L’emergenza ebola che colpisce l’Africa occidentale negli anni passati, registra il suo culmine nell’estate del 2014: in quei mesi non solo nei Paesi colpiti, ma in tutto il mondo si scatena la paura per un’epidemia che fino a quel momento ha già ucciso migliaia di persone. Poi lentamente tutto rientra, ma la situazione viene ritenuta del tutto risolta soltanto nel 2016. Oggi si torna a parlare di quel virus, attualmente presente in Africa nel Congo, e nello specifico di quell’epidemia: secondo un’inchiesta di Le Monde, solo poche provette di sangue conservate durante quell’emergenza risultano ancora oggi conservate. Migliaia di litri di sangue infetto invece sarebbero spariti e di loro non vi è alcuna traccia.
L’inchiesta di Le Monde
“Dove si trovano le provette di sangue infettato dall’ebola?” È questa la domanda che emerge nell’articolo pubblicato, nello scorso 22 gennaio, da Le Monde. L’inchiesta, in particolare, è curata da Chloé Hecketsweiler ed Emmanuel Freudenthal. Secondo i due autori, che testimoniano come nella loro raccolta di dati si basano quasi esclusivamente su elementi forniti dall’Oms, migliaia di provette sono sparite. Durante l’emergenza dell’epidemia di ebola in Africa occidentale, campioni di sangue infetto vengono conservati per poter studiare poi al meglio la malattia e le sue conseguenze. Il problema però è che in alcuni casi i livelli di sicurezza appaiono molto bassi. A Conacry, capitale della Guinea, migliaia di provette risultano conservate dentro semplici frigoriferi chiusi con normali lucchetti. Niente casseforti, niente protezioni speciali e possibilità che ricercatori inesperti o, peggio ancora, persone malintenzionate possano prendere possesso di questo delicatissimo materiale.
I numeri riproposti da Le Monde risultano drammatici. Secondo l’Oms, di quell’epidemia di ebola vengono conservati circa 269mila campioni di sangue. Una piccola parte viene analizzata in laboratori al sicuro negli Usa, in particolare presso il Center for Disease Control and Prevention, che ha sede ad Atlanta. Un’altra parte di questi campioni, circa cinquemila, vengono presi sempre negli Usa dalla Liberia. Alcune provette analizzate ad Atlanta sono tornate indietro, dopo essere state irradiate per diventare innocue, ed attualmente sono custodite in Guinea. Sarebbero anche negli Usa invece i campioni prelevati dalla Liberia. Ma delle altre migliaia di unità non c’è traccia. Secondo i giornalisti autori dell’inchiesta, la gran parte delle 269mila provette vengono imbarcate progressivamente in alcuni aerei e spedite in Europa. Ma non risulta più traccia di esse, gli stessi governi di Regno Unito e Francia, come sottolineato nell’inchiesta di Le Monde, considerano queste informazioni riservate. Che fine hanno fatto dunque i campioni di sangue infettato prelevati durante l’epidemia di ebola?
L’epidemia che ha messo paura al mondo
Come detto, è nell’estate del 2014 che l’ebola torna a spaventare l’intero pianeta. Tutto parte dalla Guinea, ma ben presto i focolai raggiungono i paesi limitrofi. A patire la maggiore emergenza sono soprattutto Sierra Leone e Liberia. Qui il sistema sanitario già fragile collassa per fronteggiare la pandemia, le organizzazioni internazionali provano a dare una mano ma la situazione ad un certo punto sembra fuori controllo. I governi di questi paesi prendono anche decisioni drastiche, come la quarantena per intere regioni e giornate in cui risulta vietato uscire di casa. Alla fine, dopo numerosi sforzi, i contagi iniziano a diminuire. L’epidemia cessa definitivamente nel 2016, dopo aver toccato anche paesi come il Mali, la Nigeria e la Costa d’Avorio.



