La proposta è tanto fantascientifica quanto semplice: istituire una sorta di registro globale di codici QR, ovvero quei piccoli quadratini bianchi formati da tanti moduli neri a barre bidimensionali, per garantire, in tutta sicurezza e in tutto il mondo, la ripresa dei viaggi. Ogni cittadino, prima di partire, non dovrà far altro che mostrare il proprio personalissimo QR code alle autorità preposte al controllo per assicurarsi la possibilità di lasciare il proprio Paese e affrontare una trasferta di lavoro intercontinentale. O, più semplicemente, concedersi una vacanza in qualche isola tropicale. Quel codicino conterrà le informazioni relative al risultato dei test effettuati dal passeggero e sarà lo specchio del suo stato di salute. Insomma, una sorta di passaporto sanitario, da affiancare al tradizionale passaporto comunemente usato per i viaggi.

Nel corso dell’ultimo vertice del G20, andato in scena da Riyad in modalità telematica, è stato Xi Jinping a mettere sul tavolo la proposta di un sistema globale di codici QR. Il presidente cinese ha sottolineato la necessità di “liberare” i viaggi e creare corsie preferenziali tra i vari Paesi per consentire alle persone di tornare a muoversi. In questo modo, anche se la pandemia di Covid-19 dovesse andare avanti per altri mesi, le nazioni potrebbero riaprire i propri flussi transfrontalieri senza il timore di accogliere persone infette o asintomatiche.

Dati, privacy e controllo

Il metodo suggerito da Xi è ampiamente diffuso in Cina. Una delle armi impiegate dal governo cinese per stroncare la diffusione del coronavirus è stato proprio quello di assegnare un “codice” a ciascun cittadino. Scendendo nel dettaglio, Alipay Health Code, una app per smartphone, consente alle autorità cinesi di tracciare gli spostamenti dei cittadini e avvisarli con un QR code sul loro stato di salute. Quel codice dovrà poi essere mostrato per entrare nei centri commerciali, nei siti turistici e via dicendo.

Tre sono i diversi codici impiegati oltre la Muraglia: quello di colore verde è assegnato a chi non ha viaggiato in zone a rischio ed è quindi sano; il giallo è per chi è potenzialmente entrato in contatto con infetti (meglio che non si muova di casa); il rosso è per chi non può uscire di casa e deve sottoporsi a una rigida quarantena. In Cina, dicevamo, questo metodo ha funzionato. C’è tuttavia un enorme punto interrogativo da evidenziare: è plausibile immaginare di estendere un meccanismo simile anche in Occidente, dove la tutela della privacy e il controllo sociale sono due concetti da sempre concepiti in modo del tutto diverso rispetto a quanto non avviene in Cina?

Le altre soluzioni

Non sappiamo se e quali Paesi decideranno di sposare la proposta di un meccanismo dei QR Code sanitari per far riprendere i viaggi transfrontalieri. Al momento sono due i metodi impiegati per tale scopo. Il primo: molto spesso i viaggiatori devono sottoporsi a una quarantena – di durata variabile e più o meno rigida – prima di potersi muovere liberamente nella destinazione che intendono raggiungere.

Il secondo: alcuni governi stanno pensando di aprire “bolle di viaggio” per agevolare gli spostamenti tra certi Paesi. Tuttavia, le bolle di viaggio possono essere fragili. Basti pensare, come ha sottolineato il South China Morning Post, che Hong Kong ha dovuto sospendere il suo piano con Singapore quando una quarta ondata di infezioni ha colpito la megalopoli cinese. La terza soluzione coincide appunto con il sistema globale dei QR Code. Ma un registro del genere ha già sollevato preoccupazioni in merito alla possibile fuga di informazioni personali e dati sensibili.

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