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Cronaca

Usa: il caso P. Diddy, tra porcherie vere e deliri complottisti

Nelle ultime settimane, vi sarà capitato di sentire il nome di P. Diddy arrestato per una serie di accuse federali, tra cui traffico sessuale...

Diversi sono i nomi con cui è conosciuto, P. Diddy è forse il più noto. Parliamo di Sean Combs, se preferite anche Puff Daddy. Insomma, il rapper e produttore americano che ha dominato la scena musicale negli anni Novanta e che ora è nel mirino dei media per le numerose accuse e denunce a suo carico. Nell’ultimo anno, e in particolare nelle ultime settimane, vi sarà capitato di sentire il suo nome associato a scandali nel mondo di Hollywood. La prima denuncia è arrivata a novembre 2023, quando la cantante Cassandra “Cassie” Ventura fa causa a P. Diddy, con cui aveva avuto una relazione decennale quando era più giovane (lei 19 lui 37). Cassie denuncia svariati abusi perpetrati per tutta la durata della loro relazione, che si è conclusa nel 2018 quando Combs l’ha violentata mentre lei cercava di lasciare la loro casa. Combs ha inizialmente negato le accuse, ma a maggio 2024 la CNN ha pubblicato un video  di telecamere di sorveglianza che mostra Combs mentre prende a calci, trascina e malmena Ventura.

Dalla prima denuncia è partito l’effetto Me Too: una dopo l’altra le vittime di violenza hanno denunciato le azioni del nostro P., tutte drogate e molestate. Diddy ha tentato la via del “è solo un modo per infangare il mio nome e guadagnare soldi facili”, ma non ha riscosso molto successo. Ancora, come un effetto a cascata, altro materiale gli è caduto addosso e anche molti uomini hanno denunciato di aver subito molestie e violenze.

Combs aveva già un passato di violenza. Nel 1999 fu arrestato per aver picchiato violentemente un dirigente e se la cavò con una multa e un corso di gestione della rabbia. Poi fu coinvolto in una sparatoria a una festa in un club di Manhattan mentre era in compagnia della sua allora fidanzata Jennifer Lopez. Anche qui fu assolto dopo un processo pubblico piuttosto clamoroso.

Le denunce degli ultimi mesi lo accusano di moleste sessuali, abusi, stupri (anche di gruppo), sfruttamento della prostituzione, e la lista e molto più lunga. Così, gli agenti della Homeland Security nel mese di marzo hanno fatto irruzione e perquisito le sue case a New York, Los Angeles e Miami.

Dopo mesi di indagini, il 16 settembre arriva l’arresto. P. Diddy attualmente si trova in una prigione di Brooklyn. Nell’atto di accusa si parla di una serie di accuse federali, tra cui traffico sessuale, lavoro forzato e associazione a delinquere. Da quel giorno si sono intensificati gli interrogativi intorno a queste accuse.

L’ultima, forse la definitiva, è stata quella di una donna, Thalia Graves, che a fine settembre ha denunciato Combs e la sua guardia del corpo, accusandoli di averla portata nello studio di registrazione della casa discografica di P. Diddy, la Bad Boy, nel 2001 e di averla ripetutamente violentata registrando il tutto. Successivamente è stato lanciato un appello che ha ottenuto ben 3mila risposte e il 1° ottobre gli avvocati hanno parlato di 120 cause civili contro Combs.

Tutto per delle “feste”

Si è parlato molto dei “freak off, ovvero dei festini in cui si mettevano in pratica performance sessuali estreme dove donne e uomini subivano abusi, venivano drogati e costretti a idratarsi con delle flebo per sostenere queste degradanti maratone del sesso.  Secondo la descrizione di Cassie, si trattava di orge in cui spesso si faceva uso di droghe, che potevano durare anche giorni e in cui le donne venivano costrette a fare sesso con prostitute e prostituti, mentre il rapper filmava tutto e si masturbava. 

Che le celebrità avessero gusti discutibili sul concetto di “festa” era cosa nota, ma detta così sembra una tortura. Perciò il motivo per cui queste persone lo facessero è una sorta di mistero, ma sembra che sia tutto legato a soldi e potere. Ciò che sappiamo è che sono state tirate in ballo tutte le celebrità che in modo o nell’altro hanno avuto a che fare con questo personaggio, da George Clooney a Beyoncé, da Jay-z a Justin Bieber, che avrebbero partecipato ai noti festini.

Non sono mancati i parallelismi con il caso di Jeffrey Epstein. I due sembrano infatti accomunati da una serie di accuse, molestie sessuali ma anche grandi somme di denaro e una lista infinita di amici potenti. Ma ciò che rende la faccenda più assurda è la cultura del silenzio delle celebrità. Il tutto perché si trattava di un magnate dell’industria musicale, ma anche della cultura americana in generale. Combs, infatti, oltre ad essere stato il primo a fondere hip-hop e lusso, ha fondato una sua etichetta di moda, la Sean John, famosa per l’abbigliamento maschile di alta gamma. Poi ha promosso noti marchi di alcolici e organizzava i famosi white party negli Hamptons con i big della scena musicale.

