Come già accaduto in Gran Bretagna, a breve anche in Colombia le sorti politiche del Paese passeranno da un referendum. Infatti, lo storico accordo di pace, raggiunto a giugno all’Avana, dal governo di Bogotà, guidato dal liberale Juan Manuel Santos, con le Farc (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) sarà oggetto di un plebiscito che a settembre decreterà la validità del patto. Quella sarà l’occasione per i colombiani di accettare o meno l’accordo. Di votare a favore o contro la pace. A fine settembre, probabilmente, si scriverà la storia della Colombia.Anche perché il risultato del referendum sarà vincolante nei confronti dell’esecutivo e quindi del Congresso, come ha stabilito la scorsa settimana la Corte costituzionale colombiana, e sarà ritenuto valido soltanto nel caso di superamento della soglia minima del 13% dei votanti a favore del sì; parliamo di circa 4,3 milioni di voti.Stringersi la mano oppure no?Sul punto, la risposta potrebbe essere nei sondaggi pubblicati ultimamente dal Guardian. Secondo l’istituto Gallup, il 40% dei colombiani andrebbe a votare il referendum, il 70% dei quali sostenendo l’accordo. Un sondaggio Ipsos, invece, segnala che secondo l’84% degli intervistati i leader delle Farc dovrebbero pagare dei propri reati con il carcere. Quest’opinione è, però, smentita dall’accordo raggiunto all’Avana, da governo e dai capi delle Farc, secondo il quale i guerriglieri che dovessero confessare la commissione di reati sarebbero sottoponibili a pene alternative alla galera. Sempre l’Ipsos, sottolinea inoltre che il 70% degli intervistati è favorevole all’esclusione dei capi delle Farc dalla vita politica del Paese.E proprio su questo punto si è già espresso il presidente Santos, subito dopo la stretta di mano col capo Farc Timoleon “Timochenko” Jiménez, avvenuta all’Avana lo scorso 23 giugno, alla presenza del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. “Ora che abbiamo stipulato l’accordo di pace – disse Santos – come capo di Stato e come colombiano sosterrò, con la stessa determinazione, il diritto delle Farc di esprimersi e di continuare la loro lotta politica con mezzi legali. Questa è l’essenza della democrazia”. Una decisione difficile, ma molto coraggiosa.La battaglia referendariaLa battaglia referendaria è appena iniziata, e sembra già incandescente. La scorsa settimana, durante la seduta di apertura del Congresso, i deputati della maggioranza hanno sventolato cartelli a sostegno del “sì”. L’opposizione conservatrice del Centro Democrático, guidata dall’ex presidente Alvaro Uribe, ha decretato la nascita ufficiale del fronte del “no”, facendo sventolare bandiere colombiane corredate da un drappo nero. Gli esponenti del Centro Democràtico, come ha riportato il Guardian, non supportano l’accordo di pace perchè “l’esperienza di questi anni ha dimostrato che una cattiva negoziazione della pace porta ancora più violenza”. Santos ha detto, invece, che nel caso di vittoria del “no”, il Paese perderà la migliore occasione per terminare un conflitto che ha ucciso circa 230mila persone (la maggior parte delle quali civili) e ha determinato 6 milioni di sfollati.