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Il nostro iPhone ci spia? Magari lui direttamente no, ma quel che è certo è che le nostre conversazioni private non possono essere considerate al sicuro. Quello che temevamo, infatti, è stato confermato: tutto ciò che affidiamo al nostro smartphone finisce nei database – e quindi nelle orecchie – degli assistenti virtuali delle grandi aziende tecnologiche. Stiamo parlando del Siri di Apple, di Alexa per Amazon e di Google Assistant. I giganti della tecnologia controllano molte delle nostre conversazioni grazie a degli impiegati che hanno il compito di ascoltare e revisionare ciò che noi diciamo agli assistenti virtuali per migliorarne il rendimento. Le ultime novità, in tal senso, arrivano da una pubblicazione del The Guardian, che ha svelato come funziona esattamente il centro di controllo qualità di Siri e gli altri. Il giornalista Alex Hern ha contattato un impiegato di un’azienda a cui Apple ha subappaltato il lavoro. Dalle sue parole emerge una grande preoccupazione dovuta alla tendenza adottata da Siri a selezionare informazioni specialmente delicate e confidenziali.

Quando a Siri viene posta una domanda come: “Come sarà il tempo domani?” o “Qual è il prossimo impegno nel mio calendario?” il nome dell’utente e la sua richiesta vengono inviati al server di riconoscimento vocale di Apple in modo che Siri possa personalizzare la sua risposta. Apple estrae queste informazioni dalla scheda di contatto nelle impostazioni Siri & Search ed è protetta da protocolli crittografati quando viene inviata ai server Apple. Tuttavia ciò non significa che Apple possa dire chi è a porre la domanda a Siri. La richiesta e le informazioni dalla scheda di contatto sono legate a un identificatore casuale generato dal dispositivo. Quell’identificatore può anche essere ripristinato in qualsiasi momento disattivando la dettatura di Siri e ripristinando la cronologia, proprio come Apple spiega nella sezione del proprio sito dedicata alla alla privacy. Gli addetti di imprese esterne al controllo delle funzionalità di questi servizi spesso ascoltano registrazioni che, alle volte, includono conversazioni tra medico e pazienti, trattative tra imprenditori, traffici di droga e addirittura rapporti sessuali. Ciò avviene perché chi si occupa di verificare le conversazioni tra gli utenti e l’assistente virtuale, ha l’obbligo di farlo anche quando l’attivazione è accidentale perché, in ogni caso, bisogna capire e valutare se la risposta data da Siri è utile per l’utente.

Cosa dice Apple

Tuttavia, chi ha provato a contattare Apple per avere chiarimenti in merito a queste informazioni ma senza avere una risposta. Le uniche informazioni lasciate trapelare da Cupertino sono quelle pubblicate dal The Guardian: secondo l’azienda fondata da Steve Jobs, le conversazioni realmente ascoltate dopo l’attivazione – volontaria e involontaria – di Siri è inferiore all’1%. Inoltre Apple ci ha tenuto a precisare che tutto ciò che viene analizzato non viene associato a un ID, proprio per proteggere la privacy dell’utente. Tutte le registrazioni sono accompagnate dalla posizione, dai dettagli del contatto e da altre informazioni personali che potrebbero diventare sempre più approfondite dopo aver consultato l’assistente vocale. L’impiegato contattato dal quotidiano britannico ha confermato che, in merito, non c’è una politica chiara da parte di Apple rispetto all’uso delle informazioni ottenute dalle registrazioni: “Non c’è molta comunicazione tra chi è in possesso dei dati e, inoltre, il volume delle informazioni alle quali abbiamo a accesso è molto ampio. Identificare la persona della registrazione non è poi così complicato soprattutto nel caso di un’attivazione accidentale, considerando che nella propria registrazione vengono inclusi nomi, posizioni e altri dati sensibili. Non viene data molta attenzione alla riservatezza delle informazioni degli utenti”.

Eppure, nonostante queste dichiarazioni, Apple ci tiene a precisare che tutte le registrazioni vocali effettuate attraverso Siri vengono conservate per sei mesi e, successivamente, viene salvata un’altra versione della stessa senza dati personale che rimane in archivio per altri due anni, con il fine di migliorare il rendimento dell’assistente virtuale. Nonostante questa non sia una una pratica esclusiva di Apple, l’azienda di Cupertino – al contrario di Amazon e Google – non permette agli utente di decidere in merito alle registrazioni vocali indirizzate all’assistente vocale della Mela e tanto meno a disattivarle, a meno che il dispositivo non venga completamente disconnesso. La società salva anche un piccolo sottoinsieme di registrazioni, trascrizioni e dati associati oltre quel periodo di due anni per migliorare Siri e tali dati possono passare attraverso un processo di classificazione che coinvolge revisori umani. Ma tutti i dati inviati per la classificazione sono randomizzati e privati del suo identificatore.

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