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Stupore e incredulità sono stati i sentimenti degli americani che, ad Halloween, hanno assistito alla proiezione in mondovisione di una scena tanto inverosimile da risultare incredibile. Perché quel giorno, che ogni anno cade alla vigilia della cristianissima ricorrenza di Ognissanti, il mostro sacro della scena rap nordamericana Ye (ex Kanye West) ha organizzato un evento suggestivo: una sessione di canti sacri, inni e lodi al Dio cristiano attraverso la quale ridurre apotropaicamente gli influssi negativi del paganeggiante Halloween.

L’evento, che ha visto la partecipazione di un gruppo gospel, il Sunday Service Choir, e del cantante di fama mondiale Justin Bieber – che come l’omologo afroamericano è rinato nel protestantesimo evangelico -, sarebbe passato quasi inosservato se non fosse stato per la presenza di un ospite insospettabile: Marilyn Manson.

Manson è stato, ed è tuttora, l’uomo-icona del satanismo nordamericano contemporaneo, un cantante tanto carismatico quanto controverso che ha rivoluzionato il modo di fare la musica e che, soprattutto, ha esercitato una potente influenza culturale sulla società statunitense. Un cantante che, per i servigi incommensurabili resi alla causa del Principe delle Tenebre, nel 1994 fu insignito del titolo di reverendo onorario della Chiesa di Satana da Anton LaVey, il Papa nero a cui noi posteri dobbiamo il ritorno in auge del satanismo nel mondo. Travolto da una serie di scandali, contestualizzabili all’interno della campagna del Me Too, Manson era scomparso dalla luce dei riflettori nei tempi recenti e non è da escludere che il duro periodo di isolamento e caccia alle streghe lo abbia incoraggiato a fare un lavoro introspettivo, trovando nel supporto dei colleghi, come Ye e Bieber, una via di fuga e un modo per rinascere.

Marilyn Manson in concerto a Tallin (LaPresse)
Marilyn Manson in concerto a Tallin (LaPresse)

Perché sia importante scrivere e parlare dell’accaduto è oltremodo evidente, perlomeno a chi segue da vicino il panorama culturale e sociale dell’America: è la prova che, oramai, i cristiani evangelici hanno cominciato a fare proselitismo nella tana del lupo, cioè tra i satanisti, nella consapevolezza che trattasi di una forza in ascesa, ben organizzata e dotata di un elevato potere mediatico, culturale e finanche politico.

Satanismo, la nuova religione d’America

La bizzarra triade Ye-Bieber-Manson parla dell’America di oggi, di ieri e di sempre. Un’America fondata da un gruppo di puritani visionari, i Padri pellegrini, temprata dal Vangelo e che sin dagli albori non ha avuto dubbi sul proprio essere e sul proprio mandato. Essere Città sulla collina, Nuova terra promessa e Impero della libertà. E avere il mandato, di origine divina, di convertire il mondo alla pace e alla fede a mezzo di una violenza redentrice. Quell’idea messianica di America, però, è sempre più in bilico.

Dinamiche demografiche e cambiamenti sociali, in primis l’attecchimento definitivo della secolarizzazione, stanno riscrivendo il volto e l’anima della più grande democrazia multirazziale e multireligiosa del pianeta, e il crescendo di tensioni dell’ultimo decennio non è che un riflesso, una conseguenza inevitabile di questo mutamento paradigmatico. Paradigmatico perché rivoluzionario negli esiti, di cui i più considerevoli sono (saranno) la progressiva scomparsa dell’egemonia WASP, l’ispanizzazione, la scristianizzazione e, non meno importante, il sorpasso dei liberal sui conservatori.

Il cambiamento dell’America sembra ineluttabile, come mostrano e dimostrato i numeri sulla de-waspizzazionei cristiani sono diminuiti dal 77% al 65% della popolazione totale dal 2009 al 2019, mentre atei e agnostici sono passati dal 17% al 26% nello stesso periodo –, e un ruolo-chiave all’interno di questo processo sta venendo giocato da una forza insospettabile: i satanisti.

Non è dato sapere quanti siano con esattezza i seguaci dell’Antico avversario a Jesusland, quel che conta realmente è il potere di condizionamento culturale e politico di cui dispongono. E quel potere, numeri e fatti alla mano, è enorme, riguarda una vasta gamma di settori e va crescendo di anno in anno. Un potere che, non a caso, le ale più oltranziste del Partito democratico hanno cominciato a sfruttare a proprio vantaggio da diversi anni, in particolare durante l’era Trump.

Prima di procedere con la disamina urge una premessa: il satanismo non è un blocco monolitico, ragion per cui non possiede una struttura univoca, non ha un’organizzazione verticistica e presenta una costellazione di chiese, spesso e volentieri in contrasto e competizione tra loro. Vi sono satanisti teistici, ovvero che credono nell’esistenza fisica di Satana, e satanisti non teistici, che lo venerano come simbolo di ribellione. E vi sono, ancora, satanisti bafomettiani e luciferiani, i crowleyani e gli acidi, e via dicendo.

