Hanno fatto in poche ore il giro del mondo le dichiarazioni del generale in pensione e accademico israeliano Haim Eshed, 87 anni, per trent’anni a capo del programma spaziale di Tel Aviv, che parlando con il quotidianoYediot Aharonot ha affermato di esser convinto dell’esistenza di creature extraterrestri con cui, addirittura, i governi del suo Paese e degli Usa avrebbero avuto stabili contatti. Eshed, riporta il Jerusalem Post, ha sottolineato che Israele e Usa sarebbero in contatto con una “Federazione Galattica” la cui esistenza non sarebbe stata mai rivelata all’umanità per evitare isteria e panico di massa fino a che essa non fosse stata pronta per accoglierla positivamente.

Eshed non è certamente un mitomane o una persona in cerca di facile notorietà, quindi le sue dichiarazioni meritano quantomeno attenzione. Il dibattito sull’esistenza di forme di vita esterne al nostro pianeta è di antichissima origine.

Un dibattito antico

Ne La storia vera, opera di Luciano di Samosata, scrittore e retore greco del II secolo dopo Cristo, si parla di un viaggio sulla Luna, popolata da abitanti autoctoni, e della battaglia tra il re selenita, Endimione, e quello del Sole, Fetonte per la colonizzazione del pianeta Venere. In precedenza, il filosofo romano Lucrezio nel De rerum natura aveva affermato che “dobbiamo capire che esistono altri mondi in altre parti dell’Universo, con tipi differenti di uomini e di animali”.

Più vicini a noi nel tempo, San Tommaso d’Aquino, Nicola Cusano e Giordano Bruno hanno riflettuto sulla possibilità di un’estensione della creazione della vita ad altre parti dell’universo, mentre più recente e principalmente condensata all’ultimo secolo e mezzo è la popolarizzazione del tema dell’esistenza degli extraterrestri a livello di ricerca scientifica (dai “canali su Marte” dell’astronomo Schiapparelli al paradosso di Fermi) e, soprattutto di cultura popolare. Immaginazione, euforia collettiva, mitomania e voli pindarici hanno spesso deviato la riflessione sul tema spostandola sul celebre fenomeno degli “oggetti volanti non identificati“, ma non per questo il tema sull’esistenza di forme di vita nell’universo extraterrestre ha perso di fascino e attualtà. Da Herbert George Wells a Howard Philip Lovecraft, la letteratura ha anticipato, declinandolo spesso in maniera drammatica, il tema della riflessione sul contatto effettivo tra gli abitanti della Terra e forme di vita dotate di coscienza e di una propria struttura sociale. Il vero tema centrale del dibattito aperto da Eshed.

Il “paleocontatto” e gli incontri odierni

Nel Novecento un primo filone di discussione in tal senso ha preso la forma del dibattito sulla “teoria degli antichi astronauti” o del “paleocontatto“. Il matematico russo Matest Agrest è stato il primo scienziato ad avanzare in diversi articoli la teoria secondo cui la Terra era stata visitata in epoca preistorica da esseri intelligenti provenienti dallo spazio. Le vestigia di questi incontri sarebbero rinvenibili constatando l’asincronia tra la raffinatezza di certi monumenti e manufatti realizzati da diverse civiltà antiche (dall’Egitto al Perù) e gli strumenti a disposizione o in raffigurazioni di figure dotate di sembianze simili a quelle di odierni astronauti rinvenibili in incisioni rupestri, sculture, pitture antiche.

La disciplina, relegata ai margini della scienza ufficiale per ovvie ragioni, ha avuto al suo interno diversi autori originali che, con notevoli forzature, hanno riletto testi come l’Antico Testamento o i miti assiro-babilonesi in chiave “spaziale” (celebre in tal senso Zecaria Sitchin) ma anche curiosi e interessati promotori che hanno indagato quelli che erano ritenuti misteri della storia. L’italiano Peter Kolosimo, giornalista e studioso della teoria, ha ad esempio pubblicato diversi testi sul tema. Kolosimo non scadeva mai nella fantasia o nel complotto, giocava sulla linea d’ombra tra realtà e mistero, presentando dubbi, domande e intuizioni personali.

I teorici dell’ufologia definiscono “incontro ravvicinato del quinto tipo” un’interazione diretta uomo-alieno. E oltre ai ricercatori che hanno investigato la possibilità di tali incontri nel passato, vi sono anche state una serie di analisi e dichiarazioni sulla possibilità di incontri del genere in epoca storica. Cui diversi cospirazionisti aggiungono il tema della “congiura del silenzio”, secondo la quale i governi del pianeta celerebbero volontariamente rapporti lunghi e consolidati instaurati con gli alieni. Quando un tema del genere viene riproposto da un generale israeliano, chiaramente, la questione merita maggiore e approfondita attenzione.

