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Da quando, il 27 luglio del 1953, fu firmato l’armistizio che congelò la Guerra di Corea (1950-1953) , ben pochi progressi hanno modificato lo status della penisola coreana. Innanzitutto, a distanza di quasi 70 anni da una delle guerre più crude del XX secolo, non c’è mai stato alcun trattato di pace. La Corea del Nord , quindi, è ancora tecnicamente in guerra con la Corea del Sud e, di riflesso, con gli Stati Uniti . Come se non bastasse, uno dei punti contenuti nell’armistizio, il 13d, è stato fin da subito abrogato unilateralmente dagli americani.

Il suddetto paragrafo stabilizzava che nuove armi potrebbero essere come sul territorio coreano soltanto per sostituire quelle divenute inefficienti. Washington, al contrario, trasferì in Corea armi nucleari , per la precisione testate per missili Honest John e ogive per cannoni pesanti da 280mm. Allo stesso tempo, i nordcoreani risposero alla mossa avversaria violando il medesimo punto, concentrandosi sullo sviluppo del loro programma nucleare , rendendo pubblica la cosa a il 2000 e il 2010.

Un contesto simile, di guerra perenne , di attesa snervante, dell’eventualità che il nemico possa minacciare un’invasione da un momento all’altro, ha trasformato la Corea del Nord in una sorta di “State of Paranoia”, dal titolo del libro scritto da Paul French. Mentre in Corea del Sud, con il passare degli anni, e grazie al potente quanto ingombrante ombrello americano, l’atmosfera si è fatta via via sempre più rilassata, al di sopra del 38esimo parallelo permane un clima di tensione , dovuto, soprattutto, all ‘accerchiamento con il quale si trova costretta a fare i conti Pyongyang.

Tralasciando la Cina e, in parte, la Russia, il Paese guidato da Kim Jong Un è circondato dalla Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti, con questi ultimi presenti nella regione grazie a un fitto reticolato di basi militari. I funzionari nordcoreani sono convinti dei propri mezzi, ritengono di essere in grado di tener testa agli “imperialisti” e, almeno a parole, non nascondono il sogno di riunificare il Paese; allo stesso tempo, temono però un attacco improvviso , e questo li fa vivere su un continuo “chi va là”.La presenza di truppe statunitensi in Corea del Sud, inoltre, ostacola la firma di ogni possibile trattato di pace tra le due Coree, visto che i nordcoreani vedono l’ombra di Washington su Seul come fumo negli occhi, oltre che causa ostativa a un sostanziale ritorno alla normalità.

L'”altra” Corea del Nord

Se la Corea del Nord è considerata una nazione inaccessibile, è bene sapere che sotto la superficie del Paese si estende un altro mondo ancora più segreto e borderline. Rumors, indiscrezioni e dimostrare più o meno confermate (e confermabili), concedere che l’esercito nordcoreano possa fare affidamento su una fitta rete di bunker e tunnel sotterranei , capaci di collegare le principali città tra loro e, secondo gli esperti, utilizzabili tanto per fini difensivi che offensivi. La punta dell’iceberg dal quale cercare di ricostruire “l’altra Corea” è senza dubbio la metropolitana di Pyongyang, se non altro per la sua centralità, essendo situata proprio nel cuore della capitale.

La metropolitana di Pyongyang, inaugurata nel 1973 sotto Kim Il Sung, è stata costruita 110 metri sotto il livello del suolo, ed è la più profonda al mondo. Dispone, al 2021, di due linee completamente operative, lunghe complessivamente 22 chilometri e comprendenti 17 stazioni. In virtù delle sue particolari caratteristiche, può essere adattata, in caso di emergenza, a rifugio antiaereo. Non a caso, gli ingressi delle stazioni sono muniti di porte in acciaio.

C’è, poi, chi pone l’attenzione su due possibili tunnel sotterranei, a Ovest del Paese, capaci di collegare molteplici città al confine cinese. Il primo sarebbe un semplice tunnel che unirebbe Nampo a Yongwon, passando per Pyongwang e Sunchon, per poi ricongiungersi a Changsong; il secondo è stato definita la Kim Jong Un’s Escape Route, ovvero la via di fuga del presidente qualora la situazione interna dovesse mettersi male. Quest’ultima, oltre a ricalcare parte del primo tunnel, si diramerebbe in altri due frammenti: da Tongrim a Sinujiu e, nell’estremo est, da Tanchon a Paektuson.

