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Israle non ha alcuna intenzione di chiudersi nuovamente a riccio per contrastare il ritorno di fiamma del Covid. L’obiettivo, come ha spiegato il primo ministro Naftali Bennet, è quello di mantenere il Paese aperto, ma con un avvertimento ben preciso da tenere bene in mente. Nel caso in cui le condizioni sanitarie dovessero richiederlo, il governo sarà pronto a imporre restrizioni più severe alle misure già implementate per contenere la diffusione della variante Delta.

“Il nostro obiettivo è mantenere Israele aperto ma non vogliamo raggiungere una situazione in cui gli ospedali, Dio non voglia, saranno costretti dire di non aver più posti liberi”, ha detto Bennett, mentre stava visitando un centro di vaccinazione a Gerusalemme. “Per non istigare restrizioni più severe dobbiamo vaccinarci, indossare mascherine e mantenere le distanze. È tutto nelle nostre mani”, ha concluso Bennet.

A partire dal prossimo 8 agosto, in Israele sarà nuovamente operativo il sistema full green pass – dal 20 agosto anche per gli under 12, al momento esenti – mentre le mascherine saranno obbligatorie in tutti gli incontri all’aperto e gli uffici governativi torneranno a lavorare a capienza ridotta del 50%. Al netto delle decisioni già prese, preoccupa tuttavia quello che potrebbe accadere nell’immediato futuro. Come ha sottolineato il Jerusalem Post, le autorità non escludono l’eventualità di una nuova serrata a settembre. E questo nonostante il Paese sia tra i migliori al mondo per tasso di vaccinazione dei cittadini.

L’ombra di un nuovo lockdown

Israele ha messo le mani avanti, formulando criteri rigorosi per disincentivare viaggi all’estero o da Paesi a rischio. Il motivo è semplice: negli ultimi giorni i bollettini epidemiologici, i peggiori da marzo a questa parte, hanno registrato numeri piuttosto preoccupanti. Il 3 agosto sono stati rilevati quasi 4 mila contagi. I dati del ministero della Salute riportati da Ynet fanno riferimento, per la precisione, a 3.818 israeliani risultati positivi al test per il Covid-19, e sottolineano un tasso di positività rispetto al numero di esami effettuati arrivato al 3,78%.

“Dobbiamo preparare la popolazione e l’opinione pubblica per una nuova serrata a settembre, che è un mese in cui il danno economico sarà minore, e accelerare lo sforzo di immunizzazione per cercare di prevenirlo”, ha dichiarato da parte sua il ministro della Difesa, Benny Gantz, riferendosi al periodo delle feste ebraiche.

Al momento, lo schema del pass verde, che consente l’accesso ai locali e alle attività solo alle persone completamente vaccinate, guarite o che hanno subito un test per il coronavirus nelle 72 ore precedenti, si applica solo agli assembramenti con più di 100 persone. A partire dal 20 agosto il sistema si applicherà a diverse attività indipendentemente dal numero di partecipanti. Basterà tutto per scongiurare misure più pesanti?

Vaccini e contagi

La situazione israeliana merita di essere seguita con attenzione. Al 17 aprile era stato completamente vaccinato il 57.4% della popolazione. Grazie a una campagna vaccinale record, in quelle settimane Israele ha goduto di effetti più che positivi, tra cui il crollo della media settimanale di casi tra gli over 60 (dagli oltre 6mila di metà gennaio agli 850 di metà marzo), tra i cittadini compresi nella fascia di età 16-59 anni (nello stesso periodo temporale citato, da oltre 51mila a 12 mila circa), e l’abbattimento di ospedalizzazioni e decessi.

Nel giro di qualche settimana la situazione è però cambiata, e i casi sono aumentati nonostante i vaccini. Certo, casi gravi e decessi sono sempre sotto controllo, ma il fenomeno preoccupa il governo. Tra le possibili spiegazioni di quanto accaduto a Tel-Aviv e dintorni, il fatto che il vaccino Pfizer sarebbe meno efficace contro la variante Delta. A detta dello scienziato Yaniv Erlich, professore associato presso la Columbia University l’efficacia del vaccino realizzato da Pfizer scenderebbe al 64% dal 94% contro altri ceppi, tra cui la variante Delta. È anche per questo motivo che Israele ha iniziato a somministrare una terza dose del vaccino. In ogni caso, nella battaglia contro il virus, l’intenzione del governo sembrerebbe esser quella di procedere con cautela.

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