Il vaccino anti Covid ha due facce, e quindi due funzionalità differenti. Da una parte è l’arma finale per sconfiggere il Sars-CoV-2, ma dall’altra rappresenta anche il pretesto ideale per rafforzare (o creare) le relazioni diplomatiche tra i vari Paesi del mondo. Nel campo di battaglia contro il coronavirus troviamo quattro protagonisti – Stati Uniti, Cina, Russia e Unione europea –, molti personaggi secondari e tante comparse. I primi sono coloro che dettano le regole, sfornano i vaccini più promettenti e hanno le capacità di mobilitare possenti macchine organizzative per inviare centinaia di milioni di dosi a ogni latitudine.

È così che si crea la diplomazia del vaccino, un termine coniato dagli analisti per descrivere l’utilizzo del vaccino da parte di alcuni Paesi per estendere le rispettive aree di influenza o recuperare rapporti politici, economici e commerciali con altri attori geopoliticamente rilevanti. Se l’Europa, tra i quattro protagonisti citati, è quello meno aggressivo, e per di più a corto di dosi, Russia e Cina stanno accelerando al massimo per diffondere i vaccini realizzati dai propri istituti di ricerca.

Lo Sputnik V della Russia è stato approvato per l’uso emergenziale da oltre 40 Paesi, e nelle prossime settimane potrebbe perfino ricevere il via libera dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco. Allo stesso tempo, i sieri cinesi sono molto diffusi nei Paesi in via di sviluppo, gli stessi che non hanno la possibilità di creare un antidoto di sana pianta. Da questo punto di vista, il ruolo della Cina nel donare le sue dosi a chi ne ha bisogno – lo sforzo per la creazione della cosiddetta “comunità umana dal futuro condiviso” – assicura a Pechino porte aperte e relazioni distese con le suddette nazioni.

La controffensiva di Washington

Arriviamo agli Stati Uniti. Anche se l'”America First” è stato spazzato via dal democratico Joe Biden in quasi tutti gli abiti politici del Paese, il mouds operandi reso famoso da Donald Trump continua a resistere in campo vaccinale. In altre parole, Washington ha fin qui pensato bene di dedicarsi solo e soltanto al proprio piano vaccinale, senza pensare alla beneficenza o alla distribuzione di dosi ai Paesi bisognosi di Africa, America Latina e Sud-Est asiatico.

Negli ultimi mesi, l’emergenza sanitaria da contenere in patria era troppo grave, al punto che tutti gli sforzi di Washington si sono concentrati sulla curva epidemiologica statunitense. Adesso che il piano vaccinale americano procede a gonfie vele, e che Biden inizia a intravedere la luce in fondo al tunnel, ecco che gli Stati Uniti sono pronti a lanciare la loro controffensiva.

L’obiettivo di Washington

Dal momento che gli Stati Uniti considerano la Cina la minaccia numero uno per la loro sicurezza nazionale, la Casa Bianca ha messo a punto una nuova strategia per neutralizzare la diplomazia dei vaccini di Pechino. Secondo quanto riportato dal Financial Times, Washington sta lavorando con gli alleati dell’Indo-Pacifico per contrastare l’influenza del Dragone nella regione; un’influenza, tra l’altro, sempre più imponente grazie alle milioni di dosi di vaccini cinesi distribuiti a un elevato numero di Paesi asiatici. L’America, dunque, è pronta a creare un asse di ferro con Giappone, Australia e India per consegnare altri vaccini nella regione asiatica. L’obiettivo è chiaro: mettere un freno alla diffusione di sieri cinesi in un’area geografica fondamentale per le ambizioni statunitensi, e stroncare la principale macchina della diplomazia del Dragone.

Nelle ultime settimane, la Casa Bianca ha tenuto colloqui con membri del Quad, organizzazione con la quale Joe Biden spera di instaurare una strategia anti cinese duratura e capace di andare oltre i vaccini anti Covid. Un ruolo strategico, all’interno di questa vicenda, potrebbe essere giocato dall’India. Nuova Dehli ha appena annunciato che il vaccino contro il coronavirus Covaxin, prodotto dall’azienda biotecnologia indiana Bharat Biotech, ha un’efficacia pari all’80,6%, stando all’analisi preliminare della terza fase di sperimentazione clinica. Sfruttando la capacità indiana nella produzione di vaccini, gli Stati Uniti potrebbero quindi orchestrare molto presto una controffensiva diplomatica per arginare l’ascesa della Cina in Asia. Impresa complessa, ma non del tutto impossibile.