Il tema dell’Intelligenza Artificiale sta entrando sempre più al centro del dibattito contemporaneo. Gli investimenti delle aziende di tutto il mondo nel campo della robotica stanno crescendo a vista d’occhio e i ritmi di sviluppo ha assunto una crescita più che esponenziale.
In parallelo alle conquiste tecnologiche e ai benefici vi sono però gli aspetti critici di tale balzo in avanti. Così come la Prima Rivoluzione Industriale portò alla diffusione su larga scala di alcolismo e depressione, fino ad allora sconosciute, tra le fasce più povere della popolazione inglese, così l’attuale Quarta Rivoluzione (Rivoluzione 4.0) potrebbe cancellare interi comparti industriali. Il rischio di perdita di lavoro umano, sostituito dalle macchine, non è caro solamente ai teorici della “decrescita felice” e ai fautori di un bucolico ritorno alle origini.
Reddito universale di base contro lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale
Sono gli stessi protagonisti di questa Rivoluzione robotica a paventare i rischi del cambiamento e a proporre eventuali soluzioni. Un esempio di ciò può essere osservato al Brain Bar. Si tratta di una sorta di circolo di intellettuali ed esperti, con sede nella città di Budapest, che organizza incontri di alto livello su temi legati allo sviluppo della robotica. Un ultimo interessante evento si è svolto qualche settimana fa e ha avuto come tema “il reddito universale di base come garanzia di sicurezza sociale nel futuro”. L’evento, riportato solo dal portale Futurism e in Italia dal solo giornalista Paolo Barnard, ha visto gli interventi di Steve Fuller, autore del libro Humanity 2.0, Auguste Comte, Professore in Epistemologia Sociale all’Università di Warwick e Zoltán Pogátsa, economista ungherese.
Il dibattito è stato molto interessante perché ha visto contrapposte due linee di pensiero antitetiche. Da una parte Pogatsa accanito sostenitore del reddito universale di base, dall’altra Steve Fuller, invece apertamente critico di questa teoria. Veniamo al succo della proposta. Secondo Pogatsa è un fatto innegabile che lo sviluppo dell’ Intelligenza Artificiale porterà alla perdita di milioni di posti di lavoro, nonché alla distruzione di interi comparti industriali. L’unico modo, secondo l’economista ungherese, per far fronte a una situazione dove nuovi milioni di disoccupati potrebbero creare tensioni e caos sociale è la creazione di un reddito universale di base. Si tratterebbe nello specifico dell’elargizione da parte dello Stato di una somma di denaro fissa mensile garantita per tutti.
Una riproposizione su scala planetaria di quello che in Italia è stato proposto dal Movimento 5 Stelle come reddito di cittadinanza. Tale teoria economica poggia le sue radici sulla giustizia distributiva descritta da Rawls, sulla libertà dalla povertà e dal ricatto del lavoro di Rodotà e sulla riappropriazione dei frutti di cooperazione sociale espressa da Negri.
Come si può attuare il reddito di base con i vincoli di bilancio?
Secondo la critica posta da Steven Fuller però un tale sistema andrebbe semplicemente a mitigare gli effetti negativi della perdita di lavoro senza intaccarne le cause. Un sistema che diventerebbe insostenibile sul lungo periodo. A ciò bisogna poi aggiungere i vincoli di spesa statale cui sono sottoposti i Paesi, per esempio, dell’area Unione europea. I pareggi di bilancio in Costituzione e i parametri di Maastricht sui limiti alla spesa di Stato rendono de facto impossibile l’attuazione di un simile piano.
Google e Facebook devono pagare per comprare i dati dei cittadini
Più innovativa, ma altrettanto utopica, è la teoria suggerita da Steve Fuller per limitare i danni posti dall’ Intelligenza Artificiale. L’autore di Humanity 2.0 propone che le grandi aziende hi tech che raccolgono i dati personali dei cittadini (Google, Facebook, Amazon ecc.) paghino per ottenere queste informazioni. In pratica tutti i dati “sensibili” dei cittadini dovrebbero avere un costo che l’azienda deve corrispondere al cittadino stesso. L’idea sarebbe di per sé interessante non fosse che comporterebbe un”incubo legislativo” come riporta il portale Futurism.
Come si può infatti quantificare in termini monetari il costo di un dato personale? Come ci si può poi assicurare che le compagnie non inseriscano dati sbagliati per evitare l’acquisto delle informazioni reali? A ciò va poi aggiunto che tale sistema risulterebbe essere piuttosto simile al reddito universale di base. In questo caso invece dello Stato ci penserebbero le compagnie private a garantire lo stipendio ai cittadini. Questo welfare universale, sia esso generato dallo Stato o da privati, suona più in realtà come un palliativo per i futuri disoccupati. Lo stesso John Maynard Keynes, principale teorico del welfare state, fu critico rispetto alla possibilità di un reddito senza lavoro garantito. Lavoro, produzione e reddito sono infatti i tre elementi inscindibili su cui si è retto il sistema economico contemporaneo. Adesso l’ Intelligenza Artificiale rischia di cancellarlo.