Il satanista di Harvard che combatte i repubblicani

I primi e principali attori del satanismo nordamericano sono due: la Chiesa di Satana di Anton LaVey e il Tempio satanico di Lucien Greaves.

La prima, che è più antica, sin dalla fondazione – avvenuta nel 1966 – ha prediletto il proselitismo nei salotti buoni, focalizzando le campagne di reclutamento nei mondi della musica e dell’intrattenimento, ed è nota al volgo per aver istruito Rolling Stones e Led Zeppelin e per aver battezzato nel nome del Diavolo, oltre il famigerato Marilyn Manson, l’attrice Jayne Mansfield e il cantante Sammy Davis Jr.

Il Tempio satanico ha origini più recenti, essendo stato costituito nel 2013, ed è la realtà satanica più politica dell’intero panorama nazionale. È la realtà che sta aiutando i Dem a combattere Repubblicani e destra religiosa ovunque e comunque possibile: stampa, internet, scuole, intrattenimento e tribunali. Fondato da un bambino prodigio rispondente al nome di Douglas Mesner (Lucien Greaves è uno pseudonimo), laureatosi in neuroscienze ad Harvard, il Tempio satanico ha sede a Salem, la famigerata città delle streghe, ha distaccamenti ufficiali (i “capitoli”) in ventuno stati federati e vanta un diritto che gli sta permettendo di sfidare le leggi a firma repubblicana in ogni tribunale: è una chiesa a tutti gli effetti.

In qualità di chiesa ufficialmente riconosciuta, esenzione fiscale a parte, il Tempio satanico ha potuto fare e sta facendo ciò che ai laveyani e agli altri correligiosi non è mai stato concesso: difendere gli interessi dei seguaci di Satana in sede pubblica. Irriverenti, persuasivi e onnipresenti, i satanisti di Greaves sono ormai una presenza fissa sui principali media anglofoni – in particolare The Huffington Post, The Usa Today, Bbc, The Guardian e Daily Mail -, gli sono stati dedicati documentari celebrativi – Hail Satan? è stato il fenomeno del Sundance Film Festival 2019 – e sono diventati un punto di riferimento per la minoranza arcobaleno – anche perché il 50% di loro si identifica nella sigla lgbt+ -, nonché un importante alleato delle cause Dem.

In sella a cavalli di battaglia quali la giustizia sociale, la separazione tra Stato e Chiesa e la superiorità dell’individuo sulla comunità, i membri del Tempio satanico si sono rivelati degli aiutanti più che validi per i Dem, avendo mostrato in più occasioni di poter sabotare efficacemente le agende sociali e culturali dei rivali Repubblicani e della loro spalla: la destra religiosa. Perché quelli che la Bbc ha descritto come i combattenti per la libertà religiosa, che l’Irish Times ha presentato come dei difensori della democrazia e della dignità umana nell’epoca del trumpismo, e che il The Guardian ha definito “i bravi ragazzi nella lotta contro la destra evangelica”, vanno ottenendo più vittorie che sconfitte in quasi ogni stato federato, specie per quanto concerne l’elasticizzazione del diritto all’aborto, le rappresentazioni giudeo-cristiane negli spazi aperti e la parità di trattamento nel sistema scolastico.

Tra le gesta più eclatanti e i successi più considerevoli del Tempio satanico, la maggior parte dei quali risalgono al periodo della grande mobilitazione contro Trump, figurano e risaltano l’installazione provvisoria nel 2018 di un Bafometto accanto ai Dieci Comandamenti del Campidoglio di Little Rock (Oklahoma) – costruito grazie ad una raccolta fondi terminata in tempi record -, l’introduzione dei cosiddetti doposcuola satanici in un numero crescente di istituti e l’utilizzo del concetto di “aborto rituale” per sfidare nei tribunali le leggi più restrittive in materia di interruzione volontaria di gravidanza.

Il diavolo è nei dettagli

The Conversation aveva preannunciato l’anno scorso che il Tempio satanico “non può più essere bollato come una truffa”, perché sta obbligando gli americani “a riflettere un po’ di più su cosa sia la religione”. E Usa Today, in maniera simile, nel 2019 aveva invitato i lettori “ad aprire le porte a Satana” per il bene “della libertà religiosa nello spazio pubblico”, vedendo il proprio appello rilanciato dal The Huffington Post dopo la morte del giudice Ruth Bader Ginsburg. Tre articoli, quelli di cui sopra, pubblicati allo zenit della saga Trump e che non erano stati concepiti per finire nell’oblio, per acchiappare clic, quanto per preconizzare ciò che sarebbe accaduto nel nuovo decennio: l’emancipazione del satanismo dalla nicchia, il suo divenire una “religione liberal” a tutti gli effetti.

Non è un caso che l’onere-onore della battaglia alla legge texana sull’aborto abbia voluto autoassumerselo il Tempio satanico, i cui legali stanno preparando le carte da presentare in tribunale proprio in questi giorni. E non è un caso che la stampa statunitense, grande e piccola dal Boston Globe a Fox , stia seguendo la vicenda con attenzione, mentre l’opinione pubblica si chiede chi sarà il vincitore di questo capitolo-chiave della guerra culturale tra liberal e conservatori per l’anima dell’America.