In un colpo solo, tre studiosi americani – James Lindsay, Helen Pluckrose e Peter Boghossian – sono riusciti nell’impresa di ridicolizzare il politicamente corretto imperante nella società e nelle riviste accademiche che si occupano di questioni di razza, genere e identità. Negli ultimi 12 mesi, i tre ricercatori hanno scritto e inviato 20 articoli falsi sui temi più disparati e ridicoli ad altrettante riviste: sette di questi sono stati pubblicati mentre altri sono sono in “fase di revisione”. Solo sei sono stati immediatamente respinti al mittente.

Come riporta il New York Times, uno degli articoli pubblicati su una rivista chiamata Sex Roles analizzava le misteriose motivazioni che conducevano gli uomini eterosessuali a mangiare a Hooters, una delle più importanti catene di ristoranti americane; un altro, pubblicato su una rivista femminista parla delle “reazioni umane alla cultura dello stupro e alla performatività queer nei parchi urbani per cani” nel quale si sostiene che “i parchi per cani sono spazi in cui lo stupro è permesso”. Un altro ancora, pubblicato su un’altra rivista femminista e intitolato “la nostra lotta è la mia lotta”, riprende dei passaggi dal Mein Kampf di Adolf Hitler. Ebbene, questi scritti grotteschi non solo sono stati pubblicati, ma sono stati vagliati da comitati scientifici e redazioni che operano in ambito accademico e universitario.

Lo scherzo dei tre studiosi contro il politicamente corretto

Che cosa volevano dimostrare i tre studiosi con questo scherzo? Lo hanno spiegato loro stessi in un saggio pubblicato su Areomagazine: “Qualcosa è andato storto nell’università – specialmente in alcuni campi all’interno delle discipline umanistiche” osservano Lindasy, Poluckrose e Boghossian. I problemi che hanno riscontrato i tre ricercatori riguardano proprio i temi più cari ai liberal: razzismo, sessismo e gender.

“Forse la cosa più preoccupante – affermano – è come queste discipline altamente ideologiche riescano a minare il valore dei lavori più rigorosi che vengono fatti su questi stessi temi, corrodendo la fiducia nel sistema universitario. La ricerca in queste aree è cruciale e deve essere condotta rigorosamente , minimizzando le influenze ideologiche”. Insomma, il razzismo e il sessismo sono temi indubbiamente seri, ma devono essere affrontati con rigore scientifico e non con l’ideologia ossessiva che contraddistingue il politicamente corretto.

I tre ricercatori sperano che con la loro iniziativa le università imparino la lezione: “Invitiamo tutte le principali università a iniziare una revisione approfondita di queste aree di studio (studi di genere, teoria della razza, e altre discipline umanistiche come le scienze sociali, in particolare sociologia e antropologia), al fine di separare le discipline e gli studiosi che producono conoscenza da quelli che generano sofismi costruttivisti”.

Le reazioni

Lindsay e soci hanno dato vita a un serio dibattito su come certi temi cari ai politicamente corretti vengono trattati nella civiltà occidentale, nel quale ogni rigore scientifico viene trascurato a beneficio di un fervore ideologico caro alle più disparate minoranza (siano esse etniche o di genere). Yascha Mounk, un politologo di Harvard, ha definito la burla “divertente e piacevole” su Twitter. In un’intervista, riferendosi agli autori dello scherzo, ha sottolineato che “quello che hanno mostrato è che certe riviste, e forse in una certa misura certi campi, non riescono a distinguere tra una seria cultura e una burla intellettuale ridicola”.

“C’è qualche idea stravagante che non sarà pubblicata su una rivista che tratta di identità?”si chiede invece lo psicologo Steven Pinker. C’è davvero da chiedersi se questa volta i seguaci del politicamente corretto impareranno la lezione.