Singapore si è classificata per il quinto anno consecutivo come la città più cara al mondo. La sua popolazione è formata da circa 5,6 milioni di persone, ospita 44 miliardari e quasi 184 mila milionari, con un incremento del +11,2% di questi ultimi registrato tra la metà del 2017 e la metà del 2018. La ricchezza privata dei cittadini ammonta a mille miliardi di dollari, ed è facile capire perché la vita a queste latitudini richieda ingenti somme di denari. In alcune zone di Singapore, ad esempio District 10 e District 11, il prezzo delle case parte dai 13.000 dollari al metro quadro, per poi salire vertiginosamente. Proprio come a Hong Kong, anche in questa città-Stato la risorsa più preziosa è il terreno. In poche parole a Singapore manca lo spazio, e quel poco che c’è, 721,5 chilometri quadrati, è conteso da una ristrettissima élite. Il problema è che più gli anni passano e più scarseggiano i luoghi sui quali poter installare nuove costruzioni, siano esse dedicate ad alberghi, residenze di lusso o altro ancora.

I problemi di Singapore

Per cercare di aggirare il problema, Singapore ha fin qui adottato due soluzioni: si è estesa in mare aperto affidandosi a terreni artificiali e si è sviluppata in altezza puntando sui grattacieli. Potrebbe però non bastare. Ecco perché, come riportato dal South China Morning Post, i politici locali starebbero pensando a una nuova alternativa: il sottosuolo. L’obiettivo principale è evitare che le strade della città siano perennemente congestionate dallo stesso traffico che asfissia molte altre metropoli asiatiche, rovinando la vita ai ricconi locali. Singapore ha già costruito un’autostrada sotterranea e pure un sistema di aria condizionata all’avanguardia, ma adesso sono iniziate le prime valutazioni su come ottimizzare ulteriormente lo spazio situato al di sotto il livello del suolo. “Abbiamo bisogno sempre di più di spazi industriali, residenziali, verdi e commerciali – ha dichiarato, sempre al Scmp, Abhineet Kaul, uno specialista della società di consulenza Frost & Sullivan – e per questo dobbiamo prendere in considerazione tutte le opzioni per far diventare sotterranee le infrastrutture critiche”.

Svilupparsi nel sottosuolo

Svilupparsi in profondità non è certo un’utopia. Anzi, le autorità hanno già stilato un piano di sviluppo nel quale hanno ipotizzato di mettere sottoterra alcuni servizi di pubblica utilità, come i trasporti, le strutture di stoccaggio e industriali. Qui viene in aiuto la tecnologia tridimensionale, che sarà impiegata per mappare i territori sotterranei per approfondire lo studio di aree mirate. Fino ad oggi Singapore ha potuto godere di un’espansione grazie alla bonifica del mare, che ha regalato alla città-Stato 180 chilometri quadrati di ampiezza. Il problema è che proseguire con le bonifiche diventa sempre più costoso mano a mano che le acque su cui costruire diventano più profonde; in più c’è da considerare il fattore ambientale.

L’innalzamento del mare

Singapore, oltre alla mancanza di spazio, deve fronteggiare un altro problema. Il 30% dei suoi 721 chilometri quadrati si trova a un livello inferiore di 5 metri sul livello del mare. Gli analisti prevedono addirittura che le acque circostanti possano crescere di un metro da qui al 2100. In poche parole: la città-Stato sprofonda, il mare sale. Il primo ministro di Singapore, Lee Hsien Loong, lo scorso agosto ha dichiarato nel bel mezzo della festa nazionale locale che saranno necessari 100 miliardi di dollari per lavorare su proposte capaci di proteggere la metropoli dall’innalzamento dell’oceano. Singapore ha di fronte a sé due strade: acquistare nuovi territori da altri paesi sopra i quali costruire parti della città (soprattutto le aree più critiche) o continuare a creare spazi artificiali, puntando su dighe e polder. In ogni caso, i ricchi di Singapore devono darsi da fare per evitare seri guai nell’arco di pochi decenni.

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