Un paragone azzardato oppure un confronto utile per prevenire una possibile nuova e imminente ondata, ancora più dura della prima? Se tante sono le somiglianze che accomunano la pandemia di Sars-CoV-2 a quella dell’influenza spagnola (che oltre un secolo fa colpì un’umanità indebolita dalla prima guerra mondiale), altrettante sono le differenze.

Ranieri Guerra, vicedirettore delle iniziative strategiche dell’Organizzazione mondiale della salute, ha voluto confrontare le due pandemie. L’andamento dell’epidemia di oggi “è previsto e prevedibile – ha detto durante un’intervista televisiva – La Spagnola ebbe un’evoluzione dello stesso tipo: andò giù in estate per riprendersi ferocemente a settembre e ottobre, facendo 50 milioni di morti durante la seconda ondata”.

In altre parole, tra qualche mese, secondo Guerra, il Sars-CoV-2 potrebbe tornare a fare danni sanitari in gran parte del pianeta. Il primario dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, è d’accordo nel sostenere che il virus non sia ancora stato sconfitto. Ma è molto meno concorde nell’immaginare una seconda ondata del Covid sul modello della Spagnola. “Non sono un indovino e non abbiamo certezze assolute. Ma non siamo nemmeno nel 1918“, ha dichiarato Galli.

L’ombra della Spagnola

In base al confronto tra Covid e Spagnola, vale la pena approfondire rapidamente le due pandemie. La Spagnola (H1N1) sembrava passata nell’estate di 102 anni fa, ma in autunno tornò più mortale di prima e fu allora che provocò decine di milioni di vittime in un mondo che allora contava 2 miliardi di abitanti. Per l’esattezza, sottolineano fonti di agenzia, tra il 1918 e il 1920, l’influenza spagnola uccise circa 50 milioni di persone, tra cui 675mila solo negli Stati Uniti.

Uccise più della peste del Trecento e più della Grande Guerra, di cui fu in un certo senso la conseguenza. Il parallelo fatto dall’Oms per evocare il rischio di una seconda ondata di coronavirus in autunno si basa sul fatto che la spagnola arrivò tra marzo e luglio 1918 e da agosto ebbe inizio una seconda ondata, peggiore della prima. Il calo nei mesi più caldi fu seguito da una feroce ripresa della pandemia tra settembre e ottobre con una seconda ondata che causò da sola decine di milioni di morti.

L’epidemia scoppiò a ridosso della Prima guerra mondiale e fu certamente favorita dalle condizioni umane e igieniche a cui erano sottoposti i soldati nelle trincee. Il tasso di mortalità fu insolitamente alto tra le persone sane di età compresa tra 15 e 34 anni.

Analogie e differenze

Ma quali sono le analogie e le differenze? Partiamo con le analogie: sia il Sars-CoV-2 che la Spagnola si trasmettono attraverso le vie aree e, nella maggior parte dei casi, provocano per lo più problemi respiratori e ai polmoni. Entrambi, inoltre hanno scatenato nella popolazione la medesima reazione psicologica.

Per quanto riguarda le divergenze, da un punto di vista scientifico dobbiamo considerare i modi di trasmissione e la pericolosità. Per quanto riguarda la Spagnola, si stima un tasso di letalità compreso tra il 2% e il 10%; il tasso globale relativo al Sar-CoV-2, invece, dovrebbe avvicinarsi attorno al 5%.

Altre differenze: l’influenza spagnola ha ucciso maggiormente i giovani mentre il Sars-CoV-2 è particolarmente pericoloso per i più anziani. Come se non bastasse pare che il nuovo coronavirus sia relativamente stabile mentre il virus della Spagnola mutò rapidamente. Dulcis in fundo, il Sars-CoV-2 non sembra essere particolarmente condizionato dalla stagionalità. Lo Smithsonian Magazine ha concluso la sua disamina sottolineando come “le oscillazioni nei casi di Covid-19 non sembrano comparabili con le ondate di influenza del 1918 e 1919”. Ma su questo nessuno può avere alcuna certezza assoluta.

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