A seguito dello scoppio della pandemia di coronavirus e contestualmente alla sua diffusione a macchi d’olio sulla terra le società farmaceutiche  mondiali hanno intrapreso quella che in futuro sarà ricordata, verosimilmente, come la “corsa al vaccino“. Una sfida dove teoricamente tutti sarebbero alleati, ma nella realtà dei fatti è una competizione dove ognuno ha interesse ad eccellere sull’avversario, con le americane Pfizer e Moderna e la britannica AstraZeneca che sono riuscite, per prime, a immettere sul mercato la propria soluzione. Tuttavia, il numero di società farmaceutiche impegnate alla corsa al vaccino non si limita alle prime citate società, ma comprende un numero enorme di aziende tra le quali se ne annoverano anche di europee e italiane.

La speranza, infatti, è che con il mondo scientifico mondiale impegnato nella ricerca di vaccino e con una discreta varietà di essi si riesca finalmente a disinnescare la crisi sanitaria generata dal Covid-19. Soprattutto in questo momento, dunque, il fatto che sempre più società riescano a superare gli esami degli enti approvatori e introdursi quindi sul mercato sono elemento discriminante al fine di accelerare la battaglia contro la pandemia. E in questo scenario, purtroppo, ogni battuta d’arresto  potrebbe significare un rallentamento dei lavori, come appena accaduto alla società farmaceutica francese Sanofi (sulla quale, non solo la Francia ma tutta l’Europa avevano riposto buona parte delle proprie speranze).

Il vaccino non sarà pronto prima del 2022

Come riportato dalla testata tedesca Der Spiegel, Sanofi starebbe lavorando a due diverse tipologie di vaccino volte a contrastare il Covid-19, con una delle due ricerche che si sarebbe dovuta concludere entro la fine del primo semestre del 2021. Tuttavia, le rilevazioni effettuate nei primi test hanno fatto segnare una gravissima battuta d’arresto che con ogni probabilità faranno slittare (almeno) al 2022 l’approvazione per il suo utilizzo all’interno dell’Unione europea.

A renderlo noto è la stessa società parigina in una nota stampa, la stessa che in questo modo ha spento le speranze della Francia di poter annoverata tra i Paesi che hanno dato alla luce in tempi più stretti una prima soluzione al Covid-19. E soprattutto, le enormi speranze riposte nell’azienda e nei suoi studi rischiano di creare un profondo danno d’immagine allo stesso filone farmaceutico francese, arrecando al tempo stesso enormi perdite sia in termini economici sia in termini di tempo.

Stop causato dalla poca efficacia sugli anziani?

Secondo quanto emerso dai primi studi, uno dei motivi principali che hanno portato al raffreddamento dei test sarebbe riconducibile alla bassa risposta indotta negli individui più anziani, coloro i quali al tempo stesso risultano essere i maggiormente esposti alle complicazioni causate dal coronavirus. E in questo scenario, nonostante come messo in evidenza da un ricercatore della società ed evidenziato sempre la Der Spiegel, la fase due della sperimentazione dovrebbe comunque poter procedere secondo programmazione.

La poca efficacia nei confronti della popolazione anziana non è però un limite riscontrato esclusivamente dalla francese Sanofi. Anche AstraZeneca (la quale l’approvazione l’ha però ottenuta) nelle scorse settimane ha evidenziato una risposta immunitaria ridotta  nelle fasce più deboli della popolazione. E questa caratteristica, purtroppo, potrebbe accomunare anche altri vaccini attualmente in fase di sperimentazione e sui quali i governi mondiali hanno riposto la propria fiducia. In uno scenario che, purtroppo, potrebbe dunque dilungare i tempi necessari per poter uscire, finalmente, dalla crisi sanitaria che ormai da un anno è riuscita a sconvolgere il mondo così come lo conoscevamo.