L’arte asiatica contemporanea, la stessa che negli anni Novanta non riusciva ad emergere, schiacciata com’era da ben altre tendenze provenienti da Occidente, oggi si trova sulla cresta dell’onda. I collezionisti e i musei di tutto il mondo fanno a gara per accaparrarsi opere e pezzi fino a poco fa letteralmente ignorati. Cinesi, giapponesi, coreani, indiani, indonesiani e tanti altri artisti dell’Asia emergente: i loro lavori, la stragrande maggioranza dei quali ignorata alle nostre latitudini, stanno raggiungendo prezzi elevatissimi a causa di una domanda in continua crescita.
Non è un caso che nell’ultimo ventennio il valore delle vendite all’asta di questo tipo di arte sia aumentata di 25 volte, arrivando a toccare i 2,3 miliardi di dollari (al giugno 2023). Un esempio? Un dipinto satirico dell’artista cinese Fang Lijun, acquistata nel 1996 per 89mila dollari dal Museo d’Arte Asiatica di Fukuoka, in Giappone, viene adesso valutato poco meno di 7 milioni di dollari. L’opera, che rappresenta le facce di decine di uomini stilizzati con sorrisi simili e che simboleggia la situazione sociale della Cina, è un potente riflesso dei tempi, nonché testimonianza della completa affermazione dell’arte contemporanea asiatica.
L’arte contemporanea rinasce in Asia
Ad alimentare questo mercato dorato troviamo una combinazione formata da giovani artisti asiatici di talento e altrettanto giovani collezionisti e mecenati figli del miracolo economico della nuova Asia. La dinamica che ha consentito questo particolare fenomeno non è difficile da spiegare. Innanzitutto i collezionisti e i mecenati, ovvero coloro che indirizzano la domanda e alimentano i prezzi attraverso gli acquisti, hanno dirottato l’attenzione verso una gamma più diversificata di artisti e soggetti. Risultato: i tradizionali valori artistici occidentali sono stati così affiancati a tendenze made in Asia.
Di pari passo, le economie dei Paesi asiatici si sono sviluppate, consentendo a molte persone – artisti compresi – di studiare all’estero e incorporare mode, stili e avanguardie. In Asia hanno così preso forma, da un lato, gruppi di ricchi rampolli desiderosi di investire ovunque – mondo artistico compreso – dall’altro schiere giovani artisti ben felici di esprimere le proprie sensibilità, fondendo i loro background culturali con quanto appreso durante i soggiorni lontani da casa.
Insomma, mentre i mecenati asiatici 2.0, per lo più millennials e appartenenti alla Generazione Z, stanno dominando la scena artistica globale spendendo fiumi di denaro e rimodellando il tipo di arte collezionata, nuovi artisti occupano il centro della scena. Sono loro a dettare le “regole” del mercato.
Mecenatismo 2.0
Secondo l’Art Basel & UBS Survey of Global Collecting 2023, la spesa media per l’arte e l’antiquariato dei millennial high-net-worth in Asia è stata di 59.785 dollari, mentre gli appartenenti alla citata Generazione Z hanno speso circa 56mila dollari, in questi stessi settori, soltanto nella prima metà del 2023. Entrambe le categorie stanno diversificando i rispettivi portafogli, allontanandosi dalle preferenze più classiche. I Millennials, per esempio, sono attratti da sculture, installazioni, fotografia e arte cinematografica o video; i “Gen Zers” mostrano invece una forte inclinazione verso l’arte digitale e le stampe.
In mezzo a questi cambiamenti, le società d’asta mirano a catturare la domanda da tutta l’Asia. Non è un caso che Sotheby’s si trasferirà ed espanderà le sue attività a Hong Kong entro settembre 2024. A livello di singolo Paese, la Cina ha rappresentato il 32% delle vendite all’asta globali fino allo scorso giugno, avvicinandosi agli Stati Uniti, il più grande mercato per l’arte contemporanea. Il Giappone rappresenta meno del 2% del mercato dell’arte contemporanea, ma il suo potenziale è innegabile. Il fatturato dell’asta d’arte giapponese SBI ha raggiunto i 5,2 miliardi di yen nel 2023, più che decuplicando rispetto a un decennio prima, con il 60% degli offerenti di età pari o inferiore ai 40 anni. Intanto, dal Vietnam all’Indonesia, altri Paesi asiatici sono pronti a farsi avanti.

