In un momento come quello che si sta vivendo attualmente, quasi tutti i Paesi del Mondo vorrebbero avere tra le loro mani un protocollo già studiato e delle procedure mediche da mettere in campo per prevenire con accuratezza sia la diffusione sia la mortalità di una pandemia. Ci sono volute settimane prima che i governi mondiali capissero in che modo ostacolare l’avanzamento nella popolazione del Covid-19, con risultati spesso altalenanti e contraddittori. E dopo tre mesi dalla comparsa – almeno accertata – del patogeno in Europa, ancora si è nel tempo del confinamento, delle mascherine e della prevenzione dal rischio di contagio. Quasi tutti i Paesi vorrebbero quel documento, ma uno di essi rimpiange in modo particolare quel profondo ed attento protocollo che avrebbe salvato la vita di migliaia di persone: il riferimento è alla Francia di Emmanuel Macron.

Quel piano segreto che è stato archiviato

Erano gli anni 2000, più o meno in concomitanza con il parente più vicino al Covid-19, la SARS, quando nella Francia di Jacques Chirac si iniziò a studiare un protocollo volto a salvaguardare la popolazione francese dallo scoppio di una pandemia. Tale documento, come riportato dall’indagine della testata giornalistica francese Le Mondee l’applicazione delle sue procedure sia prima che durante lo scoppio della crisi avrebbe potuto mettere al riparo decine di migliaia di persone, e salvarne almeno qualche migliaio. Tuttavia, il progetto a lungo rimasto inutilizzato è stato alla fine definitivamente archiviato, all’interno delle politiche di spending review portate avanti dalle amministrazioni successive.

Guanti e mascherine per tutti

All’interno del programma di salvaguardia della popolazione dallo scoppio di una pandemia, c’era la necessità di mettere a punto un sistema sanitario da dispiegare all’occorrenza che sarebbe entrato in azione se le cose fossero sfuggite di mano. Non solo però: lo stesso Stato si sarebbe dovuto dotare di mascherine e guanti in quantità sufficiente da permettere a ogni cittadino francese di tutelare la propria persona ed i propri familiari, senza incappare nel rischio di una rottura di stock che rendesse le merci irreperibili: cosa che invece è puntualmente avvenuta nelle scorse settimane.

Inoltre, stando al piano d’azione le misure dovevano essere messe in atto sin dal principio, al fine di rendere più circoscrivibili i focolai e limitarne la diffusione nel Paese. In questo modo, la parte ancora “sana” avrebbe potuto lavorare senza le imposizioni del lockdown, salvaguardando anche l’aspetto economico della vita dei cittadini francesi (e rendendo meno esosi gli interventi economici da parte della Francia)

La mancanza di un piano ha condannato la Francia

Il non aver avuto un piano studiato e ben congegnato da seguire nei primi e più cruciali giorni dalla scoperta della presenza del patogeno sul territorio francese ha segnato la condanna a morte per – al momento – almeno 25mila persone. Se tale programma segreto fosse stato mantenuto e di conseguenza attuato, si sarebbero risparmiato il tempo perso nei primi giorni per studiare un piano d’azione che alla fine è risultato comunque fare buchi da tutte le parti. E soprattutto, la scelta di proseguire con la campagna elettorale e le votazioni per le amministrative sarebbe stata messa da parte sin da subito, senza quel tentennamento iniziale che poi ha obbligato il governo di Edouard Philippe a finire il giro di consultazioni.

Sebbene l’archiviazione di tale protocollo non sia una colpa imputabile a Macron, sicuramente sul non averlo riesumato – o l’esserne stato all’oscuro nonostante la sua posizione – qualche critica sarebbe possibile muovergliela. Soprattutto, considerando il basso grado di preparazione ad una crisi sanitaria che ha dimostrato di avere il Paese e, soprattutto, a causa dell’altissimo numero di vittime che in questo momento sta piangendo la Francia – mentre la crisi non è ancora nemmeno completamente passata.

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