Da quando le aziende farmaceutiche sono impegnate nella produzione di vaccini anti Covid, la consegna di dosi per combattere altri virus è notevolmente calata. Questa situazione quali effetti potrebbe avere nella prevenzione di altre patologie?

Priorità al coronavirus

L’arrivo del Sar-CoV-2 ha cambiato notevolmente le modalità d’azione per la cura di altre malattie. Le attenzioni su queste ultime, pur essendo di grande importanza, sono in un certo senso calate solo per via della notevole quantità di vittime colpite dal Covid. Pari importanza da un lato ma diversi numeri di casi da un altro e così ecco che le attenzioni si sono riversate su quell’emergenza che, risultando epidemica nella popolazione, è riuscita a creare gravi problemi su diversi fronti. Un esempio di come il coronavirus abbia spento i riflettori su malattie di pari entità è rappresentato da quello sta accadendo negli ospedali. Qui i reparti, soprattutto durante i picchi delle varie ondate dell’epidemia, sono risultati pieni di persone ricoverate per Covid e altrettanto si può dire sui posti letto per le terapie intensive.

Questo ha comportato e comporta il rinvio degli interventi  su quelle patologie ritenute meno urgenti con l’effetto di creare liste d’attesa. Ma posticipare la cura di una patologia vuol dire anche consentirle di evolversi e aggravarsi prima di giungere all’intervento. In tutto ciò, la paura di contrarre il virus negli ospedali ha fatto si che diverse persone si siano anche sottratte dal seguire gli screening e le diagnosi per il trattamento tempestivo delle malattie. Il quadro non cambia quando si parla di vaccini. La necessità di fornire il maggior numero di dosi per combattere la pandemia prima possibile ha avuto l’effetto di concentrare la produzione sulle dosi anti Covid, facendo calare quella su altri virus. Particolare incidenza ha avuto il calo della realizzazione di vaccini contro il morbillo, la rosolia e la parotite.

Cosa sta accadendo

Il vaccino MPR è un vaccino di immunizzazione per combattere proprio morbillo, parotite e rosolia. Tre patologie di origine virale che colpiscono soprattutto i bambini. Le dosi per prevenire queste malattie sono prodotte per la maggior parte in India. Qui, da circa un anno, le grandi aziende stanno lavorando per produrre più quantità possibili di vaccini contro il coronavirus riducendo, di conseguenza, quelli per le altre patologie. Caso emblematico in tal senso è quello del Serum Institute of India. La società leader in ambito mondiale nel campo della vaccinazione, ha confermato, per bocca del Ceo Adar Poonawalla, l’orientamento produttivo dell’azienda volto ad investire al momento sulla produzione dei vaccini contro il Covid. Al contempo ha annunciato quello di interrompere la realizzazione di altri vaccini destinati agli Stati Uniti e all’Europa. Fra questi lotti proprio quelli per il morbillo, la parotite, la rosolia e l’epatite B. La fornitura rimane inalterata nei confronti dei Paesi in via di sviluppo.

Lo stop sulle consegne di queste dosi sta già creando le prime conseguenze preoccupanti. A lanciare l’allarme è stata la “Measles & Rubella Initiative” che ha spiegato di come il ritardo nella prevenzione del morbillo, passato in secondo piano rispetto al coronavirus, stia avendo conseguenze pericolose: “Oltre 117 milioni di bambini in 37 Paesi – si legge in una nota diramata a novembre – potrebbero non ricevere il vaccino salvavita. Le campagne di immunizzazione in 24 Paesi sono già state ritardate e in alcuni casi saranno posticipate per l’emergenza Covid-19, mentre in altri 13 Stati le campagne previste per la fine del 2020 potrebbero non essere attuate”.

Le possibili conseguenze del ritardo dei vaccini

Morbillo, rosolia e parotite, sono tre malattie causate da altrettanti virus presenti con circolazione endemica nella popolazione. Vuol dire cioè che gli agenti patogeni circolano in modo stabile e costante, senza però raggiungere un numero considerevole di contagi. Soprattutto in Europa, ogni anno si è ben lontani dal livello di guardia. Questo però sottintende che le malattie in questione non sono del tutto scomparse. Se è vero per il Vecchio Continente, il discorso è ancor più importante per i Paesi del terzo mondo. Anzi, a livello globale negli ultimi anni è stata osservata una progressiva crescita in particolar modo del morbillo. Nell’ultimo anno pre Covid, secondo i dati dell’Oms, nel mondo sono stati registrati ufficialmente 869.770 casi, il 50% in più rispetto al 2016.

Segno dunque di una situazione non così tranquilla. Il morbillo è tenuto costantemente sotto attenzione da parte dell’Oms. Allentare la presa per dare priorità alla guerra contro il coronavirus, potrebbe avere ripercussioni piuttosto gravi. Nei mesi scorsi l’allarme era stato già lanciato da Henrietta Fore, direttore esecutivo Unicef: “Prima che ci fosse una crisi del coronavirus, il mondo era alle prese con una crisi da morbillo che non è andata via – riporta un dossier dello scorso novembre – bisogna garantire le risorse per continuare le campagne di immunizzazione per tutte le malattie prevenibili con il vaccino”. Se però le dosi, come previsto, dovessero scarseggiare a vantaggio dei vaccini anti Covid, a medio e lungo termine potrebbero sorgere molti problemi. In Africa in primis, ma anche nella stessa Europa.

La situazione in Italia

Nel nostro Paese la situazione appare sotto controllo. L’ultimo anno in cui il morbillo ad esempio ha circolato in modo epidemico, è stato il 1997. Un’annata chiusa con ben 41.000 contagi accertati e un’incidenza sulla popolazione di 473 casi ogni 100.000 abitanti. Poi un brusco calo, con una circolazione di questo, come degli altri virus endemici, piuttosto contenuta. Non vuol dire però che anche l’Italia non abbia bisogno dei vaccini, specialmente con riferimento al morbillo. Anche perché, secondo un report pubblicato sulla rivista eLife, questa malattia dovrebbe sparire nel nostro territorio non prima del 2045. Il vaccino è dunque l’unica arma per tenere sotto controllo la situazione.

La somministrazione delle dosi contro morbillo e rosolia sono previste tra i primi 12 e 15 mesi di vita per i bambini. L’obiettivo è rendere immune almeno il 95% della popolazione, target però non centrato seppur di poco nel 2019, con la percentuale rimasta attorno al 93%. Ritardi nelle consegne dei vaccini contro patologie no Covid, potrebbero quindi comportare danni nelle strategie di contenimento di malattie non ancora del tutto debellate. Un rischio non indifferente per la salute, generato ancora una volta indirettamente dalla sfida al coronavirus. Intanto, per quanto riguarda il 2020, dall’istituto superiore è emerso un dato piuttosto curioso: dopo i 103 casi complessivi di morbillo registrati fino a marzo, da aprile in poi non è emerso più alcun contagio. Casualità oppure effetto delle misure restrittive anti Covid?