Non si placa nel Regno Unito la discussione riguardo alla cosiddetta cyber security. Dopo il massiccio attacco hacker delle scorse settimane e il curioso blocco del sistema informatico della British Airways, i media inglesi e molti analisti si sono domandati quanto il Regno Unito sia vulnerabile. A quanto pare non poco, visto quanto il sistema sanitario abbia sofferto il malware che ha causato problemi in buona parte del mondo.A destrare preoccupazione tra gli analisti del British American Security Information Council (Basic) è in particolare il programma Trident, in altre parole il sistema di missili balistici di cui sono dotati i sommergibili della classe Vanguard. Secondo i recenti report di analisi sullo stato della sicurezza navale, l’apparato informatico posto a tutela del sistema Trident che sarebbe in realtà vulnerabile a fronte di attacchi hacker sofisticati. Una volta entrati nel sistema, i pirati informatici potrebbero ridefinire i piani di attacco, modificare i comandi, fino anche alla tragica conseguenza dell’inserimento nei codici dell’utilizzo delle armi balistiche. Effetti che avrebbero evidentemente conseguenze catastrofiche non solo in termini politici e militari, ma anche in termini economici.Il Ministero della Difesa britannico, interrogato dopo la pubblicazione del report di Basic, ha risposto, come ovvio, respingendo le accuse e ha definito la questione come pura speculazione, dal momento che i sottomarini, una volta entrati in attività, perderebbero qualsiasi contatto con le linee internet, di fatto escludendo ogni possibilità di attacchi hacker tramite rete.Una difesa che però non ha convinto gli analisti che hanno preso parte alla stesura del report con cui Basic ha denunciato la vulnerabilità del sistema. Innanzitutto, il problema nasce dal fatto che l’attacco non è detto che avvenga quando i sommergibili siano operativi, ma anche semplicemente quando si trovano in porto, sia perché fermi o perché in manutenzione. Una volta che un sommergibile entra nel porto e si allaccia a una qualsiasi rete informatica utilizzata dalla Marina inglese, il malware può introdursi nella rete del sistema Trident e provocare danni irreparabili. Inoltre, sempre a detta degli analisti, il problema potrebbe comunque porsi non tanto sul sistema Trident in quanto tale, ma sui codici utilizzati dai sistemi informatici della flotta su cui si poggia il controllo del sistema missilistico. Un pericolo non così remoto giacché il sistema Windows del servizio sanitario del Regno Unito, devastato dall’attacco malware delle settimane precedenti, è lo stesso che viene utilizzato nei sommergibili del programma Trident.La vulnerabilità del Regno Unito rispetto agli attacchi informatici è da tempo un vero e proprio tallone d’Achille della Difesa di Sua Maestà. Nell’ultimo anno, in particolare, destò scalpore il fallimento di alcuni test avvenuti a largo della Florida da parte di un sommergibile del programma Trident, su cui il governo non ha ancora dato una spiegazione. I partiti d’opposizione avevano chiesto all’unanimità che l’esecutivo si esponesse per spiegare al Parlamento il fallimento clamoroso delle esercitazioni balistiche, ma non è mai arrivata una risposta ufficiale che diradasse i dubbi. Dubbi che hanno alimentato l’ipotesi secondo la quale, dietro i fallimentari test balistici di giugno, vi fosse in realtà un attacco hacker che è stato volutamente tenuto nascosto dalla Marina britannica.L’allarme lanciato dal thinktank Basic dimostra come il problema della sicurezza informatica degli Stati non è soltanto inerente alla raccolta di dati degli apparati telematici statali. I rischi sono molto più gravi. Il fatto che il sistema di missili a testata nucleare possa essere infettato da malware esterni rende chiaro di quanto sia fondamentale dotarsi di apparati informatici non solo totalmente nuovi, ma che siano continuamente al passo con le innovazioni del campo dei virus informatici. La cyberwar, per quanto ancora complementare alla guerra che si svolge sul campo di battaglia, ha ormai assunto un ruolo di primo piano nella difesa degli Stati, sia in termini d’investimenti sia in termini di strategie. L’attacco del virus Wannacry è solo un esempio di come basti veramente poco per mandare in tilt una nazione. Quella volta fu il sistema sanitario britannico a collassare: un colpo duro, ma comunque risolvibile e i cui danni sono stati per fortuna minimi quanto a conseguenze. Ma se ad essere attaccato non  è più il pc di un’università, ma il sistema missilistico nucleare del Regno Unito, il problema diventa decisamente più rilevante.