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Dalla guerra dei vaccini alla guerra dell’export. La carenza di dosi si è abbattuta praticamente in tutto il mondo, lasciando interi Paesi a secco di rifornimenti. Tranne rare eccezioni, come ad esempio Stati Uniti e Cina, molti governi sono stati costretti a rallentare le proprie campagne vaccinali complici i tagli nelle consegne annunciati dalle Big Pharma. L’ultima speranza che, in ordine cronologica, avrebbe dovuto accelerare il processo di distribuzione degli antidoti era l’India.

Usiamo il condizionale perché Nuova Delhi ha temporaneamente sospeso le maggiori forniture all’estero del vaccino AstraZeneca prodotte dal Serum Institute of India. Il Sii è il produttore di vaccini più grande al mondo che, già in epoca pre Covid, era in grado di garantire il 60% della fornitura mondiale dell’intero comparto vaccinale. Adesso anche questo istituto deve fare i conti la realtà. Una realtà che vede aumentare pericolosamente i contagi a livello nazionale, e che quindi richiede un numero più alto di dosi da somministrare alla popolazione. Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, la decisione causerà ritardi sulle consegne in tutto il resto del pianeta.

La decisione dell’India

Senza ombra di dubbio lo stop all’export indiano provocherà il congelamento delle consegne destinate al programma Covax dell’Onu. Il Sii avrebbe dovuto inviare un discreto numero di dosi a 64 Paesi a basso reddito. Da parte sua, il Serum non ha rilasciato commenti e neppure il ministero degli Esteri indiano. Sappiamo però che da giovedì scorso l’export di vaccini dall’India si è pressoché azzerato. Allo stesso tempo, Nuova Delhi ha potenziato la propria campagna di immunizzazione di massa, spiegando che “non ci sarà esportazione” fino a che “la situazione sanitaria interna non si stabilizzerà”.

Il Sii ha rinviato la spedizione del vaccino AstraZeneca a Paesi come Brasile, Regno Unito, Marocco e Arabia saudita. Le autorità britanniche sono in contatto con New Delhi per ricevere la seconda tranche di 5 milioni di dosi ordinate al Serum Institute. Londra dovrà aspettare nuovi ordini. La mossa dell’Elefante indiano, infatti, è stata descritta come una “stretta temporanea” e dovrebbe influenzare le forniture fino alla fine di aprile. Da quel momento in poi, inoltre, tutti gli over 45 indiani potranno chiedere di essere vaccinati, e non solo gli over 60 e gli over 45 fragili.

La strategia di Pfizer

Altro che dosi da inviare all’Unione europea, altro che accordi da rispettare. Se l’esportazione del vaccino di AstraZeneca è stato bloccato a causa di motivi sanitari, i lotti del Pfizer-BioNTech sarebbero congelati, in tutti i sensi, a causa di precise scelte commerciali. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Tempo, Pfizer potrebbe contare su diverse dosi ma non le vorrebbe inviare in Europa in quanto preferirebbe consegnarle, in futuro, agli Stati Uniti in vista di nuove iniezioni. Non solo: sul territorio americano ci sarebbero dosi Pfizer in abbondanza, addirittura in sovra produzione.

Dosi, va da sé, che saranno però iniettate nelle braccia dei cittadini statunitensi. Il motivo? A causa delle varianti, potrebbe esser necessaria anche una terza dose del vaccino. E, a quel punto, Washington non avrebbe alcuna intenzione di farsi trovare impreparata. Come se non bastasse, a partire dal 2022 il vaccino anti Covid potrebbe diventare una sorta di routine ed essere venduto a prezzo di mercato. Pfizer avrebbe così – il condizionale è, ancora una volta, d’obbligo – fatto i suoi calcoli. Prima gli Stati Uniti, poi l’Europa.