Entro la fine del 2020 la Cina avrà 600 milioni di dosi di vaccini anti Covid-19 pronte all’uso. L’importante annuncio arriverà molto presto, tra due o forse già tra una settimana. Nel frattempo Sinovac Biotech, CanSino e Sinopharm, i tre colossi farmaceutici cinesi impegnati nella corsa al siero del secolo, sono giunti alla fase finale degli studi clinici. Al momento nessuno di loro ha reso noti i dati di fase 3 necessari per l’approvazione normativa. Dovrebbero tuttavia farlo a stretto giro, ognuno seguendo la propria road map.
Anche perché, ha sottolineato il South China Morning Post, lo scorso mercoledì il vicepremier cinese, Sun Chunlan, responsabile della salute pubblica, ha visitato una società satellite di Sinovac e una di Sinopharm, e pure l’agenzia nazionale che sovrintende ai vaccini in quel di Pechino. In ballo ci sono interessi enormi. Economici, certo, ma anche e soprattutto diplomatici, mediatici e geopolitici.
Il presidente Xi Jinping ha descritto il venturo vaccino cinese come un “bene globale”, che sarà distribuito a tutti i Paesi che ne avranno bisogno, con un occhio di riguardo ai più poveri situati nel sudest asiatico, in Africa e in America Latina. Bruciare sul tempo il blocco occidentale sullo sviluppo del medicinale anti coronavirus, per poi offrirlo a terzi, circonderebbe la Cina di un’aura salvifica, oltre che esaltarne le capacità in ambito sanitario. Quel momento potrebbe arrivare prestissimo. E Pechino non vuol farsi trovare impreparata.
Il giallo su CoronaVac
Al netto dello sviluppo dei vaccini cinesi, del quale abbiamo fatto il punto della situazione, è interessante approfondire un paio di questioni. La prima riguarda il farmaco cinese richiesto da due importanti Paesi stranieri. Sappiamo che in fase di produzione ci sono quattro vaccini per tre case farmaceutiche. Turchia e Brasile hanno già stretto accordi con la Cina per ottenere milioni di dosi del candidato realizzato da Sinovac. Il ministro della Salute turco, Fahrettin Koca, ha annunciato un piano per iniziare a utilizzare, alla fine di dicembre, un vaccino sperimentale cinese. Koca aveva in precedenza svelato un accordo con Sinovac per ottenere 50 milioni di dosi di CoronaVac, questo il nome del siero. La prima spedizione del medicinale arriverà in Turchia dopo l’11 dicembre.
Per quanto riguarda il Brasile, il direttore del centro biomedico dell’Istituto Butanan di San Paolo, che sta lavorando spalla a spalla con Sinovac per la realizzazione del vaccino, prevede di avere 46 milioni di dosi di CoronaVac pronte a gennaio, previa autorizzazione dell’autorità sanitaria brasiliana Anvisa. Il vaccino in questione, stando a una ricerca sul medicinale, pubblicata a novembre da The Lancet e basata su studi clinici iniziali, ha dimostrato di avere una efficacia moderata e di essere in grado di produrre livelli di anticorpi inferiori rispetto a quelli riscontrati nei pazienti Covid-19 guariti.
“L’efficacia protettiva di CoronaVac resta da determinare”, si leggeva nello studio. Eppure, nonostante i primi paper sugli altri vaccini cinesi evidenziassero la loro migliore efficacia, Turchia e Brasile hanno stretto accordi per ottenere il siero targato Sinovac. Non, ad esempio, quello più sicuro di Cansino, i cui risultati sull’efficienza sono stati giudicati promettenti. In ogni caso alcune città cinesi, come Jiaxing, dallo scorso ottobre hanno annunciato la somministrazione del farmaco Sinovac a categorie di persone a rischio.
Il siero che viene da Wuhan e Sinopharm
Altro aspetto curioso. Sinopharm ha all’attivo due vaccini: BBIBP-CorV e New Crown Covid-19. Stiamo parlando di vaccini basati su coronavirus inattivati e che, una volta somministrati, scatenano la risposta immunitaria senza infezione. Entrambi richiedono due dosi a distanza di 21 giorni di distanza l’una dall’altra. Uno dei due vaccini è stato creato in collaborazione con l’Istituto di prodotti biologici di Wuhan, situato proprio nella città in cui è stato registrato il primo focolaio di Covid-19.
Al di là della curiosità geografica, il vaccino Sinopharm sembrerebbe essere il più promettente tra quelli in lista. Il medicinale è in attesa di ricevere l’autorizzazione di emergenza su larga scala, anche se in estate è stato somministrato a diverse centinaia di migliaia di persone. Sinopharm Group Co. Ltd è la costola più grande del China National Pharmaceutical Group, gruppo statale annoverato per essere uno dei maggiori produttori di prodotti farmaceutici e medicinali in Cina. Il suddetto gruppo impiega quasi 100mila dipendenti e nel 2019 ha conseguito un fatturato pari a 70 miliardi di dollari (nei primi sei mesi del 2020 la cifra era già di 30 miliardi). Cifre più che allettanti, che potrebbero presto aumentare vertiginosamente.
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