I “contattisti” più celebri

Nel contesto anglosassone l’idea che i governi celino all’umanità l’esistenza degli alieni o addirittura mantengano contatti diretti con forme di vita extraterrestre ha più volte chiamato illustri ospiti in cattedra. Il grande astrofisico Carl Sagan nel suo saggio Il mondo infestato dai demoni criticò l’aeronautica statunitense per aver dato adito a teorie cospirative spiegando troppo frettolosamente diversi fenomeni di avvistamenti di oggetti volanti non identificati; l’ex ministro della Difesa canadese Paul Hellyer, oggi 97enne, ha sostenuto l’idea di un contatto tra governi e esseri provenienti da altri pianeti, supportato dall’ex collega giapponese Shigeru Ishiba, mentre estremamente discusse sono le posizioni di due ex astronauti del programma Apollo, Edgard Mitchell e Gordon Cooper.

Il primo, in particolare, dichiarò di aver avuto conferma da fonti militari dell’esistenza di entità extraterrestri in contatto con gli umani e comunicò all’ex consigliere di Hillary Clinton John Podesta, nel contesto delle mail desecretate durante lo scandalo WikiLeaks, che gli alieni vedrebbero di cattivo occhio lo sdoganamento di una corsa militare verso lo spazio da parte degli esseri umani. Il principe del Liechtenstein Hans-Adam II, capo di Stato del piccolo Paese alpino, ha fatto per anni da “mecenate” delle ricerche volte a trovare prove per dare concretezza a queste teorie.

In un fuori onda del 2012, invece, l’allora presidente della Repubblica russa Dmitri Medvedeev, si lasciò sfuggire in un fuori onda televisivo di possedere tra i suoi fascicoli riservati le prove di contatti passati tra uomini e alieni. Non è mai stato chiarito se quel frammento abbia registrato una “boutade” del capo di Stato russo o una esplicita ammissione in tal senso.

Un classico esempio di fake news

Un racconto ai limiti dell’incredibile su un contatto diretto tra una personalità della storia contemporanea e entità di altri pianeti chiama in causa invece una personalità molto nota della nostra epoca, Papa Giovanni XXIII. Negli ultimi anni è stata attribuita al suo ex segretario personale Loris Capovilla, divenuto cardinale prima di morire centenario nel 2016, un racconto ripreso dal quotidiano Sun nel 1985 secondo cui sarebbe stato testimone dell’incontro tra un essere alieno e Giovanni XXIII nella residenza papale di Castel Gandolfo avvenuto nel 1961.

La realtà dei fatti è che non sono mai stati trovati scritti o dichiarazioni ufficiali di Capovilla, sopravvissuto oltre mezzo secolo al pontefice morto nel 1963, che abbiano confermato questa storia oggigiorno molto in voga nei siti che si occupano di ufologia. Né mai dopo la riproposizione pubblica del presunto contatto ad opera della Tv messicana nel programma Tercero Millennio e la popolarità della storia su YouTube e sui social network, nessuno ha mai voluto interpellare direttamente sulla vicenda l’anziano cardinale, eccezion fatta per un piccolo sito romagnolo, il Centro Ufologico Ferrarese, che nel 2010 si premurò di contattare Capovilla per chiedere conto delle voci sul racconto datato oramai a venticinque anni prima, ricevendo dal diretto interessato la risposta che il cardinale “della vicenda non ne sapeva assolutamente nulla”.

Una voce isolata che non ha posto fine alla riproposizione della teoria del contatto tra il “Papa buono” e l’extraterrestre. La classica fake news del web che inquina il dibattito su una questione vecchia, in fin dei conti, quanto la civiltà umana, e cioè il dibattito sul ruolo speciale riservato all’essere umano nell’universo. Molto più interessante, relativamente alla Chiesa, quanto sottolineato dal direttore della Specola vaticana Josè Funes in un’intervista all’Osservatore Romano nel 2008. Funes ha sottolineato che cristianamente è possibile “credere in Dio e negli extraterrestri” e “si può ammettere l’esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell’incarnazione e nella redenzione”.  Perchè il dibattito sugli extraterrestri è, in fin dei conti, un dibattito su noi stessi e sul nostro ruolo nel contesto della creazione e dell’evoluzione dell’universo. Ridurre il tutto a un semplice dibattito tra complottisti svilirebbe, e non poco, un discorso a cui grandi menti del passato e del presente si sono dedicati con passione.