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Un alone misterioso copre la situazione epidemiologica della Corea del Nord. Da quando, più di un anno fa, è scoppiata l’emergenza sanitaria globale, Pyongyang si è chiusa a riccio, impedendo a merci e persone di entrare o uscire dai confini nazionali. I diplomatici presenti nel Paese sono gradualmente tornati a casa, e le fonti per capire cosa realmente stia accadendo oltre il 38esimo parallelo sono sempre più rare. È per questa ragione che sono emerse due versioni discordanti sullo stato della pandemia.

Da una parte c’è chi sostiene che il Covid-19 non sia riuscito a penetrare i confini nordcoreani, mentre dall’altra non mancano voci diametralmente opposte. Secondo questi ultimi osservatori, non solo il Sars-CoV-2 avrebbe fatto breccia in Corea del Nord, ma avrebbe pure provocato danni consistenti ai già fragili sistemi economici e sanitari nazionali. I media ufficiali sostengono la prima versione. Ipotetiche prove a conferma di tale ipotesi sono le parate militari tenutesi nei mesi scorsi, dove enormi folle di persone si sono riunite in vari luoghi chiave del Paese senza rispettare distanziamenti e non sempre indossando mascherine. Eppure, d’altro lato, è stato lo stesso Kim ad annunciare un’Ardua Marcia per rimettere in careggiata la nazione, vessata, per lo meno indirettamente, dalla diffusione globale del virus.

Covid e Corea del Nord

Il Covid, come detto, ha costretto Kim Jong Un a blindare i confini. Questo è significato anche sospendere gli scambi commerciali con la Cina, primo partner del Paese nonché principale fonte di sostentamento in numerosi settori economici. Logico che in un contesto del genere – e con il peso di un decennale isolamento e di innumerevoli sanzioni da sopportare – Pyongyang abbia dovuto fare i conti con un periodo a dir poco complesso. In ogni caso, il governo nordcoreano continua a rivendicare il record di aver tenuto il Covid fuori dai confini del Paese.

Allo stesso tempo un articolo pubblicato sul quotidiano Rodong Sinmun ha avvertito la popolazione di prepararsi a una lotta prolungata contro il coronavirus, visto che la diffusione delle epidemie e dei programmi di immunizzazione lanciati in altri Stati hanno dimostrato che i vaccini non saranno la soluzione definitiva. Aggiungiamo: non saranno la soluzione definitiva, almeno nell’immediato, per i Paesi meno ricchi. La Corea del Nord ha comunicato all’Organizzazione Mondiale della Sanità di non aver riscontrato alcuna infezione tra le 24.500 persone testate fino a metà aprile. Ricordiamo che Pyongyang, per ottenere un simile, presunto risultato ha fortemente limitato il traffico transfrontaliero, vietato l’ingresso ai turisti, espulso diplomatici e mobilitato operatori sanitari.

Vaccini a Pyongyang

Pur senza poter avere un quadro completo della situazione epidemiologica in Corea del Nord, il programma Covax, sostenuto dalle Nazioni Unite per spedire i vaccini anti Covid in tutto il mondo, ha comunicato che Pyongyang riceverà 1.9 milioni di dosi nella prima metà del 2021. Non solo: pare che Kim abbia importato alcuni campioni di vaccini da Russia e Cina per utilizzarli a fini di ricerca e sviluppo. Secondo quanto riferito da Daily NK, gli scienziati dei laboratori di biologia presso la Kim Il Sung University e altri istituti nordcoreani li starebbero studiando per sintetizzare delle repliche da distribuire alla popolazione.

Nel frattempo la Cnn ha citato alcune dichiarazioni rilasciate dall’amministrazione Biden, secondo cui gli Stati Uniti sarebbero aperti all’invio di vaccini e aiuti umanitari alla Corea del Nord. Le stesse fonti sostengono che “i nordcoreani non si impegneranno con gli Stati Uniti fino a quando la minaccia della pandemia non sarà passata, motivo per cui la condivisione dei vaccini potrebbe “ingrassare gli ingranaggi dell’impegno diplomatico”. Washington potrebbe quindi tentare la carta della diplomazia dei vaccini per avvicinarsi a Pyongyang. Resta tuttavia da capire se Kim acceterà l’eventuale ciambella di salvataggio lanciata dal suo più acerrimo nemico.

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