 km e la città complessivamente ospiterà non più di 300mila abitanti. “C’era da aspettarselo – ha commentato Marcelo – più che pionieristico, il progetto era fantascientifico”. L’ingegnere ai nostri microfoni ha poi spiegato di aver lavorato su quella che sembrerebbe la parte più “concreta” dell’intero piano, vale a dire l’area di Trojena: “Qui è prevista la costruzione della pista da scii più importante del medio oriente e nei lavori è coinvolta l’azienda italiana per cui ho lavorato – spiega – anche questo un progetto avveniristico, ma sembra avere un senso. Anche perché ospiterà nel 2029 i giochi asiatici invernali e, secondo me, l’ambizione è quella di portare qui anche le olimpiadi invernali”.

La nuova capitale egiziana

Rimanendo in Medio Oriente, da anni anche l’Egitto sta pensando a una nuova metropoli. Così come per l’Indonesia, il governo di Al Sisi ha in progetto la costruzione della nuova capitale amministrativa. Se Jakarta sta letteralmente sprofondando nel terreno, Il Cairo invece rischia di essere inghiottita dalla sua stessa rapida e disordinata espansione.

La metropoli conta oramai più di venti milioni di abitanti essendo il polo di attrazione economica e politica più importante dell’Egitto. Nell’idea del governo, la nuova capitale dovrebbe essere costruita poco più a sud e, ospitando tutti gli edifici amministrativi, dovrebbe contribuire ad allentare la pressione su Il Cairo e decongestionare la più grande megalopoli d’Africa: “Ma si tratta – ha sottolineato ancora l’ingegnere portoghese sentito su InsideOver – solo di spostare il problema da una parte all’altra. Non si risolve né la questione legata all’inquinamento e né quella relativa all’emergenza abitativa”.

Ad ogni modo, nella nuova Il Cairo (alla città comunque non è stato ancora assegnato ufficialmente un nome) il progetto sta proseguendo in modo spedito. La città non è stata inaugurata, ma i primi uffici governativi dovrebbero qui trasferirsi entro il 2025. Tra suggestione, megalomania e tentativi di risolvere i più atavici problemi, il medio oriente negli ultimi anni è però diventato un laboratorio per i progetti delle città del futuro. E, a suo modo, questo costituisce già una notizia.