Nonostante la nostra vicinanza, noi italiani sappiamo poco di quella che venne ribattezzata da alcuni l’Ustica francese. Un incidente aereo avvenuto l’11 settembre del 1968, quando un aereo di linea dell’Air France proveniente da Ajaccio precipitò al largo di Antibes mentre iniziava la sua discesa sull’aeroporto internazionale di Nizza. A bordo erano 95 persone, 89 passeggeri e 5 membri dell’equipaggio. Perderanno tutte la vita. Ivi compreso il generale René Cogny, noto membro della Resistenza francese durante il secondo conflitto mondiale.
Per le autorità francesi le cause del disastro furono dovute a un’avaria – forse un incendio a bordo, come dichiarò per radio il comandante – ma nel tempo vennero sollevati molti dubbi su tale versione. Complice un clima di mistero e le resistenze ufficiali che accompagnano da sempre casi complessi. Casi come la scomparsa di alcuni sottomarini francesi nel Mediterraneo negli anni precedenti.
Secondo alcune versioni, l’aereo potrebbe essere stato “abbattuto per errore da un missile“, ma ciò che fa tornare d’attualità questo tragico incidente è la notizia che un gruppo di familiari delle vittime è stato recentemente ricevuto all’Eliseo dal consigliere del presidente Emmanuel Macron. Affiora così la possibilità di recuperare il relitto che giace da oltre mezzo secolo a 2.000 metri di profondità. Relitto che potrebbe rivelare informazioni essenziali sul tragico destino del volo Air France 1611. Ma facciamo un passo indietro.
L’incidente del Caravelle
A schiantarsi e inabissarsi nel Mediterraneo, circa 45 chilometri a sud di Cap d’Andibes, fu SE-210 Caravelle che al momento dell’incidente aveva accumulato 1.001 ore di volo e 579 atterraggi. Il velivolo, decollato dalla Corsica dove erano stati effettuati i controlli di rito, segnalò una criticità mentre volava a circa 2.000 metri di altitudine, in discesa verso l’aeroporto di Nizza. In vista della Costa Azzurra.
I piloti comunicarono alla radio: “On a…des ennuis” – Siamo nei guai! – richiedendo un avvicinamento diretto per effettuare un atterraggio di emergenza. Ottenuto mediamente il permesso di scendere venne comunicato al controllo del traffico aereo che era in corso un “un incendio” a bordo. Alle 09:32:28 l’ultima comunicazione in cui il comandante avverte che “se continua così” l’aereo si schianterà. Un minuto dopo il Caravelle scompare dagli schermi radar. Schiantandosi sulla superficie nel mare. E scomparendo per sempre sotto i flutti.
L’inchiesta, basata sull’analisi di 8 tonnellate di detriti recuperati nel tratto di mare dove si è consumato lo schianto, dichiarerà che si è trattato di un incidente causato da un incendio che si è propagato nella sezione di poppa dell’aereo di linea, sul lato destro, dove si trovavano la cucina di bordo e i servizi igienici. E dove all’esterno si trovava, per il modello Caravelle III, uno dei due motori a getto Rolls-Royce RA29. Una fonte di calore che potrebbe attirare alcuni tipi di missili.
La teoria del missile
Nel settembre del 1969, il ministro della Difesa Michel Debré dichiarò che l’11 settembre del 1968 “non erano in corso esercitazioni militari” sull’Isola di Levante. Tuttavia, alcuni testimoni dichiararono che le “esercitazioni di difesa aerea negli attacchi contro bersagli aerei di addestramento venivano ancora svolte”, ma vennero “interrotte dopo che un aereo civile comparve sul radar”.
Il mistero riguardante il destino del volo Air France 1611 proseguì finché, in seguito alle dichiarazioni di un tecnico dell’Office de Radiodiffusion-Télévision Française, che avrebbe assistito al sequestro di una banda sonora che avrebbe rivelato la responsabilità dell’esercito francese nella vicenda che causò la morte di 95 persone, venne perciò riaperta un’inchiesta.
Secondo questa teoria, a tirare giù il Caravelle quell’11 settembre 1968 per alcuni sarebbe stato un missile dell’Armée, che stava effettuando delle esercitazioni antiaeree sull’Isola di Levante, base militare della Marine Nationale situata nell’arcipelago delle Isole di Hyère. Poco distante dalla costa. Per questo il 9 settembre 2006 le famiglie delle vittime presentarono una petizione al Ministero della Difesa francese accusandolo di omicidio di massa.
Le rivelazioni e la promessa dell’Eliseo
Il 10 maggio 2011, in un’intervista al canale televisivo francese TF1, l’ex segretario militare Michel Laty affermò che il volo Air France 1611 era stato “abbattuto da un missile deviato dalla traiettoria“.
Una tesi che non trovò altre conferme ma spronò i familiari delle vittime a continuare a cercare la verità. Di recente, la cronaca giudiziaria di un giornale corso ha riportato le seguenti parole del giudice istruttore: “La tesi secondo cui lo schianto sarebbe stato causato da un missile è molto seria“. A dichiararlo è Paul Sollacaro, avvocato di alcuni familiari delle vittime che segue la causa, il quale ricorda come “le famiglie delle vittime, in totale 95, non reclamino soldi e nemmeno un processo, dopo così tanti anni”. Vogliono solo ottenere un “riconoscimento” dei fatti.
Per molti aspetti la tragedia che si è consumata al largo di Antibes l’11 settembre del 1968 e quella avvenuta al largo dell’Isola di Ustica il 27 giugno del 1980 sono tristemente simili. In particolare modo per quanto riguarda la reticenza dei governi. È notizia recente, tuttavia, che il presidente Emmanuel Macron abbia deciso di togliere il segreto di stato da una serie di documenti d’archivio classificati come “secret-défense”. Tra i documenti, oltre a quelli relativi alla Guerra d’Algeria, vi sono anche quelli relativi all’inabissamento del Caravelle. Il suo portavoce ha accettato di incontrare i parenti delle vittime con la promessa di fare luce sull’accaduto. Una decisione che accende la speranza dei parenti delle vittime che da 56 anni cercano solo la verità. Proprio come i parenti delle vittime della strage che si consumò nei cieli di Ustica.
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