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Scontri con la polizia e 150 arresti. Auto e cassonetti dell’immondizia incendiati. Aggressioni a persone di colore e scontri con gruppi di immigrati. Assalti ad alberghi che ospitano i migranti o dove anche solo si pensava che alloggiassero i migranti. Incursioni contro le moschee, così accanite da costringere il Governo inglese a spendere 30 milioni di sterline per proteggerle. In poche parole, una campagna di violenze a sfondo razziale come le autorità inglesi non vedevano da decenni. Questo il quadro, a tinte variabili, in grandi città come Londra e Manchester, Bristol e Belfast, ma anche in centri più piccoli come Rotherham e Sunderland.

Tutto è nato dopo che un ragazzo di 17 anni, Axel Rudakubana, ha pugnalato a morte tre bambine nella città di Southport. Il nome e il volto del ragazzo sono stati diffusi dalla magistratura inglese proprio per cercare di frenare le violenze, scattate anche in base alla voce che si trattasse di un immigrato clandestino di fede islamica. Mentre invece Axel è nato nel Galles, anche se da genitori ruandesi, ed è a tutti gli effetti un cittadino inglese. Il termine “voce”, nel caso di questi disordini, si applica perfettamente, perché molto peso hanno avuto, nel mobilitare gli hooligans e i vandali della destra estrema, le false informazioni diffuse da Stephen Christopher Yaxley-Lennon, più noto come Tommy Robinson, già membro del British National Party (partito neofascista) e cofondatore della English Defence League.

Robinson, chiamiamolo così, ha una fedina penale a dir poco imbarazzante. Tra gli ultimi episodi, spicca quello del 2021, quando è stato condannato a risarcire con 100.000 sterline più le spese legali un rifugiato quindicenne da lui diffamato. Robinson, che evidentemente sapeva di mentire e poter subire conseguenze, in precedenza aveva dichiarato bancarotta. Ma nel suo curriculum ci sono condanne per violenza, truffa, aggressione, falsificazione di documenti (un passaporto con cui voleva entrare negli Usa, dove è bandito per reati di droga), possesso di droghe, oltraggio alla corte, stalking. Il tutto inframmezzato da settimane di carcere, sempre riuscendo, però, a evitare pene più consistenti.

A parte navigare ai limiti della legge, la vera specialità di Robinson però è la propaganda razzista attraverso i social media. Attivo su diversi siti dell’estrema destra internazionale (a cui ovviamente non facciamo pubblicità nominandoli) dal Canada alla Germania, Robinson era stato bandito nel 2018 da Twitter, dove però è stato riammesso quando il social è stato rilevato da Elon Musk ed è diventato X. Nei giorni scorsi Robinson è stato attivissimo nel diffondere notizie tendenziose e quasi sempre false che sono servite da parole d’ordine per i picchiatori scatenati per le strade nella caccia all’immigrato.

L’opera distruttiva di Robinson, certo non ignota alle autorità, è agevolata d una condizione, quella messa in rilievo da Jacob Davey dell’Institute for Strategic Dialogue (ISD): “La destra estrema britannica negli ultimi anni si è data strutture più fluide, meno nella forma partito e più in quella movimento. E i social sono il vero strumento di collegamento tra i diversi gruppi sparsi per il Paese”. Per questo anche figure come quella di Robinson , con tutte le loro falsità, rischiano di aver un seguito e un peso sproporzionati sia rispetto all’opinione pubblica generale sia rispetto alla gravità dei problemi.

Mirko Marchi

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