La società cinese è cambiata nel profondo, nelle abitudini dei cittadini, nei consumi interni – sempre più fondamentali e trainanti per la crescita economica del Paese – e nello stile di vita della popolazione. La Cina è entrata nel XXI secolo in punta di piedi, ultima dietro alla maggior parte degli Stati, per poi accelerare vertiginosamente e superare tutti con uno scatto fulmineo. Al momento Pechino contende agli Stati Uniti lo scettro di prima potenza globale, il che è un traguardo inimmaginabile considerando che pochi decenni fa la Cina faceva parte del Terzo mondo. La linea politica riformista portata avanti dal Partito Comunista Cinese, che in senso occidentale è rimasto tale solo di nome, è stato un mix tra aperture a investimenti esteri e controllo statale: un binomio perfetto che non solo ha fatto crescere a dismisura l’economia cinese, ma ha anche protetto il Paese dalle turbolenze esterne.
La tecnologizzazione della società cinese
L’innovazione tecnologica è una delle due spine dorsali del cambiamento del Paese, insieme allo sviluppo delle infrastrutture della Nuova Via della Seta. Un cambiamento, quello della Cina, inarrestabile e rapido così tanto da rendere obsolete tecnologie adottate giusto pochi anni prima. Oggi i servizi quotidiani all’interno delle megalopoli dell’ex Impero di Mezzo funzionano quasi solo mediante applicazioni su smartphone. Esempio pratico: per comprare il biglietto di un mezzo pubblico basta tirare fuori il cellulare, accedere a WeChat ed effettuare la transazione online, il tutto senza tirare fuori un renminbi dalla propria tasca. WeChat è l’applicazione più utilizzata in Cina e conta circa 1,08 bilioni di utenti al mese, 619,6 milioni dei quali utenti quotidiani; per le sue funzionalità è molto più di un Facebook cinese ma, semmai, può essere definito un mix tra Facebook, Twitter e Instagram.
Rivoluzione WeChat
Accanto al lato social, WeChath ha anche il lato pratico che ha cambiato la vita a milioni e milioni di persone. La app consente di effettuare transazioni online e questa pratica è ormai così diffusa all’interno del Paese che molti hanno iniziato a chiamare la Cina cashless country, ovvero uno Stato senza contanti. Se è sempre più raro vedere un cinese pagare un servizio cash, soprattutto nelle grandi città, dunque, il merito va a WeChat, nata nel 2011 e fondamento principale della svolta tecnologica cinese. Anche perché con la app delle app i cinesi fanno di tutto: prenotano una cena ma pagano anche le bollette, fissano la vacanza e registrano il documento personale, trovano lavoro e parlano con i contatti. Difficile non farsi influenzare la vita da una applicazione così.
Il lato oscuro
Dietro all’efficienza di un sistema tecnologico all’ennesima potenza si nascone un lato oscuro. Va da sé che quando un cinese utilizza WeChat offre alla app su un piatto d’argento una marea di dati sui propri gusti, comportamenti online e via dicendo. Questi dati, raccolti in un’apposita banca dati e incrociati con altre informazioni governative, consentono allo Stato cinese di controllare passo dopo passo, minuto dopo minuto, ogni abitante della Cina. I dati di WeChat appartengono sì a un’azienda privata, Tencent, ma qualora il governo cinese dovesse chiederli nessuno potrebbe opporsi.
Le tre caratteristiche della tecnocrazia cinese
L’ascesa tecnologica della Cina suggerisce diversi spunti di riflessioni. Innanzitutto, a differenza di quanto accade in Occidente, dove il colpo di genio può far apparire dal nulla un’innovazione da un momento all’altro, in Asia il progresso tecnologico viene essere pianificato a tavolino. Se oggi la Cina è diventata una quasi tecnocrazia gran parte del merito va alla visione avuta dal Partito, lungimirante nel puntare su determinati settori a discapito di altri. Certo, dietro a ogni app c’è un singolo personaggio ma niente avrebbe potuto fare senza il decisivo appoggio, per lo più legale ed economico, del governo centrale. La Cina ha inoltre una popolazione enorme, quantificabile in circa 1,4 miliardi di persone: raccogliere dati su un campione così vasto offre alle autorità la possibilità di tracciare una ragnatela per imprigionare ogni possibile criticità sociale. La lezione cinese insegna come certi sistemi politici considerino il pensiero libero non necessario e secondario rispetto alle capacità del singolo. Quando ci sono queste, il più è fatto. Poi tocca al Partito indirizzare i singoli sulla retta via.



