La notte prima degli esami di maturità non si scorda mai. E nemmeno la mattina, quando – nove volte su dieci – ci si sveglia di soprassalto dopo essersi addormentati un’ora prima. Sì, perché la notte che precede la prima prova dell’esame di Stato, il famigerato tema, non è fatta per dormire.
La lotta alle fake news della Polizia di Stato
Studenti e studentesse in molti casi passano le ore a setacciare la rete in cerca di qualche indizio su quelle che saranno le tracce del giorno dopo, perché da che mondo è mondo la speranza è l’ultima a morire, e allora perché non sognare di trovare la svolta in qualche oscuro meandro dell’internet?
Proprio perché nell’era della digitalizzazione i falsi miti e le leggende metropolitane rischiano di apparire più reali di quanto in realtà non siano, anche quest’anno si è tenuta la campagna “Maturità al sicuro” della Polizia di Stato e Skuola.net. Una campagna finalizzata proprio a demolire le fake news sull’esame di Stato e a fornire alcuni consigli utili a non farsi invalidare la prova e, di conseguenza, farsi bocciare.
Da ben diciassette anni la campagna di sensibilizzazione “Maturità al sicuro” cerca di supportare ragazzi e ragazze alla vigilia di quella che è a tutti gli effetti una vera prova di maturità; ma è soprattutto negli ultimi anni che il lavoro si è fatto più serrato: le nuove tecnologie, infatti, fungono in molti casi da amplificatore di errori di comportamento, con il rischio concreto di portare all’esclusione dell’esame.
Il vademecum per la maturità
Tanto per fare qualche esempio: secondo un sondaggio effettuato in sinergia tra la Polizia e Skuola.net, quasi 1 studente su 4 è convinto che durante le prove scritte gli smartphone si possano tenere con sé, quando in realtà devono essere consegnati al banco della commissione d’esame. Su 1.000 maturandi interpellati, il 6% crede addirittura che lo smartphone possa essere utilizzato.
Un rischio simile si corre con lo smartwatch. In questo caso, quasi 1 su 6 (il 17%) pensa che l’orologio tech si possa indossare tranquillamente durante l’esame, basta che non sia connesso a internet. Non è così. D’altro canto, il 4% è convinto che lo si possa usare senza alcuna limitazione, anche accedendo a internet.
Tecnologia a parte, la campagna di sensibilizzazione mira anche a fornire altri consigli per non vivere l’esperienza della maturità in modo traumatico: per esempio ricorda a studenti e studentesse di presentarsi la mattina dell’esame muniti di un documento d’identità valido, di non introdurre in aula fogli che non siano quelli forniti dalla commissione, fino ad arrivare alle leggende metropolitane vere e proprie.
Leggende dure a morire
Circa un quarto dei maturandi (26%) è infatti convinto che la Polizia possa controllare gli smartphone “da remoto” per capire chi stia copiando. Ovviamente non è così. Il 46% ritiene addirittura che durante l’esame i membri della commissione possano perquisire i candidati alla ricerca di oggetti proibiti. Anche questo non è vero.
Ma sicuramente la leggenda metropolitana più diffusa e persistente riguarda le tracce d’esame: sono ancora tanti gli studenti che pensano di trovare in anticipo gli spunti da sviluppare il giorno della prima prova, soprattutto online. Soltanto il 76% dei maturandi censiti è consapevole che in rete l’unica cosa che si può trovare in anticipo è qualche indiscrezione, previsione o, al massimo, qualche esempio. Il 24% crede invece che gli argomenti vengano diffusi prima; il 4% pensa che con le giuste mosse si possano mettere le mani con qualche ora di vantaggio sulle tracce vere e proprie e, infine, 1 studente su 3 crede che il Ministero possa cambiare le tracce all’ultimo minuto.
Nella giungla di internet è facile perdersi, quando in realtà bisogna solamente mantenere la calma e farsi una bella dormita. Inseguire i falsi miti che da anni si autoalimentano rischia soltanto di distrarre, facendo calare la concentrazione che è invece necessaria per uno dei momenti più importanti dell’intero percorso scolastico.
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