L’ultimo resoconto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) da Wuhan non è servito a dissipare tutti i dubbi in merito alle origini del Covid-19. La conferenza stampa, tenuta a margine della missione durata quattro settimane, non è servita neppure a dileguare le perplessità degli Stati Uniti, che continuano a guardare la Cina con sospetto. Washington è dubbiosa, non si fida al 100% di quanto dichiarato dal team spedito oltre la Muraglia e vorrebbe un giudizio indipendente.

L’amministrazione guidata da Donald Trump ha più volte sottinteso un presunto collegamento tra la pandemia di Sars-CoV-2 e il Wuhan Institute of Virology, alludendo a una possibile fuoriuscita del virus dalla struttura di massima sicurezza. Il laboratorio, situato nel cuore della megalopoli dello Hubei, dove è stato rilevato il primo focolaio noto di Covid, è stato visitato dagli esperti dell’Oms, assieme al mercato ittico di Huanan e altri luoghi chiave dell’emergenza sanitaria.

Esito delle ricerche dell’Oms: è quasi impossibile che l’agente patogeno possa essere fuggito dal laboratorio, mentre è altamente probabile che il coronavirus sia transitato da un animale all’essere umano grazie alla sponda di una specie intermedia. Altra ipotesi, ma molto meno convincente rispetto all’origine naturale, riguarda la possibile trasmissione del virus da alimenti surgelati.

Stati d’animo opposti

Dicevamo dei dubbi americani. Gli Stati Uniti, fin dai tempi di Trump, non si fidano dell’Oms. I funzionari statunitensi chiedono a gran voce un giudizio indipendente sul resoconto degli esperti, o per lo meno una verifica delle evidenze. Dall’altra parte, la Cina dorme sogni tranquilli. Pechino è convinta di aver aperto il proprio Paese agli esperti internazionali, ha collaborato e i risultati dimostrano l’assenza di legami tra il laboratorio di Wuhan e il Covid. Non solo: lasciano aperta l’ipotesi che il virus possa essere arrivato da chissà dove. E dunque, occhio ai pipistrelli presenti nel sud-est asiatico, tra la provincia cinese meridionale dello Yunnan, il Laos, il Vietnam e la Thailandia.

Il Dragone, soddisfatto per l’esito della ricerca, vorrebbe adesso che l’Oms effettuasse le stesse indagini in altre nazioni, magari proprio negli Stati Uniti, per dar credito alla contronarrazione cinese sul virus. Fatto sta che la missione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in quel di Wuhan non ha chiuso affatto la questione. Se non ci sono quasi più dubbi su come è nato il virus (origine naturale), resta ancora da capire il suo luogo di origine.

“L’intelligence americana? Non fidatevi”

A scatenare mille polemiche oltreoceano, come se non bastasse lo scagionamento del laboratorio, c’ha pensato Peter Daszak, uno degli esperti Oms che ha partecipato alla missione di Wuhan. Lo zoologo ha scritto un tweet inequivocabile: “Biden deve sembrare duro con la Cina. Per favore, non fidatevi troppo dell’intelligence statunitense“. Detto altrimenti, Daszak ha difeso i risultati dell’Oms e attaccato l’amministrazione Biden, probabilmente accusandola tra le righe di utilizzare il dossier Covid per attaccare Pechino a fini geopolitici.

Nel frattempo, un portavoce del Dipartimento Usa ha dichiarato che il governo statunitense, rimasto fuori dalla famigerata missione di Wuhan, intenderebbe analizzare autonomamente i risultati dell’indagine, affidandosi proprio alle informazioni raccolte dall’intelligence. Tra dubbi, misteri irrisolti e guerra di propaganda, la sensazione è che non sarà facile trovare le giuste risposte a tutte le domande rimaste in sospeso.