Doctor House e E.R. Medici in prima linea, e poi Grey’s Anatomy e Chicago Hope, il mondo delle corsie, dei medici in camice bianco, dei pazienti in fin di vita poi salvati da dottori taumaturgici che dietro patine di cinismo rivelano invece competenze straordinarie e forme di umanità unica, ha sempre attratto Hollywood e il mondo in cellulosa in generale. Da qualche anno un’ analoga serie sta spopolando in Africa, ma ciò che la rende davvero unica rispetto alle soap omologhe è l’opera di sensibilizzazione e informazione di cui è promotrice.

Centre de santé di Ratanga, immaginario quartiere popolare di Dakar, capitale del Senegal. E’ in questo nosocomio che vanno in scena le puntate di C’est la vie, la serie televisiva che sta spopolando nel continente africano creata con lo scopo di sensibilizzare il pubblico francofono in materia di salute. E visto il travolgente entusiasmo che ha infettato gli spettatori, la produzione ha già doppiato in inglese le puntate e le sta diffondendo gratuitamente nei paesi anglofoni del continente. Sono 44 i paesi africani dove la serie viene trasmessa, l’audience è di 100 milioni di spettatori, ed è la prima serie televisiva di qualità prodotta interamente in Africa, finanziata per il 75% da fondi privati e agenzie dell’Onu e per il restante 25% dalle emittenti televisive che la mandano in onda.

Una quindicenne è nella clinica medica del Centre de santé di Ratanga, deve partorire ma tragicamente muore a causa di un errore di mala sanità. Il drammatico evento sconvolge la popolazione ed è così che si apre la serie televisiva, con una presa di posizione da parte di uomini, donne, bambini e anziani che rivendicano il diritto alla salute, cure per tutti e medici più competenti. Da questo episodio si innestano poi una serie di eventi che trattano i problemi di salute che maggiormente affliggono il continente africano: un sospetto caso di Ebola e una febbre malarica che rischia di diventare letale, attenzione viene data anche all’utilizzo dei contraccettivi e dei preservativi per prevenire le malattie a trasmissione sessuale, un’intera puntata tratta il problema dei farmaci contraffatti e in un altro episodio il tema centrale sono gli effetti collaterali delle creme schiarenti: C’est la vie, non è solo il nome di una serie ma è uno spaccato dell’Africa dei nostri giorni che sei giovani registi provenienti da Senegal, Mali, Niger, Benin, Camerun e Burkina Faso hanno deciso di proporre attraverso un linguaggio che riesce a coniugare finzione e informazione, un connubio tra documentario e intrattenimento, una miscellanea di stili e registri che si sta rivelando vincente e appassionante.

L’obiettivo principale della fiction, già arrivata alla seconda stagione, è stato raggiunto da un punto di vista di successo e plauso del pubblico, la speranza è che la sensibilizzazione abbiamo vinto l’impermeabilità della finzione e poi che per una volta possa essere la realtà ad attingere dallo spettacolo e C’est la vienon resti soltanto il titolo di un progetto, giovane, intelligente e ambizioso ma diventi, se non una rivoluzione, almeno una rivelazione.