“Negli ultimi venti-trent’anni in Turchia c’è stato un cambiamento significativo e sotterraneo all’interno della società, ma noi curdi ce ne siamo accorti solo di recente. Grazie al controllo sull’istruzione sono riusciti a dar forma a una nuova generazione di giovani indottrinati ed è anche per questo il potere di Erdogan è così forte”.

A spiegare l’impatto che l’istruzione ha sulla formazione delle persone in Turchia e i suoi effetti a livello politico è Erol, giovane curdo del centro Ararat di Roma, che ha vissuto sulla sua pelle la discriminazione che attraversa il sistema scolastico e diretta verso particolari settori della popolazione. Primi tra tutti i curdi.

L’islamizzazione

“Il vero cambiamento nell’istruzione si è avuto a partire dal 2002, da quando cioè Recep Tayyip Erdogan e la destra hanno preso il potere ed emanato delle leggi con l’intento di islamizzare l’insegnamento nelle scuole sulla scia di quanto stava già facendo da anni Fethullah Gülen“.

Fino a poco prima del fallito golpe del 2016 i rapporti tra il predicatore e l’attuale presidente della Turchia erano molto stretti, ma con il tempo si sono deteriorati fino a trasformarsi in una lotta aperta e in una campagna punitiva del capo di Stato turco contro il suo ex maestro. “Con Erdogan al governo, il potere di Gülen è aumentato sempre di più e il numero delle scuole sotto il suo controllo ha continuato a crescere: dopo il 2002 potevi contare almeno tre/quattro istituti scolastici privati finanziati dalla sua associazione in ogni città della Turchia e altri sono stati aperti anche fuori dal Paese”.

Centrale in queste scuole era l’insegnamento dell’islam, ma non solo. “I seguaci di Gülen andavano dalle famiglie più povere che vivevano nel Kurdistan per convincerle ad affidare loro i propri figli, promettendo che avrebbero dato loro un’istruzione e anche un lavoro una volta terminati gli studi. I gulenisti mantenevano fede alla parola data, ma il loro obiettivo era indottrinare i curdi, considerati generalmente dei comunisti e quindi degli atei”.

Gülen e il suo movimento non sono gli unici a fare dell’islam uno dei pilastri dell’istruzione. “A partire dal 2002”, prima volta in cui l’attuale presidente vincesse le elezioni, “il programma delle scuole pubbliche viene modificato e diventa obbligatorio seguire dei corsi sull’islam”. Si tratta di riforme che hanno un’importante valenza politica e che non tarderanno a mostrare il loro impatto sulla società . “Sono riusciti a dar vita a una nuova generazione di giovani che si rivedono nei valori religiosi e che sono stati debitamente inseriti in posizioni di potere in Turchia. Lo stesso Erdogan quindi non ha esitato a usare l’istruzione per i suoi scopi, sostituendo i valori del kemalismo con quelli dell’islam”.

La vita dei curdi nelle scuole turche

Erol sospira quando gli chiedo di raccontarmi la sua vita da studente in una Turchia in cui affermare di essere curdo vuole dire essere emarginato. “Quando ero alle elementari, ogni giorno prima di iniziare le lezioni ci facevano cantare una canzone che faceva più o meno così: ‘Io sono turco, questa è la mia bandiera…sono pronto a dare la mia vita per la Turchia’. È stata prassi obbligatoria fino al 2015, poi la legge è cambiata”. Tutte le mattine, per anni, Erol e altri come lui sono stati costretti a negare la propria identità e le proprie origini, segno di un indottrinamento che ha inizio fin dalla tenera età. “Quando noi curdi iniziano ad andare a scuola non conosciamo il turco, lo impariamo dietro i banchi e i maestri con noi sono sempre molto severi, ricorrono spesso alle punizioni corporali”. Ma a dover rinnegare se stessi non sono solo gli studenti.

Gli stessi insegnanti che venivano dal Kurdistan dovevano nascondere le loro origini se volevano lavorare

I problemi per Erol sono iniziati durante gli anni del liceo. “C’era una professoressa di estrema destra che è riuscita a farmi espellere accusandomi di essere pericoloso, ma la verità è che non accettava il fatto che continuassi a dire di essere curdo e non turco: è per questo che sono stato espulso”. Costretto a lasciare la scuola, Erol ha trascorso due mesi a casa. “Poi un giorno un mio parente mi ha detto che se volevo riprendere a studiare dovevo andare con lui a Batman (nel Kurdistan turco, ndr) e vivere nel campus della scuola a cui mi avrebbe iscritto. Ho accettato, ma solo dopo ho capito che si trattava di un istituto finanziato da Gülen. Ho resistito pochi mesi. In queste scuole gli studenti non hanno alcun tipo di libertà, sono costretti a osservare delle regole molto rigide. Per farti un esempio, ogni giorno alle 18 dovevamo ascoltare un discorso di Gülen e piangere”. Piangere? Erol ride alla vista della mia faccia stupita. “Sì, e se non lo facevi il maestro ti rimprovera e ti manda a bagnarti gli occhi”.

