Le due stragi di El Paso, Texas, e Dayton, Ohio, dove sono state uccise 29 persone e ferite una decina hanno scosso gli Stati Uniti, riaprendo un dibattito interno relativo alla vendita “incontrollata” delle armi da fuoco. Un diritto sancito dal Secondo Emendamento alla Costituzione che difficilmente sarà abrogato o modificato, dal momento che il procedimento prevede prima il voto favorevole dei due terzi del Senato e della Camera dei Rappresentanti e in seguito la ratifica di almeno tre quarti dei Paesi che formano gli Stati Uniti. L’altro ostacolo è rappresentato dalla National Rifle Association (Nra), ovvero l’associazione che racchiude i produttori di armi statunitensi e che esercita politiche lobbistiche nei confronti del partito Repubblicano e di quello Democratico. Il presidente Donald Trump, nel suo messaggio di cordoglio dalla Casa Bianca, non ha accennato a una legge per controllare la vendita di armi, sottolineando come a causare le stragi siano stati “dei problemi psichici e la celebrazione della violenza nella nostra società, provocata soprattutto dai videogiochi”. Poco prima del suo discorso Trump, tramite Twitter, ha anche invitato i parlamentari dei due partiti a lavorare per trovare un accordo su una legge che rafforzi i controlli su chi acquista armi da fuoco, soprattutto per verificare che non abbiano avuto condanne penali o che non siano affette da malattie psichiche.

Il dibattito politico

Parole che probabilmente non avranno seguito legislativo e che sembrano dettate dalla volontà di far tacere le polemiche sul fatto che Patrick Crusius, il killer di El Paso, sui social network ha più volte retweettato Trump, postato a favore del muro con il Messico e attaccato Nancy Pelosi e Bernie Sanders. Ma stando a Politico sembra che non solo Trump vorrebbe agire per aumentare il controllo sulla vendita di armi da fuoco, ma anche il procuratore generale degli Stati Uniti Bill Barr sarebbe intenzionato a consigliare soluzioni che avranno un impatto importante. Avvicinandosi le elezioni presidenziali del 2020 queste stragi effettuate da “suprematisti bianchi” potrebbero essere un colpo duro da digerire, specialmente perché lo stesso Trump viene accusato di aver provocato questa “rinascita” con i suoi discorsi razzisti e anti-immigrazione. Per cercare di non perdere elettorato Trump potrebbe ripristinare la regolamentazione sulle armi stilata nel corso dall’ex-presidente Barack Obama, che ha ribadito la necessità di dare “una stretta sulle armi da fuoco“.

L’altra strada sarebbe quella di varare una legge che attinga dalle proposte dei candidati democratici che vorrebbero aumentare i controlli sui clienti, incrementare le multe per i produttori che eludono le normative esistenti ed eliminare ogni possibilità per chi ha ricevuto condanne di acquistare nuovamente un’arma. Difficilmente si giungerà a un accordo bipartisan e se ci sarà un’azione politica questa sarà solamente esecutiva, anche perché è altamente improbabile che i candidati democratici accettino un compromesso con Trump. Sfruttando anche l’opposizione di Barr alla libera vendita di armi, il presidente potrebbe chiedere a un numero maggiore di Stati di varare una legge “red flag” (Bandiera rossa) che permette ai funzionari locali di identificare meglio le persone instabili che non possono acquistare o possedere armi da fuoco. Potrebbe essere l’unica soluzione per non inimicarsi l’Nra a poco più di un anno dal voto del 2020 e per non andare incontro a un intervento della Corte Suprema, che probabilmente difenderebbe il diritto di possedere armi sancito dal Secondo Emendamento.

La proposta dell’Ohio

L’attuale legge per identificare chi non può acquistare armi è in vigore in 17 Stati (tra cui Florida, New York, Connecticut, Illinois e California), ma, come scritto sul The New York Times, al momento non è possibile dire se queste iniziative sono state o meno efficaci. Ciò nonostante sull’onta emotiva della duplice strage il governatore dell’Ohio, Mike DeWine, ha annunciato martedì scorso che farà in modo che venga approvata, prima possibile, una legge per aumentare i controlli sulle persone prima di vendere un’arma da fuoco. A differenza della legislazione presente negli altri Stati, però, DeWine ha chiesto all’assemblea dell’Ohio di varare una legge che richieda controlli su chiunque voglia acquistare un’arma. Una mossa che potrebbe far cadere l’appoggio della Nra al repubblicano DeWine, che anche grazie ai finanziamenti ricevuti dalla potente associazione lobbistica è riuscito a essere eletto come governatore nel 2018 battendo il dem Richard Cordray.

Potenziale “emorragia” di voti?

Qualora dovessero essere perseguite politiche volte al controllo totale delle vendite il Grand Old Party non si inimicherebbe solamente l’Nra, ma rischierebbe anche di perdere i voti che arrivano dalla maggior parte dei bianchi che abitano in contesti rurali e in piccole città, dove il possesso di un’arma è una “tradizione” radicata nel territorio. Al tempo stesso qualora dovesse aumentare il numero di stragi negli Stati Uniti e di conseguenza si incrementasse la paura e il timore negli abitanti, mantenere le attuali politiche sul controllo delle armi potrebbe causare un danno di immagine al partito Repubblicano, soprattutto in vista delle presidenziali 2020. Eventualità questa che non è da sottovalutare e le armi saranno certamente un tema caldo della prossima campagna elettorale.

Le decisioni della Corte Suprema

In tutto ciò l’anno prossimo potrebbe aggiungersi un altro caso importante, soprattutto se la Corte Suprema deciderà di portare a giudizio un caso relativo al Secondo Emendamento. In fase di valutazione c’è la legge emanata (e poi modificata dopo le pressioni di molti cittadini) dalla città di New York che limitava fortemente i luoghi in cui un cittadino poteva portare con sé una pistola scarica solo per dirigersi in uno dei poligoni. Se la Corte Suprema dovesse decidere di procedere ed esprimere un suo parere nonostante l’abrogazione della norma, la sentenza arriverebbe nel corso della campagna elettorale delle prossime elezioni.

Come riporta Bloomberg, però, se il procedimento dovesse essere archiviato si potrebbe aprire un dibattimento per un altro caso che sarà valutato a ottobre, ovvero la richiesta di un Tribunale del New Jersey alla Corte Suprema di esprimere un giudizio sul dibattito giuridico sul diritto di portare una pistola carica in pubblico. Tema avanzato dopo che è stata varata una legge dall’Assemblea del New Jersey che richiede un bisogno giustificato per ottenere un permesso di trasportare un’arma carica. La Corte Suprema potrebbe essere chiamata a esprimere un giudizio sul Secondo Emendamento dal procedimento McDonald contro la città di Chicago del 2010, quando ha ribadito il diritto dei cittadini di detenere e portare armi. Con la maggioranza di giudici indicati da un presidente repubblicano (5 a 4) nella Corte Suprema e dopo l’ultima nomina di Brett Kavanaugh, che ha posizioni considerate ultra conservatrici, sembra possibile che l’organo massimo della giustizia statunitense esamini nuovamente un caso relativo al Secondo Emendamento. A maggior ragione sembra sempre più complicato che il dibattito scaturito dopo la doppia strage di El Paso e Dayton porti a una legislazione federale più restrittiva sul controllo delle armi da fuoco. Non esiste una soluzione possibile per limitarne la vendita e l’unica strada percorribile è quella di favorire e di aumentare i controlli su chi vuole acquistare un’arma, così da appurare che non abbia problemi psichici o che non sia mai stato condannato per reati di violenza o di omicidio.