Il football negli Stati Uniti è come la pastasciutta in Italia: non si tocca. Un carrozzone da milioni di dollari e che coinvolge di rapina il mondo dello spettacolo e della politica. Un palcoscenico dall’anima barocca, dal quale lanciare anche messaggi importanti. La finale del campionato della National Football League in programma questa notte nella blindata New Orleans si conferma anche quest’anno l’evento sportivo più seguito al mondo e quello che muove il maggior numero di denaro. Nella notte, dunque, al Caesars Superdome da 73mila spettatori, sold out da mesi, si sfideranno i Philadelphia Eagles e i Kansas City, apprestandosi a stabilire nuovi record in fatto di scommesse.

Super Bowl 2025: Trump ospite d’onore
Ma udite udite, il Super Bowl non è solo sport, altrimenti Donald Trump non avrebbe scelto di prendervi parte “benedicendo” la manifestazione. Si tratta della prima volta che un inquilino della Casa Bianca presenzia all’evento, sebbene i presidenti Usa abbiano sempre avuto un legame speciale con il football: il 20 gennaio 1985, Ronald Reagan aveva appena prestato giuramento per il suo secondo mandato come presidente degli Stati Uniti quando eseguì da remoto il tradizionale lancio della moneta prima della partita. Un rituale laico così centrale che nel 2004 George W. Bush lanciò la tradizione del presidente parlante in un’intervista pre-incontro all’emittente ufficiale dell’evento. Mantenuta da Barack Obama, Trump e in seguito Joe Biden si sono dimostrati meno assidui a tal proposito. Una volta tornato in sella, però, President MAGA ha concesso un’intervista a Fox News che andrà in onda prima della partita.

L’apparizione di Trump al Superdome segue la decisione della National Football League di rimuovere gli slogan “End Racism” stampati nelle end zone dal 2021. Trump ha recentemente ordinato la cancellazione dei programmi che incoraggiano diversità, equità e inclusione (il cosiddetto “DEI) nel governo federale e alcuni critici vedono la decisione della Lega come una risposta all’azione del presidente. Ma il commissario della NFL Roger Goodell ha affermato che le politiche sulla diversità della Lega non sono affatto in conflitto con gli sforzi dell’amministrazione federale. Complesso il rapporto di The Donald con il football: da studente, ha giocato a football al liceo. Da tycoon, ha posseduto una squadra in una nuova rivale della NFL e poi ha fatto causa alla lega consolidata. Last, but not least, quella cosuccia dell’inno nazionale, quando, seguendo l’esempio di Colin Kaepernick dei San Francisco 49er, diversi giocatori si inginocchiarono durante l’inno nazionale per protestare contro il razzismo e la violenza della polizia. Per non parlare di quando, da presidente, annullò il ricevimento per i Philadelphia Eagles vincitori del Super Bowl a causa della “mancanza di patriottismo” da parte della squadra. In verità, la maggior parte del team aveva chiarito di non avere alcuna intenzione di onorare l’invito, preferendo concentrarsi sugli allenamenti.

Jill Biden e Taylor Swift sorvegliate speciali al Super Bowl
Ma gli occhi non sono puntati esclusivamente sul presidente Trump. L’ex first lady Jill Biden, da sempre tifosa dei Philadelphia Eagles, assisterà alla partita con il nipote Hunter: il suo Joe, tuttavia, resterà a casa, evitando virtuali scazzottate presidenziali. Sarà una ripetizione del viaggio del 2023 a Glendale, in Arizona, dove, da first lady, Jill Biden e Hunter videro i Chiefs sconfiggere di misura gli Eagles nel Super Bowl. Tribuna d’onore anche per un’altra “nemica” di Trump: la popstar che rendere oro tutto ciò che tocca Taylor Swift. La cantante, reduce dai Grammy in cui è rimasta a bocca asciutta, è la compagna di Travis Kelce, l’altra star dei Chiefs. La pop star, una delle celebrità più influenti degli Stati Uniti, si è schierata pubblicamente con la democratica Kamala Harris alle elezioni presidenziali del novembre 2024. Non sembra, dunque, affatto un caso che sul suo Truth Social, il presidente abbia ripetutamente elogiato Brittany Mahomes, la “bellissima e BRILLANTE” moglie del “GRANDE” quarterback dei Kansas City Chief Patrick Mahomes, del cui sostegno è convinto. Si ma lui per chi tifa? Trump, che ha assistito al Super Bowl nel 1992, ha evitato di schierarsi nella sfida, nonostante i commenti pubblici e i post sui social media che lasciano intendere una certa affinità con Kansas City. La scorsa settimana, quando gli è stato chiesto quale squadra avrebbe vinto, ha detto: “Non voglio dirlo, ma c’è un certo quarterback che sembra essere un vincitore piuttosto bravo“, riferendosi velatamente proprio a Mahomes.

Halftime che scotta: Kendrick Lamar
L’altro ospite che scotta, protagonista del concerto dell’Halftime del Super Bowl 2025, è il rapper Kendrick Lamar, che si esibirà come primo rapper solista della storia della kermesse sportiva. Ondate di proteste dei tifosi, rammaricati del fatto che la NFL abbia scelto Lamar rispetto al nativo di New Orleans, Lil Wayne. L’esibizione segnerà la seconda apparizione di Lamar sul palco dell’intervallo, dopo la sua apparizione nel 2022 al fianco di Dr. Dre , Eminem , Mary J. Blige e Snoop Dogg al Super Bowl LVI. La sua presenza ha fatto scommettere molti sul fatto che questo sarà il Super Bowl più politico di sempre: nel corso della sua carriera, Lamar ha utilizzato la musica per sostenere varie cause politiche, in particolare il movimento Black Lives Matter.
Tuttavia, mentre alcuni anni fa le sue canzoni più popolari erano piene di speranza e protesta sociale (come Alright, inno per la comunità afroamericana), i suoi ultimi successi suggeriscono che Lamar non è più interessato all’attivismo. Nell’ultimo anno, in particolare durante le elezioni presidenziali, ha fatto notizia solo in relazione al suo dissing con Drake, che ha portato a Not Like Us, il brano che ha appena vinto cinque Grammy. Che lo volesse o meno, la sua voce è diventata un simbolo: Not Like Us e Freedom sono stati scelti dalla democratica Kamala Harris come colonna sonora per la sua campagna elettorale.
Chi la spunterà? Appuntamento questa notte alle 00.30 ora italiana!
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