In Cina, fino a qualche settimana fa, bastava aprire il frigorifero di un minimarket per imbattersi nel faccione sorridente di Kylian Mbappé. Il celebre calciatore, stella del Real Madrid e secondo qualificato all’ultimo Pallone d’Oro, era il testimonial di Dongpeng Beverage, una delle più grandi aziende cinesi produttrici di bevande. Il suo volto accompagnava le bottiglie di Bushuila, un prodotto per l’idratazione e il reintegro degli elettroliti, in una campagna di marketing che puntava ad associare le prestazioni sportive del fuoriclasse all’efficacia del drink.
Oggi l’idillo tra Mbappè e Dongpeng è evaporato come neve al sole. Altri importanti sponsor cinesi, come Mengniu, il più grande produttore di latticini in Cina, e il produttore di formaggi Milkground, hanno annunciato la fine della collaborazione con l’attaccante francese. Il motivo? Una battuta su Mao Zedong fatta dal giocatore nel corso di un’intervista e diventata virale.
Mbappé scherza su Mao e fa arrabbiare la Cina
La frase incriminata dall’opinione pubblica cinese risale allo scorso marzo. Mbappé ha partecipato al talk show online francese The Bridge. Nel backstage della trasmissione al giocatore è stato chiesto quale dei meme che lo riguardavano lo divertisse di più. La sua risposta? Quello nel quale il suo volto sostituiva la faccia di “un tizio, credo un dittatore cinese“. Nel meme in questione i lineamenti di Mbappé sono sovrapposti a quelli di Mao Zedong.
Per sette mesi nessuno oltre la Muraglia si era accorto dell’uscita dell’attaccante fino a quando, il 26 ottobre, in concomitanza con la cerimonia di premiazione del Pallone d’Oro, la vicenda ha attirato l’attenzione dei media cinesi.
Il portale sportivo Dongqiudi ha notato le frasi e ha scritto che “Kylian Mbappé ha fatto commenti inappropriati sulla Cina in un’intervista. Poiché questi commenti potrebbero offendere la Cina e il suo popolo, non possiamo tradurli”. A quel punto la clip con la stella del Real Madrid che definisce Mao un dittatore ha fatto il giro del web cinese generando un vero e proprio terremoto.
Effetto domino
Lo scandalo, se così può essere definito, è costato carissimo a Mbappé. “La nostra azienda si oppone fermamente e adotta una politica di tolleranza zero nei confronti di qualsiasi comportamento che offenda la sensibilità nazionale”, ha dichiarato Dongpeng in un comunicato. Sulla stessa lunghezza d’onda le citate Mengniu e Milkground.
L’attaccante francese è brand ambassador di vari marchi internazionali, da Dior a Hublot, da Oakley a On Running, per i quali la Cina rappresenta un mercato chiave. Ebbene, stando a quanto segnalato da China.com, gli account Weibo ufficiali di Dior e On Running hanno rimosso tutti i contenuti nei quali era coinvolto Mbappé.
Nella vicenda è intervenuto anche Guo Jiakun, portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino: “Qualsiasi parola o azione che offenda i sentimenti del popolo cinese incontra naturalmente una condanna unanime da parte di tutta la società cinese”. La televisione di Stato cinese ha reagito sospendendo la messa in onda delle partite del Real Madrid e delle trasmissioni della Liga spagnola che coinvolgono il giocatore, compresi tutti gli spot che lo ritraggono.
“Il mio commento è stato inopportuno e ora capisco che ha ferito molte persone in Cina e nelle comunità cinesi di tutto il mondo. Chiedo scusa a tutti coloro che sono stati turbati dalle mie parole”, si è scusato Mbappé in un comunicato stampa. Troppo tardi.
Il danno economico è abbastanza rilevante. Le Monde ha scritto che il valore complessivo dei soli contratti tra il calciatore, Dongpeng e Mengniu si aggirasse intorno ai 6,7 milioni di euro. Il Real Madrid conta inoltre circa 97 milioni di tifosi in Cina, rendendo il Paese asiatico il suo principale mercato estero. Non solo: il club spagnolo ha tra i suoi principali sponsor le aziende cinesi Hisense e Roborock.