Insomma alla fine il nostro P. affronta da un lato un procedimento penale avviato dal Governo federale e molti (moltissimi) procedimenti civili avviati dai singoli con tutta una serie di accuse diversificate. Il Governo sostiene che abbia utilizzato la sua impresa commerciale per attività criminali e che abbia costretto le vittime a tacere e nascondere i crimini sfruttando il suo potere. Lo hanno accusato persino di associazione a delinquere.

Come era prevedibile, i collegamenti al caso giudiziario hanno costituito terreno fertile per una valanga di teorie del complotto che vanno oltre i fatti, come se ci fosse una prassi da manuale, riflettendo la tendenza crescente della cultura americana (e non solo) a mescolare intrattenimento, politica e paranoie di massa. I social, e in particolare TikTok che sembra essere il luogo privilegiato di questo tipo di contenuti, pullulano di video di persone che indagano sui collegamenti tra le scelleratezze di Diddy, le celebrità a esse presumibilmente collegate e casi irrisolti della cronaca hollywoodiana.

Tutte le teorie del complotto

Partiamo da un classico. Come si è detto, P. Diddy è stato accusato di essere alla base di un’organizzazione legata allo sfruttamento sessuale di minori. Ciò significa che venivano coinvolti in attività sessuali anche ragazzi e ragazze sotto i 18 anni, ma solitamente si parla di ragazzi dai 16 anni in su. Qualcuno ha ricollegato i fatti alla nota setta QAnon, una frizzante teoria del complotto per cui il mondo sarebbe governato da un gruppo di pedofili e satanisti, composto da celebrità di Hollywood, miliardari e politici (rigorosamente democratici), che gestisce un traffico di bambini. È stata poi diffusa la notizia che sotto la villa di Combs a Los Angeles ci sarebbero dei tunnel sotterranei creati per il traffico di esseri umani. Ovviamente, una fake news.

I bambini ritornano nella narrazione per un dettaglio curioso. Le autorità hanno sequestrato più di 1.000 bottiglie di olio per bambini e lubrificante. A cosa servivano queste grandi quantità? Pare che anche Cassie abbia confermato che durante gli eventi le era stato detto di versarsi addosso grandi quantità di olio. Il fatto in sé ad ogni modo non vuol dire nulla, non è un reato ma non è neanche troppo rilevante nel contesto dei crimini del soggetto in questione. Ma alle persone questi dettagli piacciono e ci costruiscono significati che non esistono.

Sono state poi diffuse “liste nere” di celebrità coinvolte, spesso con collegamenti così assurdi e fantasiosi che è meglio non divugare troppo e lasciare ai creativi dell’internet. Si è parlato moltissimo di Justin Bieber come potenziale vittima di Combs. Effettivamente Bieber era giovanissimo quando ha iniziato la sua carriera e potrebbe essere stato coinvolto nei festini organizzati dal suo mentore mentre era minorenne. I fan, però, hanno iniziato a supportare tesi secondo cui nel videoclip di “Yummy” e nel testo della canzone “Lonely, Bieber abbia inserito dei “messaggi nascosti”. Su TikTok qualcuno ha diffuso un video in cui Justin canta una canzone con frasi come «non valeva tutta la fortuna e la fama» e «ci tenevo a una nuova Ferrari, ma mi è costata molto più della mia anima». Senza farla troppo lunga, era prodotta con IA, l’hanno confermato gli esperti della CBS News.

Le narrative complottiste si collegano anche agli interessi politici negli Stati Uniti. Da tempo, il mondo dell’intrattenimento è visto come vicino ai Democratici, che lo considerano un potente strumento culturale e politico. Mentre per i Repubblicani attaccare l’industria dello spettacolo significa colpire anche l’establishment democratico. Il caso è stato usato anche in tal senso. Tutto diventa poi un pretesto per minare l’influenza culturale dei Democratici e di polarizzare ulteriormente il dibattito pubblico, sottolineando il sempre presente intreccio tra spettacolo e politica negli Stati Uniti.

Come nel caso delle dei fotomontaggi creati appositamente per far credere che Kamala Harris conoscesse P. Diddy e fosse sua amica. Poi è diventato oggetto di dibattito anche il post su X in cui l’ex giocatore di basket Rex Chapman ha diffuso una serie di foto di Combs e Donald Trump scrivendo «Invece queste sono vere».

Tra le teorie più assurde c’è poi quella che vede Diddy implicato nelle morti di alcuni noti personaggi della musica, uccisi perché “sapevano troppo” su queste feste. Certo, se si crede ai riti satanici delle celebrità allora il passo è breve. Tra i collegamenti più fantasiosi c’è quello con Michael Jackson, la cui morte nel 2010 sarebbe stata commissionata da Diddy perché il ritorno della star del pop nella scena musicale dopo che si era apertamente schierato contro l’industria discografica sarebbe stato un pericolo.

Pare invece che la famiglia di Tupac Shakur stia indagando sul coinvolgimento di Combs nella morte del noto rapper, di cui sarebbe stato il mandante. Questo perché Tupac era rivale in affari di Combs e della sua Bad Boy Records.

È molto facile che sulle basi di una vicenda che interessa così tanti personaggi vengano costruite le storie più disparate un po’ per noia e un po’ perché si cerca sempre di trovare storie e risposte anche laddove non esistono. Ciò che è certo è che ci sono molti dettagli della vicenda che non conosceremo mai.

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