Non si arresta la diffusione del coronavirus in Francia, dove nelle ultime 24 ore sono stati registrati 26.896 nuovi casi positivi, con un deciso balzo in avanti rispetti ai 20.339 di ieri, quando era stata superata per la prima volta la barra dei 20mila casi. I decessi si sono invece stati 54, mentre il tasso di positività (Percentage Positive, PP) sui test effettuati è schizzato all’11%.

Due sono tuttavia gli aspetti da considerare. Primo: l’elevato numero di casi dipende per buona parte anche dall’altrettanta elevata quantità di test effettuati, superiore rispetto a quella delle ultime settimane. Secondo: gli esperti sono preoccupati dal citato PP, visto che le percentuali francesi continuano ad aumentare: 9,8% giovedì, 10,4% venerdì e, appunto, 11% ieri, sabato 10 ottobre.

Ricordiamo che il tasso di positività viene calcolato come nuovi test positivi sul totale dei test effettuati. Il risultato è una percentuale che mostra quanti test giornalieri sono risultati positivi rispetto alla quantità di persone testate. Solitamente il suo valore viene utilizzato per stimare l’incidenza di una malattia infettiva, ovvero quanti nuovi casi si creano in un determinato periodo.

Quando il PP supera una certa soglia, definita “di allarme”, significa che il numero di test effettuati non basta a scovare tutti i casi giornalieri. Ebbene, considerando che parlando di Covid-19 tale soglia è stata piazzata attorno al 5% e leggendo gli ultimi dati francesi, appare evidente come la Francia debba fare i conti con un problema piuttosto serio. A Parigi e dintorni, infatti, il tasso di positività ha più che raddoppiato la soglia di allarme del 5%.

Gli errori francesi (da non ripetere)

La Francia è stata travolta da simili numeri per varie ragioni. Intanto bisogna considerare che nel periodo estivo, un po’ come avvenuto in tutto il resto dell’Europa, i francesi hanno speso le loro ferie per andare in vacanza, tanto in patria quanto all’estero. Un discreto numero di persone si è così spostato, spesso dimenticando di rispettare le misure di sicurezza anti Covid (distanziamento sociale, mascherina, lavaggio delle mani). Il ritorno a casa ha portato, inevitabilmente, a un’impennata di positività.

Il colpo di grazia, tuttavia, potrebbe essere arrivato non tanto dal turismo, settore moribondo da ripristinare al più presto, quanto da altre due motivazioni. Gli esperti puntano il dito contro il poco efficace sistema di tracciamento degli infetti attuato da Parigi, ricco di errori e ritardi, al quale si aggiunge la decisione di ridurre la quarantena da 14 a 10 giorni per chi ha il Covid ma è senza sintomi. Per alcuni ricercatori, questi soggetti asintomatici potrebbero essere ancora contagiosi. E potrebbero essere stati loro ad appesantire i bollettini sanitari francesi con diversi nuovi casi in più.

Il numero di tamponi

Oltralpe la situazione è preoccupante, non solo dal punto di vista prettamente numerico. A Parigi e nell’Ile-de-France gli slot della terapia intensiva si stanno lentamente riempiendo (siamo intorno al 50% della capacità effettiva). Il governo considera zone rosse la capitale ma anche Marsiglia, Aix-en-Provence e l’isola di Guadalupe. Lione, Lille, Saint-Etienne e Grenoble sono entrate in allerta massima, con bar e sale per feste chiusi, ingressi limitati in negozi e centri commerciali, oltre ai divieti di assembramento e il rispetto del distanziamento sociale nei ristoranti. Certo è che in tutto il Paese, al netto dell’ingente numero di tamponi, sono stati riscontrati 124 nuovi focolai nelle ultime 24, per un totale di 1362 cluster. Il governo francese ha escluso un lockdown nazionale anche se aleggia l’ombra di un lockdown locale.

Quanto sta accadendo in Francia dovrebbe interessare molto all’Italia. Prendiamo il numero di tamponi effettuati dall’Italia: questo valore è inferiore rispetto a quello registrato da altri Paesi europei. Ieri i tamponi effettuati da Roma sono stati 133.084, mentre venerdì 129.471. Il tetto dei 100mila è stato sfondato soltanto il 2 settembre, dopo la media dei 59mila tamponi al giorno dello scorso agosto. Dovendo fare un confronto con i vicini dell’Italia, e prendendo i dati degli ultimi sette giorni, nel nostro Paese ogni mille persone ne viene testata una. In Germania, Spagna e Francia arriviamo a due; nel Regno Unito quasi a tre. Alla luce di tutto ciò, insomma, è lecito aspettarsi un ulteriore aumento dei contagi sul territorio italiano. Ma attenzione, perché l’andamento di un’epidemia non dipende soltanto dalla voce “nuovi positivi”.

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