Il numero di cittadini statunitensi uccisi dalle forze di polizia è tragicamente aumentato nel periodo dell’amministrazione Biden rispetto alla quota registrata durante l’era Trump. Ad affermarlo sono una serie di dati pubblicati in una ricerca compiuta dal portale statunitense Mapping the police
violence, che a partire dal 2013 effettua dei resoconti annuali sull’analisi dei dati di coloro che
hanno perso la vita per mano delle forze di sicurezza Usa.
L’ultimo report pubblicato è riferito all’anno 2024 e arriva in concomitanza del processo di
transizione e chiusura dell’amministrazione guidata dal presidente Biden. 1331 è la quota di
uccisioni effettuate dalla polizia nell’anno appena concluso, un numero che conferma la tendenza
crescente degli ultimi 4 anni ma che si ferma leggermente sotto la quota record – da quando il
portale ha iniziato la sua attività – del 2023 dove furono uccise 1356 persone. In media quindi,
durante l’amministrazione Trump si sono verificati meno omicidi da parte della polizia (1130 fra il
2017 e il 2020) rispetto al governo federale di Biden che ha visto invece 1286 uccisioni da parte
delle forze di polizia.
Peculiari sono i dati relativi ai cittadini di origine afroamericana e ispanica. Le uccisioni dei primi,
che hanno una probabilità 2,8 volte maggiore di essere colpiti dalle forze di polizia rispetto a tutti
gli altri gruppi etnici, hanno registrato un trend crescente proprio a partire dal 2021, anno in cui si
è insediata l’amministrazione Biden, con una media di 319 omicidi all’anno rispetto ai 285 dell’era
Trump. I secondi invece, seppur con un incremento minore, hanno fatto registrare comunque un
leggero aumento (220 in media contro il 217 precedenti).
Il confronto e la relazione fra le uccisioni e il contesto politico in cui esse sono avvenute non deve
necessariamente condurre a conclusioni politiche perché il comportamento delle forze di polizia
non dipende integralmente dall’amministrazione in carica. È utile però ricordare il
contesto in cui nel 2020 Biden ha vinto le elezioni e quali erano all’epoca le promesse fatte dalla
stessa amministrazione in termini di riforma della polizia e prevenzione di omicidi e razzismo
sistemico all’interno della stessa istituzione.
I movimenti sociali e di protesta “Black Lives Matter” e “Defund the police” trovarono infatti il loro apice proprio nel 2020 dopo che le uccisioni di George Floyd e Breonna Taylor avevano sconvolto tutto il mondo occidentale grazie anche ad una copertura mediatica senza precedenti. In quei mesi di intensa campagna elettorale, il partito democratico statunitense cavalcò l’ondata di proteste e si propose come interprete di un cambiamento che avrebbe avuto luogo in caso di vittoria alle elezioni del successivo novembre.
Alla luce dei dati emersi, che chiudono una panoramica ampia sugli anni in cui gli Usa sono stati
guidati da Biden, è evidente come su questo versante ci sia stato un totale fallimento da parte dei
democratici che non solo non hanno avuto alcun impatto sulla diminuzione auspicata di omicidi
commessi delle forze di polizia a sfondo razziale e non, ma che, come riportato da Reuters negli
scorsi mesi, hanno applicato una politica inefficace e timida nei tentativi di riforma non
raggiungendo nemmeno un accordo sui casi di cattiva condotta delle forze di polizia.
Delle 12 indagini aperte dal dipartimento di Giustizia degli Usa infatti, nessuna di esse ha portato
ad un accordo vincolante per ottenere una valida riforma. Con la vittoria elettorale di Trump è poi
altamente probabile che queste indagini vengano archiviate o depotenziate. Non va escluso infine
anche questo fallimento nell’insieme delle ragioni che hanno portato i democratici statunitensi ad
una sonora sconfitta e a perdere consenso fra cittadini di origine ispanica e afroamericana. Un
insieme di fattori che ha aperto la strada ad un nuovo mandato di Donald Trump come presidente
degli Stati Uniti.