Mentre i vaccini anti Covid che avrebbero dovuto trascinare l’Europa fuori dalla pandemia stanno creando non pochi grattacapi ai Paesi membri dell’Ue, tra ritardi nelle consegne e scetticismo generale, arrivano buone notizie dai sieri non ancora autorizzati dall’Ema, l’Agenzia del farmaco europea. L’Istituto Spallanzani di Roma ha pubblicato un paper relativo all’efficacia clinica dello Sputnik V. Ebbene, il vaccino russo garantisce una protezione pari al 90%, che diventa totale, il 100%, di fronte alle forme più gravi della malattia. In altre parole, la sua efficacia è identica a quella offerta da Pfizer-BioNTech e Moderna, e addirittura migliore di quella di AstraZeneca.

Passiamo poi ai vaccini cinesi. Anche in questo caso, molti commentatori occidentali erano scettici in merito all’efficacia degli antidoti provenienti da Pechino. Eppure, ci sono vari studi che ribaltano simili preconcetti. Prendiamo, ad esempio, la ricerca intitolata Neutralization of SARS-CoV-2 VOC 501Y.V2 by human antisera elicited by both inactivated BBIBP-CorV and recombinant dimeric RBD ZF2001 vaccines,  pubblicata, in attesa di revisione, su Biorxiv.

Il lavoro accademico condotto da Baoying Huang e altri ricercatori è emblematico: il vaccino inattivato BBIBP-CorV e il vaccino a subunità ZF2001 inducono anticorpi capaci di neutralizzare la normale forma della Sars-CoV-2 ma anche le sue varianti più diffuse, tra cui la 501Y.V2 (la cosiddetta “variante africana”).

Vaccini e varianti

Uno dei timori più diffusi è che le varie varianti del Sars-CoV-2 possano vanificare l’effetto dei vaccini. Gli ultimi studi e test effettuati sui due sieri cinesi citati, il BBIBP-CorV di Sinopharm e lo ZF2001 di Anhui Zhifei Longcom Biopharmaceutical, scongiurano questa evenienza. Non solo. Secondo quanto riferito dall’agenzia Reuters, anche il vaccino cinese realizzato da Sinovac sarebbe da aggiungere alla lista.

“Abbiamo testato questo vaccino in Cina contro le varianti inglese e sudafricana, con buoni risultati”, ha detto Dimas Covas, capo del centro biomedico Butantan a San Paolo. Lo specialista non ha ancora fornito dettagli specifici sulle percentuali di efficacia, ma “presto avremo i risultati e siamo molto positivi che farà il lavoro”, ha assicurato lo stesso Covas. Il quale ha poi aggiunto di aspettarsi che CoronaVac, questo il nome del vaccino Sinovac, abbia un vantaggio rispetto ad altri vaccini a causa della tecnologia che utilizza: una versione inattivata di un ceppo di coronavirus. In ogni caso, pare che i sieri di Pechino siano capaci di produrre anticorpi in grado di neutralizzare le varianti più contagiose di Covid.

Una (possibile) arma in più

Accanto al trio di vaccini già approvati dall’Ema, in linea teorica potrebbero presto (o meglio: dovrebbero) aggiungersi anche altri sieri. Come abbiamo visto, lo Sputnik V e gli antidoti cinesi potrebbero essere utili alla causa, anche e soprattutto alla luce dei ritardi nelle consegne dei vari Pfizer & Co.

Il procedimento burocratico è tuttavia tanto chiaro quanto stringente: prima che un Paese membro dell’Ue possa usare un vaccino bisogna attendere due step. Quali? L’approvazione dell’Ema e, in seguito, il via libera dell’ente regolatore nazionale in ciascun Paese. Detto altrimenti, servono studi, analisi e chiarimenti. Nessuno può agire da solo, anche se c’è chi lo ha fatto. Ungheria e Serbia, stanchi della pessima gestione di Bruxelles, hanno stretto i loro contatti con Mosca e Pechino, e hanno acquistato milioni di dosi da Russia e Cina. San Marino è l’ultimo governo europeo ad aggiungersi alla lista dello Sputnik V. Chissà che presto non possano aggiungersi altre nazioni.