La Francia è alle prese con la seconda ondata di coronavirus. Ogni giorno che passa il bollettino diffuso dal Ministero della Salute riporta un nuovo record di contagi. L’ultima rilevazione, di ieri, sabato 19 settembre, ha evidenziato 13.498 casi in 24 ore. Nelle ultime settimane si è più volte sfondato il tetto dei 10mila casi al giorno. Quel che è peggio è che alcune regioni stanno iniziando a fare i conti con la saturazione dei posti letto nei reparti specializzati, allestiti per far fronte alla pandemia di Covid, e nelle terapie intensive.

L’incubo più grande è che la situazione possa precipitare, tornando ai livelli della scorsa primavera. Non solo: gli altri Paesi europei, guardando a ciò che sta succedendo in Francia, temono che qualcosa di simile possa abbattersi anche dalle loro parti. Ma perché Parigi è finita nell’occhio del ciclone? Impossibile individuare una sola motivazione, anche se nel mirino della critica sono finiti sia la gestione dell’uscita dal “confinamento“, sia le strategie utilizzate dal governo francese per cercare di bloccare la diffusione del virus.

A peggiorare la situazione, a detta degli esperti, potrebbe aver contribuito anche il pessimo atteggiamento mostrato dei cittadini francesi che, in vacanza e per tutto il periodo estivo, hanno abbassato la guardia. Vittoria Colizza, direttrice di ricerca del laboratorio Epicx, presso l’Istituto nazionale francese di salute e ricerca (Inserm) di Parigi, lo ha spiegato in maniera approfondita all’Agi: “In reazione alla stanchezza da coronavirus e alla mancata libertà dei mesi primaverili, a partire da fine giugno le abitudini dei francesi sono molto cambiate, soprattutto in vacanza, e i gesti barriera sono stati osservati con meno diligenza da tutti a prescindere dall’età. In quel periodo il sistema di identificazione-tracciamento-isolamento non era, però, ancora abbastanza consolidato”.

Una strategia da rivedere

Certo, la colpa non può essere imputata soltanto ai cittadini. È anche – e soprattutto – la strategia adottata dal governo francese ad aver mostrato evidenti falle. Gli scienziati avevano in effetti previsto uno scenario che comprendesse la ripresa di contagi. Secondo uno studio di modellizzazione dell’Inserm, realizzato lo scorso aprile e pubblicato dalla rivista Bmc Medicine, c’erano quattro possibili scenari per l’uscita dal confinamento della Francia, tenendo conto di una combinazione di quattro fattori, tra cui la strategia test-trace-isolate, gli interventi di distanziamento sociale (riapertura di alcune attività commerciali) e l’adozione di misure preventive da parte della popolazione. Ebbene, due scenari prevedevano una diminuzione dei contagi tra maggio e giugno, seguita da un’impennata nei mesi estivi. Uno scenario è perfettamente in linea coni dati registrati nel periodo compreso tra maggio e settembre.

Scendendo nel dettaglio, la strategia testare-tracciare-isolare ha funzionato poco e male. Si stima che tra il 13 maggio e la fine di giugno sia riuscito a individuare solo un caso su dieci, perdendone per strada nove. In seguito, grazie all’aumento dei test eseguiti (anche più di un milione a settimana) e al personale nei laboratori, le capacità della strategia sono migliorate. “Sulla carta questa strategia avrebbe dovuto frenare la catena di trasmissione del virus, ma sicuramente ci sarebbe voluto un sistema più aggressivo per arginare la pandemia”, ha spiegato ancora Colizza.

Ferie e allentamenti delle misure

In estate, come abbiamo detto, molti cittadini sono andati in ferie. Ed è qui, dopo mesi di lockdown, che in molti si sono eccessivamente rilassati. È difficile valutare con esattezza l’incidenza del turismo sul rimbalzo dei casi, ma “è chiaro che l’aumento dei contatti tra persone che hanno meno rispettato i gesti barriera e lo scambio di popolazioni tra varie regioni per le vacanze” abbiano contribuito “all’attuale crescita della circolazione del virus”, ha aggiunto la ricercatrice Colizza.

I pazienti ricoverati sono per lo più anziani e soggetti con patologie pregresse, ovvero gli stessi dei mesi scorsi. La differenza rispetto alla prima ondata è prettamente geografica. In un primo momento le zone critiche erano le regioni del Nord-Grande Est, Hauts de France e Ile de France. Adesso le zone più critiche sono localizzate a Marsiglia, Bordeaux e Costa Azzurra. Il governo continua a lasciare carta bianca alle varie amministrazioni territoriali, consentendo loro di varare in tutta autonomia provvedimenti restrittivi, tra cui obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto, limitazione di assembramenti e dell’orario di apertura delle attività. Parigi non ha alcuna intenzione di optare per un secondo lockdown nazionale.

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