Chi avrebbe mai detto che un idraulico baffuto con gli occhioni celesti, in tuta e berretto rosso, potesse trasformarsi in un’icona pop mondiale. Senza ombra di dubbio non lo pensava, 40 anni fa, Shigeru Miyamoto, il designer di videogame che avrebbe dato vita a Super Mario, il personaggio più famoso del mondo videoludico che sarebbe diventato la mascotte ufficiale di Nintendo.
Mario fu inizialmente concepito per essere il protagonista di “Donkey Kong“, un gioco arcade del 1981, sempre targato Nintendo, nel quale un falegname cercava di salvare la propria ragazza da una scimmia gigante. Andò più o meno così: l’azienda giapponese voleva riscattare il fallimentare titolo “Radar Scope” e incaricò il brillante Miyamoto di creare un videogame basato sull’iconico marinaio dei cartoni animati Braccio di Ferro. C’era un problema: Nintendo non era riuscita ad accaparrarsi i diritti di quel personaggio e l’artista dovette trovare una nuova idea.

Da Jumpman a Super Mario
Miyamoto optò per un carpentiere con baffi e tuta. Lo chiamò Jumpman perché nel gioco doveva superare gli ostacoli saltando. Quando Nintendo fece uscire “Donkey Kong” negli Stati Uniti i dirigenti locali dell’azienda ritennero tuttavia che Jumpman avesse bisogno di un nome migliore. I lavoratori del magazzino Nintendo di Washington avevano iniziato a chiamare il personaggio “Mario” perché assomigliava incredibilmente al proprietario dell’edificio, un uomo di nome Mario Segale. Miyamoto sentì parlare del soprannome e gli piacque. “Hanno iniziato a chiamare il personaggio Mario e quando l’ho sentito ho pensato: ‘Oh, Mario è un bel nome, usiamolo’”, ha raccontato alla NPR.
Certo, “Donkey Kong” ebbe un successo enorme ma Nintendo decise di affidare a Miyamoto il compito di introdurre il personaggio di Mario in un gioco a sé stante. Nacque così il fratello di Mario, Luigi, vestito di verde, e la coppia debuttò nel gioco arcade del 1983 “Mario Bros.”. Ma l’exploit definitivo di Mario avvenne un paio d’anni dopo, il 13 settembre 1985, quando Nintendo lanciò “Super Mario Bros” come gioco principale per la sua console NES. L’azienda nipponica arrivò persino a offrire il titolo in bundle con gli apparecchi, fino a che il Nintendo NES divenne la console per videogiochi più venduta della sua generazione, con oltre 60 milioni di unità piazzate sui mercati globali.

La nascita di un’icona mondiale
Oltre alle avventure principali, i giochi spin-off hanno catapultato Mario – insieme ai suoi amici, come il citato fratello Luigi, e ai rivali, come Bowser – in tanti altri titoli come “Mario Golf“, “Mario Tennis” e il popolarissimo “Mario Kart“.
“Poco dopo che Super Mario divenne famoso qualcuno mi disse che avevo raggiunto lo status di Walt Disney. Ricordo di aver fatto notare che, all’epoca, Topolino aveva più di cinquant’anni, mentre Mario esisteva solo da due o tre anni. Quindi c’era molto da recuperare”, ha dichiarato qualche anno fa Miyamoto nel corso di una lunga intervista rilasciata al The New Yorker.
Secondo alcune stime, fino al 2024 il franchising Mario avrebbe generato oltre 50 miliardi di dollari di ricavi, oltre 25 miliardi dei quali solo dalla serie principale “Super Mario“.
Il film The Super Mario Bros. Movie, uscito nel 2023, ha incassato circa 1,361 miliardi di dollari al box office globale. A giudicare dai numeri, e dopo 40 anni trascorsi sulla cresta dell’onda, possiamo affermare che Mario ha raggiunto – e in certi frangenti persino superato – lo status di Topolino.


