Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Nell’immaginario collettivo la parola “fame” difficilmente è riconducibile agli Stati Uniti, terra di eccessi alimentari e cibo spazzatura. Se parliamo di bambini, soprattutto, ci appare ancor meno plausibile. Eppure, tra i 74 milioni di bambini che vivono negli Stati Uniti, 11 milioni vivono in povertà. Un bambino su sei sotto i cinque anni (3 milioni di bambini) è considerato povero, il tasso più alto di qualsiasi gruppo di età. Dati che con la pandemia sono andati peggiorando, soprattutto fra i non bianchi.

Soglia di povertà, motel kids e fame

Vivere in povertà significa non riuscire a concludere un pasto decente ogni giorno. Proprio da queste colonne vi avevamo raccontato dello chef italiano Bruno Serato che ogni giorno offre pasti a migliaia di bambini americani, con l’aiuto di aziende e celebrità. Si tratta dei “motel kids“, bambini e adolescenti che abitano in squalidi alberghi a basso costo perché le famiglie non riescono a permettersi un affitto. Stipati con fratelli e genitori dentro una stanza: attorno a loro prostitute, tossici, spacciatori e sbandati di ogni genere. Qui le giornate sono lunghe e quasi sempre si mangia una volta al giorno, depredando macchinette automatiche che a pochi centesimi mettono a tacere lo stomaco.

La scuola, per questi bambini è l’unica ancora di salvezza: non solo per il loro futuro ma anche per i loro stomaci. Negli Stati Uniti, la scuola garantisce ai bambini non solo istruzione ma spesso anche l’unico pasto completo della giornata. Un dato che racconta una realtà meno visibile ma profondamente diffusa: milioni di famiglie americane vivono in condizioni di insicurezza alimentare, senza la certezza di poter mettere in tavola cibo sufficiente ogni giorno. Per questo motivo, negli anni sono stati creati programmi come il National School Lunch Program e lo School Breakfast Program, che offrono pasti gratuiti o a basso costo agli studenti provenienti da famiglie a basso reddito. In molte scuole, soprattutto nei quartieri più poveri, tutti gli alunni hanno accesso a questi pasti senza bisogno di fare richiesta. Il National School Lunch Program venne istituito ai sensi del National School Lunch Act, firmato dal presidente Harry Truman nel 1946.

Le regole di questi programmi sono molto semplici: i bambini provenienti da famiglie con un reddito pari o inferiore al130% del livello di povertà federale hanno diritto ai pasti gratuiti. Quelli con reddito compreso tra il 130 e il 185% del livello di povertà federale hanno diritto a pasti a prezzo ridotto. In ogni caso, le scuole non possono far pagare ai bambini più di 40 centesimi per un pranzo a prezzo ridotto.

Perché la scuola è sicurezza alimentare negli Usa

Il valore di questi programmi va ben oltre la nutrizione. Garantire un pasto significa dare ai bambini la possibilità di concentrarsi, apprendere e crescere in salute. Diversi studi hanno dimostrato che l’accesso al cibo a scuola migliora la frequenza, i risultati scolastici e persino il comportamento degli studenti. Il che è come scoprire l’acqua calda. Per molte famiglie in difficoltà, sapere che i propri figli mangeranno a scuola rappresenta un sollievo quotidiano. L’importanza di questi pasti si è resa ancora più evidente durante la pandemia di Covid-19, quando la chiusura delle scuole ha privato milioni di bambini di questo fondamentale supporto. In risposta, molti istituti si sono organizzati distribuendo pasti da asporto o consegnandoli direttamente alle famiglie, dimostrando quanto la scuola, negli Stati Uniti, sia anche un presidio sociale in un Paese che appare sempre più in bianco e nero.

Su questo disastroso stato di cose va oggi a impattare la fine del Dipartimento dell’Istruzione voluto dall’amministrazione Trump, con tanto di celebrazione grottesca nello Studio Ovale. Lo smantellamento del Dipartimento potrebbe, infatti, rappresentare una grave minaccia per la sicurezza alimentare di milioni di bambini che dipendono dai programmi di pasti scolastici. Attualmente, il National School Lunch Program serve circa 30 milioni di studenti al giorno, mentre il School Breakfast Program fornisce colazione a circa 15 milioni di bambini. Sebbene questi programmi siano gestiti principalmente dal Dipartimento dell’Agricoltura (USDA), il Dipartimento dell’Istruzione svolge un ruolo essenziale nel garantire che i fondi raggiungano le scuole in modo efficiente, monitorando la conformità e sostenendo il finanziamento di questi servizi.

Senza una supervisione federale, la distribuzione delle risorse e la gestione dei programmi alimentari ricadrebbero interamente sui singoli Stati, molti dei quali devono affrontare vincoli di bilancio o opposizione politica ai programmi di assistenza. Questo potrebbe creare forti disuguaglianze, con gli studenti degli Stati più ricchi che continuerebbero a ricevere pasti scolastici, mentre quelli delle regioni più povere rischierebbero di rimanere a digiuno.

“Programmi non essenziali”, dice il Governo

Attualmente, oltre 9 milioni di bambini negli Stati Uniti vivono in famiglie che affrontano insicurezza alimentare, secondo lo USDA, e per molti di loro i pasti scolastici rappresentano la principale fonte di nutrizione quotidiana. L’ USDA ha recentemente annullato più di 1 miliardo di dollari dai due programmi che aiutavano le banche alimentari e i programmi di pasti scolastici ad acquistare cibo locale, inclusi 660 milioni di dollari per gli scolari. Creati in risposta alla pandemia di COVID-19, i programmi Local Food Purchase Assistance e Local Food for Schools miravano a costruire catene di fornitura di cibo nazionale più resilienti, collegando scuole e dispense alimentari con piccoli ranch, fattorie e caseifici. Il programma è stato inizialmente finanziato dall’American Rescue Plan Act del 2021, ma in seguito ampliato dall’amministrazione Biden. Il Segretario all’agricoltura degli Stati Uniti Brooke Rollins ha recentemente descritto i programmi come “non essenziali”.

Senza un coordinamento federale, gli Stati meno finanziati e i distretti scolastici rurali—già in difficoltà per la scarsità di risorse—potrebbero essere costretti a tagliare completamente i programmi alimentari. Inoltre, senza il supporto normativo e l’azione di advocacy del Dipartimento dell’Istruzione, il rischio di riduzioni dei finanziamenti, burocrazia inefficiente e persino privatizzazione dei pasti scolastici aumenterebbe significativamente. Questo potrebbe tradursi in criteri di ammissibilità più severi, costringendo molte famiglie che prima beneficiavano di pasti gratuiti a dover pagare o, nel peggiore dei casi, a rinunciare al servizio.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto