Squid Game 3, ovvero: lo specchio della disastrata società sudcoreana

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Circa tre settimane prima dell’uscita ufficiale di Squid Game 3 il neo eletto presidente della Corea del Sud, Lee Jae Myung, era impegnato in un’importante riunione di gabinetto. I ministri del governo riuniti nell’ufficio presidenziale di Yongsan, a Seoul, si aspettavano di affrontare questioni politiche urgenti in agenda, a partire dalla situazione di stallo tra il governo e la comunità medica. Lee ha sorpreso i presenti facendo una domanda inaspettata al ministro della Salute, Cho Kyoo Hong: “Perché il tasso di suicidi nel nostro Paese è così alto?”.

L’elevato numero dei suicidi, anche tra giovani e giovanissimi, è uno dei problemi più gravi e urgenti che attanaglia la società sudcoreana. Molti si tolgono la vita a causa delle gigantesche pressioni sociali e familiari. Altri ancora lo fanno a causa di problemi economici. La saga Squid Game, non a caso, racconta la storia di Seong Gi Hun, un uomo divorziato e sommerso dai debiti che, insieme ad altre 455 persone – per inciso: anche loro tutte finanziariamente rovinate – viene invitato a prender parte ad una competizione estrema.

Bisogna però rispettare regole a dir poco ciniche. I partecipanti devono infatti superare prove che consistono in giochi per bambini, come il tiro alla fune e il classico un due tre stella: chi vince avanza nella gara ma chi perde muore. La posta in palio, per i vincitori finali, ammonta a 45,6 miliardi di won (circa 33 milioni di euro), ai quali si aggiungono poco meno di 80mila euro per ogni concorrente morto durante il percorso.

Lo specchio della società sudcoreana

Squid Game 3 ha già macinato record su record. In particolare, ha totalizzato 60,1 milioni di visualizzazioni nei primi tre giorni dal suo rilascio, avvenuto il 27 giugno 2025, realizzando un exploit mai visto su Netflix, e ha conquistato il posto numero 1 in 93 Paesi nella prima settimana dall’uscita, un successo ineguagliato per qualsiasi altra serie sulla piattaforma statunitense.

Certo, la saga ha una trama originale e affascinante (niente spoiler) ma la vera ragione del suo boom risiede forse nell’essere la cartina al tornasole della parte più dark della società sudcoreana; una società all’apparenza ricca, libera, felice, trendy e all’avanguardia ma che, scavando in profondità, appare afflitta da preoccupanti problemi.

Non è un caso che la Corea del Sud abbia il tasso di suicidio più alto tra i Paesi sviluppati. I numeri della Korea Foundation for Suicide Prevention sono emblematici: nel 2024 i dati hanno raggiunto il massimo degli ultimi 13 anni, ovvero 28,3 casi ogni 100.000 persone. I più a rischio? Gli anziani, anche se il suicidio è ormai diventata la principale causa di morte per le persone di età compresa tra i 10 e i 39 anni.

I motivi? Stipendi stagnanti, affitti alle stelle ma anche, come detto, pressioni sociali e pure uno stigma culturale che attanaglia il tema della salute mentale. Tanti sudcoreani, probabilmente, pagherebbero oro per avere veramente l’occasione di partecipare alle sfide mortali di Squid Game nell’illusione di poter vincere un super premio e aggiustare le loro esistenze.

Il problema dei suicidi

Squid Game ha insomma mostrato un altro lato della Corea del Sud, un lato distante anni luce dalla perfezione del K-pop e dal soft power incarnato dagli altri K-drama. La serie ha acceso i riflettori, seppur in maniera indiretta, sulle diseguaglianze economiche presenti a Seoul e sulle crisi esistenziali che attanagliano la vita di milioni di sudcoreani.

Mr. Lee si è interessato al tema dei suicidi perché i dati sono alle stelle, ma anche per una ragione personale. Nella sua autobiografia, e in precedenti dichiarazioni, il presidente ha ricordato di aver tentato il suicidio due volte, da adolescente, mentre lavorava in fabbrica. E quando era governatore della provincia di Gyeonggi, Lee ha pubblicato un messaggio sui social media che recitava: “Non moriamo. Viviamo. Nessuno sceglie la morte in un momento di rabbia. Quella scelta arriva quando ti senti sull’orlo di un precipizio, quando credi che nessuno al mondo capisca il tuo dolore”.

“Sebbene il Paese abbia compiuto progressi economici rispetto al passato, la società è diventata meno vivibile per i giovani, poiché la competizione si è intensificata e si è radicata una struttura di valutazione basata solo sui risultati”, ha aggiunto a Newsweek Lim Myung Ho, professore di psicologia alla Dankook University. Squid Game ha dunque squarciato il velo di ambiguità che nascondeva una buona parte della società sudcoreana. Adesso tocca Lee intervenire con politiche e misure concrete per risolvere i problemi alla radice.