Nei tempi recenti la Romania ha osservato l’aumento del flusso in entrata di immigrati irregolari provenienti da Medio Oriente e Asia meridionale. Le ragioni sono molteplici, in primis l’esposizione ai moti migratori che traversano i Balcani dalla Turchia, e alcune di esse sono così singolari da apparire e risultare più che improbabili, irrealistiche.
Quella che segue è la storia incredibile di una piccola organizzazione criminale che nell’ultimo biennio ha inondato Bucarest di clandestini da redirezionare in tutta Europa, dalla Germania al Portogallo, alimentando indirettamente e non volutamente il traffico di esseri umani verso la nazione.
Mai così tanti clandestini in Romania
L’Ispettorato generale rumeno per l’immigrazione ha scoperto e identificato più di 3.500 stranieri illegalmente residenti nel Paese nel 2020, ovverosia una cifra in aumento dell’11,5% rispetto all’anno precedente, mentre il Ministero dell’Interno ha ricevuto 6.138 richieste di asilo, un aumento straordinario del 137% rispetto al 2019 ed un record assoluto dal 1989.
Le autorità non hanno dubbi: l’incremento senza precedenti degli irregolari non è imputabile esclusivamente a ragioni di natura esogena, come gli sconfinamenti da Serbia e Bulgaria, ma anche all’operato di organizzazioni criminali attive nel traffico di esseri umani. Una di queste, particolarmente perché perniciosa perché industriosa ogni oltre immaginazione, è stata sgominata dalla polizia rumena nella giornata del primo marzo.
Piccoli ma incisivi
L’organizzazione criminale sgominata dalla polizia rumena l’1 marzo sarebbe stata formata a cavallo tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 da due cittadini indiani. Il duo, agente come mente del gruppo, procurava gli immigrati da trafficare in India e si occupava del loro ingresso in Romania con mezzi legali (visti lavorativi) e illegali (clandestinità).
Una volta a Bucarest, gli indiani dovevano pagare l’organizzazione per il loro ridirezionamento in Europa, dai tremila ai seimila euro a seconda della destinazione, e del loro trasporto se ne occupavano i componenti rumeni. Ingenti i carichi di esseri umani “sequestrati”, o meglio scoperti, dalle forze dell’ordine durante un anno di monitoraggio del territorio nazionale e transfrontaliero: una media di trenta clandestini per furgoncino.
Non è dato sapere quanti immigrati la piccola organizzazione criminale sia riuscita a fare entrare in Romania e inviare in tutta Europa, ma è magniloquente che alle attività investigative abbiano partecipato a vario titolo l’influente Direttorato d’indagine sui reati di crimine organizzato e terrorismo (DIICOT, Direcția de Investigare a Infracțiunilor de Criminalitate Organizată și Terorism) e l’Europol.
Secondo il DIICOT, infatti, le piccole dimensioni del gruppo potrebbero indurre il pubblico in errore. Perché non erano né principianti né trafficanti su scala ridotta, ma dei professionisti del nuovo schiavismo che, oltre ad essere ben inquadrati in una rete internazionale molto più vasta e spalmata su una costellazione di Paesi, avevano sviluppato un “sistema di pagamento organizzato” per gestire in maniera ottimale gli introiti e fuggire al controllo degli inquirenti.
La breve ma intensa epopea della piccola ma incisiva banda di trafficanti, le cui attività hanno alimentato indirettamente i flussi migratori dall’estero verso la Romania, come confermano i dati inoppugnabili di provenienza governativa, è terminata nella giornata del primo marzo. Quel giorno, la polizia rumena ha proceduto all’arresto degli ultimi sette elementi ancora in libertà, dando seguito ad una campagna di arresti iniziata nei mesi precedenti, ed effettuato raid in otto località della Romania centro-settentrionale che hanno condotto al sequestro di denaro contante (lei, euro e sterline), stupefacenti e una pistola a gas.