Le fake news sono un problema per i governi di tutto il mondo. Fin qui, per ostacolare la loro pericolosa avanzata, la maggior parte dei provvedimenti era stata presa in un contesto geografico limitato a Europa e Stati Uniti. Da qualche mese anche l’Asia si aggiunge alla lista, seppur con modalità e finalità diametralmente a quelle che hanno mosso i Paesi occidentali. Il capofila della lotta asiatica contro le notizie false è senza ombra di dubbio Singapore.

La nuova legge di Singapore contro le fake news

Singapore è una città-Stato di 5,6 milioni abitanti e una ricchezza privata totale che supera i mille miliardi di dollari. È anche il settimo centro al mondo per numero di miliardari residenti, 44, e per percentuale di milionari, oltre l’11% della popolazione. Questo paradiso offre un tenore di vita elevato ma ai suoi cittadini chiede in cambio un ferreo rispetto delle regole. A inizio maggio il Parlamento di Singapore ha approvato una legge che criminalizza la pubblicazione fake news, che da ora in avanti verranno bloccate e rimosse dal governo.

I trasgressori rischiano fino a 10 anni di carcere

La pena per i trasgressori va da una multa fino a 10 anni di reclusione. Non sono mancate le polemiche, visto che un atto simile consentirebbe al governo stabilire quali notizie siano vere e quali false. Ma l’aspetto più controverso della nuova legge riguarda la sua applicazione anche all’interno di chat private, come gruppi Whastapp, Telegram e Facebook. Il ministro per gli Affari Legali Edwin Tong ha spiegato così il provvedimento: “Le piattaforme chiuse, come i gruppi privati su certe applicazioni, possono servire da megafono pubblico tanto quanto le piattaforme aperte”.

Dalla Cina alla Cambogia: come si combattono le fake news in Asia

Oltre a Singapore anche altri Paesi asiatici hanno promulgato leggi per combattere la proliferazione di fake news. La Cambogia punisce chi mette in circolazione fake news con una multa salata e fino a due anni di carcere. L’Indonesia non ha una norma altrettanto definita ma il governo indonesiano ha già fatto arrestare alcuni cittadini per disinformazione. La Malaysia, che si era dotata di una ferrea legge anti fake news ha fatto retromarcia con l’avvento del nuovo esecutivo.

In Cina il governo vigila sul web affinché nessuno possa introdurre notizie false. Il Dragone ha lanciato da un anno la piattaforma Piyao, una applicazione gestita da un’agenzia stampa statale capace, fra le altre cose, di identificare le fake news utilizzando l’intelligenza artificiale. La legislazione cinese parla chiaro: chi diffonde notizie false rischia l’accusa di diffamazione e fino a sette anni di carcere.

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