Quattro miliardi di dollari: è questo il costo per recuperare il sottomarino San Juan, individuato dopo un anno dalla scomparsa proprio al centro dell’area delle ricerche. Una “spesa folle” secondo il governo di Buenos Aires, che dopo aver analizzato la situazione sembra non voler recuperare a tale “prezzo” il relitto che custodisce le salme di quei 44 marinai che hanno trovato la morte al largo della Patagonia. Lo impone l’austerità.

Il ministro della Difesa argentina Oscar Aguad ha confermato la tesi ormai avvalorata da tempo: il sottomarino Ara San Juan si è inabissato nell’Oceano Atlantico a seguito di un “un guasto tecnico” che lo ha portato a scendere privo di controllo nelle profondità abissali fino al collasso dello scafo che ha portato all’implosione. L’incidente è stato causato da un problema tecnico dunque; non da un errore umano. Con buone probabilità, ha continuato Aguad, “un problema nel settore batterie ha prodotto un incendio nel sottomarino; in questi casi infatti “si libera idrogeno che consuma ossigeno. E questo può aver generato un’esplosione”.

Durante l’ultima conferenza stampa, il ministro ha ribadito che l’Argentina non dispone della tecnologia necessaria per recuperare il relitto che giace a 907 metri di profondità. Sostenere il costo preventivato dalle società estere specializzate nei recuperi di relitti di questo tonnellaggio “sarebbe una follia”. “Non si possono investire quattro miliardi di dollari per portarlo in superficie”.

Nonostante l’insistenza dei partenti delle vittime e il caso mediatico che ha portato il presidente Macri a istituire 3 giornate di lutto nazionale, bisogna tenere conto degli indici di povertà che si registrano nel Paese, che suggeriscono, anzi esortano, i vertici a concordare sull’impossibilità di portare a termine il recupero. Contestualmente il presidente Macri ha rivolto alla nazione un messaggio di cordoglio, rendendo omaggio ai caduti e ringraziato tutti i paesi che sono intervenuti nelle operazioni di ricerca, che hanno visto coinvolti oltre 11 paesi, compresi Stati Uniti e Russia. Le possibilità che l’Ara San Juan riveda la luce del sole si affievoliscono sempre di più.

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