In Germania il tasso di riproduzione del coronavirus è schizzato alle stelle, costringendo il governo a prendere misure drastiche. Nell’occhio del ciclone è finito Clemens Tonnies, il “re delle carni”, che adesso deve fare i conti con il focolaio esploso nel mattatoio Tonnies situato nella regione di Guetersloh.

Qui, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, le autorità hanno imposto il lockdown in due circondari. Come confermano fonti di agenzia non si può parlare di seconda ondata, visto che i focolai sono bene individuati e, per il momento, circoscritti. Eppure i numeri iniziano a destare una certa preoccupazione.

Tonnies nell’occhio del ciclone

L’Istituto Robert Koch di Berlino (Rki), responsabile per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive nel Paese, ha reso noto che il fattore R a quattro giorni, valore che risponde maggiormente ai cambiamenti di breve periodo, è salito a 2,88. Il fattore R a sette giorni, invece, è ora fermo a 2,03. Basti pensare che lo scorso 17 giugno quest’ultimo valore era fermo a 0,89. In tutto questo, ricordiamo che l’epidemia può dirsi contenuta soltanto quando R è inferiore a 1.

Nell’occhio del ciclone, come detto, è finito Clemens Tonnies, patrimonio personale – a detta di Forbes – pari a 1,4 miliardi di euro. L’imprenditore, che si è scusato per quanto accaduto nel suo stabilimento, è stato accusato di scarsa collaborazione con le autorità. Il motivo è presto detto: l’azienda non sarebbe riuscita neppure a fornire l’indirizzo dei lavoratori impegnati nel mattatoio infettato.

Condizioni pessime

A proposito dei lavoratori dell’azienda controllata da Tonnies, sembrerebbe che le condizioni degli addetti sarebbero state ben lontane dal rispetto delle più basilari norme igienico-sanitarie imposte per contenere la diffusione del Covid.

Secondo quanto riportato da Repubblica, che cita Friedrich Mulln, noto animalista tedesco, i mattatoi sono luoghi in cui lavorano “schiavi salariati”. Gli addetti sono ingranaggi, intercambiabili, di un sistema che sfrutta la loro forza-lavoro “fino all’osso” e “tortura gli animali”.

A Rheda-Wiedenbruck, proprio dove è partita la nuova fiammata di Covid, il “re delle carni” gestisce il più grande mattatoio d’Europa. I lavoratori dello stabilimento, quasi tutti provenienti dall’est Europa, dormono ammassati in un’unica stanza, dividono lo stesso bagno e una sola cucina in 50 o 60. Il distanziamento sociale e l’igiene? Non pervenuti.

Oltre alle pessime residenze, ci sono altri due aspetti da considerare. Il primo: il trasporto. Questi lavoratori raggiungono gli stabilimenti stipati a bordo di piccoli bus forniti dalle imprese di subappalto. Il secondo: il posto di lavoro. Nei mattatoi le misure di sicurezza non esistono. A mensa gli operai mangiano ammassati e, nel corso della giornata, sono pochi quelli che indossano dispositivi di protezione individuale.

Quella della lavorazione della carne, ha aggiunto Mulln, “è un’industria temuta, potentissima. E se dovessero essere applicate le norme di legge, dovrebbe chiudere. Lavorano nell’illegalità e nello sfruttamento alla luce del sole. E non assumono tedeschi, ma solo stranieri”.

La rabbia delle autorità

Nel mattatoio di Guetersloh sono stati registrati più di 1300 contagi e 7mila persone sono state messe in isolamento. Da segnalare inoltre alcuni blocchi di appartamenti isolati a Berlino e Gottinga, anche se il “grosso” è localizzato nell’area limitrofa all’azienda Tonnies, contro il quale è montata una certa insofferenza.

Il ministro del Lavoro della Germania, Hubertus Heil ha denunciato che la regione della Renania settentrionale-Vestfalia è “ostaggio” dell’incapacità dei proprietari dell’impresa, la famiglia Toennies, di proteggere i suoi dipendenti, la maggior parte dei quali sono originari della Bulgaria e della Romania, e ha chiesto che la proprietà renda conto di quanto accaduto. “Dobbiamo usare tutte le opzioni giuridiche che il codice civile prevede“, ha quindi affermato il ministro.

Nuovo lockdown

Nel frattempo è scattato il lockdown per 600mila tedeschi. Tutti quelli che vivono nei circondari di Gutersloh e Warendorf. La quarantena è stata istituita fino al 30 giugno per dar modo alle autorità di verificare fino a che punto la Sars-Cov2 si sia diffusa tra quanti non sono impiegati presso l’impianto di Toennies.

A tal fine, verranno estesi “in maniera massiccia”  i test per l’infezione. La quarantena prevede la reintroduzione delle restrizioni ai contatti sociali. I residenti di Guetersloh potranno muoversi negli spazi pubblici soltanto con i membri della propria famiglia. Chiusi palestre, cinema, scuole e bar; annullati numerosi eventi culturali. Divieto per picnic nei parchi e scuole che restano chiuse (lo erano già da una settimana, da quando è scoppiato il caso Tonnies). Misure analoghe, seppur non altrettanto severe, verranno adottate nel vicino circondario di Warendorf.

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