Niente di buono dall’Africa Equatoriale. La Repubblica Democratica del Congo travolta da decine guerriglie, colpita dalle epidemie di coronavirus, ebola e morbillo e sconvolta anche dall’insorgere di una ribellione islamista nel nord est, adesso deve fare i conti anche con un’altra situazione estremamente complessa e drammatica: l’UNHCR, l’alto commissariato per rifugiati delle Nazioni Unite, ha fatto sapere che, a causa della mancanza di finanziamenti, per quel che riguarda il Congo, l’organizzazione è praticamente in bancarotta e non sarà quindi in grado di assistere e proteggere in modo capillare e continuativo l’oltre mezzo milione di rifugiati presenti nel Paese africano e i cinque milioni di sfollati interni in fuga dall’aumento della violenza e dall’esplosione dell’epidemia di coronavirus.

L’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite ha definito la situazione in corso nello stato dei Grandi Laghi allarmante e ha anche affermato di non essere in grado di fornire assistenza a molti di coloro che ne hanno un disperato bisogno perché non ci sono sufficienti liquidità. L’UNHCR ha fatto sapere infatti che solo il 20 percento, della richiesta di 168 milioni di dollari, è coperto.

Babar Baloch, portavoce dell’agenzia, alla testata VOA ha dichiarato che l’UNHCR è costretta a prendere decisioni difficili su cosa tagliare e chi aiutare. “Diciamo che stiamo aiutando i più vulnerabili. Ma in un paese che ha più di cinque milioni di sfollati e persone in fuga ogni giorno, le conseguenze potrebbero essere tragiche e strazianti. I nostri colleghi sul campo stanno vedendo tutto questo e stanno cercando di fare il possibile ma con risorse limitate”. Babar Baloch ha spiegato poi, sempre ai microfoni di Voice of America, che molti degli sfollati non ricevono cibo, acqua, assistenza sanitaria e che la rapida diffusione di COVID-19 in tutto il Paese sta rendendo queste persone, già estremamente vulnerabili, sempre più esposte a minacce mortali.
Ad oggi, nel Paese africano, si registrano oltre 8mila casi di coronavirus, una delle nazioni africane maggiormente colpite dalla pandemia, e a causa di continue violenze inter-comunitarie sta aumentando anche il numero di persone che abbandonano le proprie abitazioni e che cercano riparo nelle tendopoli sovrappopolate che punteggiano il Paese, sopratutto nelle regioni del Nord e Sud Kivu e dell’Ituri. “Una cosa che stiamo cercando di fare con le autorità locali è cercare di decongestionare i campi profughi, cerchiamo di aiutare le persone a costruire rifugi che possano ospitare una famiglia e quindi possano permettere il necessario distanziamento sociale ma al momento gli sfollati vivono in contesti affollati e la mancanza di fondi non permette all ‘UNHCR di trasferirli in altri alloggi più sicuri”.

Una situazione atroce e che potrebbe avere delle conseguenze inaudite. In questo momento l’appello lanciato dalle Nazioni Unite ha permesso di prendere coscienza di cosa sta avvenendo realmente in Africa. Dall’inizio della pandemia ad oggi stime reali su quanto sta accadendo nel continente africano non ce ne sono, l’informazione è sempre stata molto ondivaga e orfana di dati ufficiali e soltanto ora ci si rende conto della violenza che avranno le conseguenze dell’epidemia di coronavirus. Si prevede infatti un recessione, la prima negli ultimi 25 anni, che rischia di trascinare gran parte delle economie del continente africano in un situazione di crisi esasperata, inoltre non cessano guerre e sollevazioni e mentre intere aree dell’Africa son un campo di battaglia, in particolar modo il Sahel, intanto le organizzazioni umanitarie devono fronteggiare sempre più difficoltà per potere intervenire. E ora quindi diverse crisi umanitarie si stanno registrando nel continente africano stretto anche nella morsa del silenzio mediatico e dell’impotenza umanitaria dettati dal particolare momento storico.

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