Nei pressi della Zona Demilitarizzata (Dmz) la situazione è altrettanto misteriosa. Senza scendere nel sensazionalismo, citiamo quanto riportato da Radio Free Asia, emittente interessata a vicende asiatiche e finanziata dagli Stati Uniti. Ebbene, nei primi dieci anni del 2000, la Corea del Nord, stando a un approfondimento di RFA, avrebbe costruito centinaia di bunker nei pressi della Dmz, cioè al confine con la Corea del Sud. Scendendo nel dettaglio, sarebbero attivi almeno 800 bunker, tra cui un numero imprecisato di “esche”, per prepararsi a una possibile invasione della Corea del Sud.

“Ogni bunker contiene attrezzature militari che possono armare completamente da 1.500 a 2.000 soldati”, ha spiegato un anonimo disertore alla stessa radio, aggiungendo che la costruzione dei suddetti bunker sarebbe iniziata nel 2004, durante il secondo anno del governo sudcoreano allora presieduto da Roh Moo Hyun. “Se un soldato portasse tutto il suo equipaggiamento militare, che pesa 32 chili, e arrivasse nella zona demilitarizzata a pieno regime, sarebbe già esausto prima di infiltrarsi in Corea del Sud. Quindi (i nordcoreani ndr) hanno costruito vari bunker nella zona demilitarizzata e hanno posizionato lì tutte le loro attrezzature operative”, ha aggiunto la stessa fonte. A quanto pare, all’interno dei bunker ci sarebbero uniformi militari sudcoreane e targhette con nomi – che i militari del Nord potrebbero usare in caso di missione – oltre che proiettili da mortaio ed esplosivi di vario genere.

Strategia militare e difensiva

Affidarsi ai tunnel sotterranei consente all’esercito nordcoreano di poter organizzare ipotetici attacchi a sorpresa, ma anche di prolungare la guerra in caso di conflitto, confondendo le forze armate degli avversari, nettamente più avanzate e potenti. Il primo tunnel costruito da Pyongyang è stato localizzato nel 1974. Si estendeva per un chilometro a sud della Dmz, ed era abbastanza grande da spostare fino a duemila truppe all’ora oltre il confine.

L’ingegneria sotterranea di Pyongyang ha dato vita a numerosi tunnel che portano dalla Corea del Nord a sud del confine intracoreano. Quando è iniziato tutto questo? A quanto pare, Kim Il Sung, presidente eterno nonché fondatore del Paese, durante il suo mandato avrebbe ordinato a ciascuna delle dieci divisioni di combattimento presenti in prima linea di scavare due tunnel a testa. Un ex generale sudcoreano, tale Han Sung Chau, ha affermato che ci sarebbero almeno 84 tunnel, alcuni dei quali arriverebbero, addirittura, fino al centro di Seul. Il governo sudcoreano non crede tuttavia ai numeri di Han, né ritiene plausibile la presunta capacità dei nordcoreani di raggiungere la capitale.

Dal punto di vista militare, si ritiene che l’aeronautica dell’esercito di liberazione popolare nordcoreano sia dotato di tre differenzia basi aeree sotterranee , precisando a Wonsan, Jangjin e Onchun ( la prima includerebbe una pista lunga 5.900 piedi e larga 90 che passa attraverso una montagna). Nel bel mezzo di un conflitto armato, gli aerei del Nord, tra cui i caccia MiG-29 ei Su-25 Frogfoot, decollerebbero da basi aeree convenzionali, salvo poi rientrare nelledette basi sotterranee. Altre strutture, inoltre, sarebbero state edificate per proteggere Kim Jong Un in persona e la leadership del Paese. Gli Stati Uniti ritengono che esistano tra i 6mila e gli 8mila rifugi sotterranei sparsi in tutta la Corea del Nord adibiti allo svolgimento di tale funzione.

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