La vita giornaliera all’interno di questi campus seguiva ritmi ben precisi. “Ci svegliavamo alle cinque per pregare, alle sei facevamo colazione, dalle 7 alle 15 avevamo lezione con una sola pausa nel mezzo, poi dalle 16 alle 17 eravamo liberi, ma alle 18 dovevamo seguire l’ennesimo incontro sull’islam. Ogni tanto ci facevano vedere dei film, anche quelli americani, ma ogni volta che veniva inquadrata una donna mandavano avanti il video. Non avevamo alcuna libertà, era un indottrinamento continuo. Dopo due mesi grazie all’aiuto di una persona mi sono iscritto a un altro liceo, ma ho continuato a vivere nel campus per capire cosa succedeva e passare informazioni. Poi però hanno scoperto che ero vicino a Hdp (partito filo-curdo, ndr) e mi hanno cacciato”.

“I seguaci di Gülen sono dei fanatici”, ci tiene a specificare Erol. “Non sono più in grado di pensare con la propria testa e molti di loro dopo il 2016 sono diventati sostenitori di Erdogan”.

L’università

“Terminato il liceo ho passato l’esame per l’Università al quarto tentativo e mi sono iscritto alla facoltà di economia, ma dopo sei mesi sono stato cacciato per motivi politici”. Sorridendo, Erol mi racconta la sua storia e i problemi avuti all’Università. “Quando sei uno studente fuori sede e non hai molti soldi puoi ottenere un posto nello studentato gestito dallo Stato, ma per averlo devi prima superare un colloquio durante il quale alcuni professori ti fanno delle domande sull’islam. Io era preparato, sono riuscito ad avere un alloggio, ma dopo pochi giorni ho dovuto lasciarlo e ho iniziato ad aiutare anche altri a cercare un’altra sistemazione”. La motivazione, ancora una volta, è politica. “Anche in questi studentati”, spiega Erol, “si cercava di cambiare il modo di pensare dei ragazzi secondo un’ottica nazionalista e islamica, soprattutto nel caso dei curdi. Eravamo obbligati a partecipare alle manifestazioni della destra o legate all’islam, ma io mi sono rifiutato, ho lasciato lo studentato e ho creato un gruppo a cui hanno aderito anche i compagni comunisti e socialisti. All’inizio eravamo setto-otto, ma quando siamo cresciuti ci hanno fatto chiudere e io sono stato cacciato dall’università”.

Terminata la sua storia, c’è un punto che Erol vuole chiarire:

Il problema non è l’islam in generale, ma il modo in cui veniva insegnato nelle scuole private di Gülen prima e in quelle pubbliche a seguito delle riforme volute da Erdogan poi

La svolta del 2016

Nel 2016 si arriva al fallito golpe contro il Governo turco. Erdogan punta il dito contro Gülen e i suoi seguaci e per tutta risposta incarcera o licenzia tutti coloro che ritiene siano vicini al suo ex maestro. “La situazione in Turchia è cambiata dopo che i rapporti tra Erdogan e Gülen si sono rovinati. Quest’ultimo non ha accettato il fatto che il suo pupillo fosse diventato più potente di lui, per cui ha cercato di scavalcarlo, scatenando così una vera e propria guerra intestina”.

Uno dei punti di maggior attrito tra i due è stata proprio la questione curda. Come ci spiega Erol, “Erdogan voleva arrivare a un accordo di pace, per questo molti di noi all’inizio hanno votato per lui, ma Gülen era assolutamente contrario”. Il predicatore “ha fatto di tutto per ostacolare le trattative, arrivando anche a usare i giudici a lui fedeli per attaccare i Municipi curdi. Quando Erdogan ha capito di aver perso il controllo su Gülen e i suoi seguaci ha fatto chiudere le scuole e le organizzazioni legate al suo ex maestro”. Il vuoto lasciato da Gülen è stato riempito dall’attuale presidente turco, che ha inserito in posti chiave persone a lui vicine e portato avanti un’importante riforma del sistema scolastico, riuscendo così a incidere sulla formazione dei giovani sul modello delle scuole di Gülen. In questo modo il presidente turco è riuscito a far crescere il suo potere, inculcando nei ragazzi sentimenti nazionalisti “e mettendoli contro tutte le minoranze presenti in Turchia, in primis contro i curdi. Se chiedi a qualcuno cosa pensa di noi ti risponderà che siamo dei terroristi, ma non sarà in grado di spiegarti perché. Gli è stato insegnato così e tanto basta”.