La dichiarazione dello stato di emergenza nazionale in tutto il Paese, almeno 50 miliardi di dollari per venire in soccorso ai governi federali, la curva dei contagi che si impenna pericolosamente: Donald Trump fa retromarcia e prepara gli Stati Uniti all’impatto con il nuovo coronavirus.

Il presidente americano è passato dal considerare il Covid-19 meno pericoloso dell’influenza al blindare l’intera nazione per difendersi da un nemico che non sembra conoscere né confini né ostacoli. “Chiederemo agli ospedali di preparare dei piani di emergenza – ha aggiunto l’inquilino della Casa Bianca – saremo in grado di garantire più test e più posti letto”.

Con un colpevole ritardo e una strategia alquanto confusionaria, anche Washington scende finalmente “in guerra”. Eppure, al governo americano, la lezione cinese ed europea sembra non esser servita a niente, tanto che gli errori commessi da Trump sono gli stessi. Il primo: aver sottovalutato il virus come Italia, Francia e Germania. Il secondo: essersi mosso in ritardo pur avendo visto gli effetti devastanti del Covid-19 in Cina.

Trump si blinda

Ora, sostengono gli esperti, la mossa di Trump potrebbe rivelarsi inutile. Creare una bolla attorno agli Stati Uniti rischia di essere un buco nell’acqua, visto che il nuovo coronavirus è ormai già dentro il Paese. Lo confermano i contagi in perenne aumento: al momento siamo a 1660 casi ma quando leggerete queste righe il numero sarà cresciuto ancora. E chissà di quanto sarà aumentato, considerando la difficoltà per un americano medio di sottoporsi a un test.

Nel frattempo sette Stati chiudono le scuole per due settimane. Si tratta di Ohio, Michigan, Oregon, Maryland, Kentucky e New Mexico gli istituti scolastici resteranno chiusi da lunedì per due settimane. Washington ha chiuso le scuole di tre contee nell’area di Seattle fino al 24 aprile: proprio qui si sono verificati 31 dei 40 decessi legati al nuovo coronavirus nel Paese.

Un possibile bollettino di guerra

Che cosa succederà nei prossimi giorni? Nessuno può dirlo con la massima certezza. Il New York Times ha provato tuttavia a rispondere alla domanda. Il worst case, cioè lo scenario peggiore, potrebbe consegnare ai posteri un vero e proprio bollettino di guerra: da 200mila a 1,7 milioni di decessi. Tutti causati dall’epidemia – ormai diventata pandemia – di Covid-19.

Il quotidiano si basa su quanto emerso dal confronto avvenuto a febbraio tra i membri dei Centers for Disease Control and Prevention e gli esperti di tutto il mondo sulla diffusione del virus negli Stati Uniti. Uno degli esperti, Matthew Biggerstaff, ha illustrato quattro scenari possibili basati sulle caratteristiche del virus, sulla rapidità di diffusione e sulla gravità della malattia. I suddetti scenari, inoltre, sono stati elaborati con riferimento a percentuali della popolazione complessiva.

A trasformare i dati in cifre sono stati esperti indipendenti. “Tra le 160 e le 214 milioni di persone potrebbero essere infettate negli Stati Uniti nel corso dell’epidemia, secondo una proiezione”. Non solo: la pandemia potrebbe addirittura “durare mesi o anche più di un anno, con contagi concentrati in periodi più breve, scaglionati nel corso del tempo in comunità differenti. Potrebbero morire da 200.000 a 1,7 milioni di persone“.

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