La corsa al vaccino per il Covid assomiglia ad una moderna corsa allo spazio. Solo che in ballo, stavolta, c’è anche la salute di miliardi di persone.

Mercoledì il caso della morte di João Pedro Feitosa, il medico 28enne di Rio de Janeiro che faceva parte del gruppo di volontari sui quali l’Università di Oxford, Irbm (azienda italiana di Pomezia) e AstraZeneca stanno testando il vaccino, ha gettato molti nel panico. Fino a che, in serata, i media locali hanno chiarito che l’uomo non avrebbe assunto il siero anti-Covid, ma un farmaco ad “effetto placebo”.

Un portavoce della stessa casa farmaceutica, infatti, evitando di fornire ulteriori dettagli, ha fatto sapere che la sperimentazione non si ferma, lasciando intendere che la morte del 28enne, esaminata da un comitato indipendente, non sia dovuta ad effetti collaterali del vaccino. I trial, infatti, come ricorda Fanpage, si svolgono in “doppio cieco”: né i medici né i volontari sanno se viene somministrato il vaccino o un placebo.

I test del vaccino di AstraZeneca, dopo l’incidente di percorso dello scorso settembre, con uno dei partecipanti al trial britannico che aveva sviluppato una reazione autoimmune, si trovano ora nella fase finale. Le prime dosi, se tutto procede senza intoppi, potrebbero arrivare sul mercato già nel mese di dicembre. Una volta terminata la terza fase, sarà l’Agenzia europea del farmaco (Ema) a validare il vaccino.

Si tratta di un iter complesso, che in condizioni di normalità richiede almeno un anno di tempo. I ritmi della pandemia impongono che le stesse operazioni vengano espletate nel giro di poche settimane, per dare il via il prima possibile alla produzione e alla distribuzione in tutto il mondo. “Il processo di regolamentazione sarà flessibile – assicurano da Bruxelles – ma resterà solido”.

La Commissione europea ha già prenotato 400 milioni di fiale ad AstraZeneca. Altre 300 milioni, secondo gli accordi conclusi nei mesi scorsi, potrebbe fornirle Sanofi Gsk e 200 milioni Johnson & Johnson. L’acquisto verrà perfezionato “non appena saranno dimostrate sicurezza ed efficacia del vaccino”.

Quali siano i termini degli accordi con le case farmaceutiche, non è dato saperlo. Il motivo, spiega la Commissione Ue “è tutelare i negoziati sensibili e le informazioni commerciali, come le informazioni finanziarie e i piani di sviluppo e produzione”. Dal poco che è emerso, però, si capisce subito come tra i passaggi più controversi ci sia quello della responsabilità civile.

Se è vero, infatti, che gli effetti collaterali di un farmaco, dopo l’approvazione, sono un’eventualità rara, è vero anche che la velocità con cui si sta procedendo per il Covid non ha precedenti e aumenta le percentuali di rischio. La domanda che tiene banco, quindi, è: chi risponderà per eventuali danni non emersi durante la sperimentazione?

“Qualsiasi accordo sarà pienamente conforme al diritto dell’Unione”, garantisce la Commissione europea, con riferimento alla “direttiva sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi”. “Tuttavia – precisano da Bruxelles – al fine di compensare i rischi potenziali assunti dai fabbricanti a causa del tempo insolitamente breve per lo sviluppo dei vaccini, gli accordi preliminari di acquisto prevedono che gli Stati membri indennizzino il fabbricante per eventuali responsabilità incorse solo a specifiche condizioni stabilite negli accordi”.

Insomma, “al fine di proteggere la salute pubblica”, “gli Stati membri” dovranno essere “pronti a coprire finanziariamente alcuni rischi sostenuti dalle imprese per garantire che i vaccini siano effettivamente disponibili”, ovvero che la sperimentazione possa concludersi in tempi utili.

Una circostanza confermata anche un mese fa anche da Sue Middleton, presidente dell’Executive Board di Vaccines Europe, organizzazione che rappresenta i principali produttori di vaccini nel Vecchio Continente. In audizione al Parlamento europeo, la Middleton ha accennato al fatto che “in caso di eventi avversi inaspettati, che possono includere anche effetti collaterali imprevisti, ci sarà un indennizzo per le case farmaceutiche”.

Non solo. A fine settembre, in esclusiva mondiale, l’agenzia Reuters aveva rivelato, citando una fonte di Bruxelles coinvolta nei negoziati con le varie società, che la britannica AstraZeneca avrebbe ottenuto, in cambio di uno “sconto” sul prezzo del vaccino, l’impegno da parte dei governi europei a pagare “le richieste di risarcimento contro l’azienda per gli effetti collaterali al di sopra di un certo limite concordato”.

Sempre secondo le stesse indiscrezioni, il costo stabilito da AstraZeneca per ogni dose sarebbe di 2,5 euro. La francese Sanofi Gsk, invece, che non beneficerebbe delle stesse condizioni sulla responsabilità civile, ha negoziato un prezzo di vendita molto più alto, attorno ai dieci euro a fiala.

Interpellato dalla Reuters, un portavoce della casa farmaceutica britannica ha spiegato che il costo è stato ridotto al minimo per “l’impegno dell’azienda a condividere ampiamente il vaccino e a non trarne profitto durante la pandemia”. Ma è davvero così? A smentire, in parte, la società è uno scoop del Financial Times. In un contratto sottoscritto in Brasile la stessa azienda stabilisce che la pandemia finirà il primo luglio 2021. Dopo questa data il prezzo del vaccino, non sarà più calmierato. E per AstraZeneca, con tutta probabilità, inizieranno i guadagni.

Nelle scorse settimane l’eurodeputato leghista, Vincenzo Sofo, ha presentato un’interrogazione per chiedere alla Commissione di smentire ufficialmente l’esistenza di clausole di deresponsabilizzazione negli accordi per il vaccino anti-Covid. All’inizio di settembre, infatti, il capo della Direzione Generale Salute della Commissione, Sandra Gallina, in audizione al Parlamento Ue, aveva escluso la presenza di una clausola di questo genere, senza però chiarire quale sarebbe stato il quadro normativo applicato ai contratti.

Sono ancora in attesa di una risposta sull’esistenza effettiva di queste clausole nei negoziati tra Ue e Big Pharma – spiega Sofo, raggiunto al telefono da InsideOver – non smetterò mai di ricordare che siamo di fronte a una situazione di urgenza che mette in gioco la salute dei cittadini, dunque è fondamentale che la politica vigili affinché l’urgenza non sia strumentalizzata a fini di lucro.”

“Il 22 settembre c’è stata un’ulteriore audizione con diversi rappresentanti delle case farmaceutiche con le quali la Commissione ha stipulato i cosiddetti accordi di acquisto anticipato (APA) – va avanti l’europarlamentare leghista – e Astrazeneca, seppur invitata, non ha neppure voluto partecipare”.

Sofo non è l’unico ad invocare maggiore trasparenza. Ma finora gli appelli in questo senso sono rimasti perlopiù inascoltati. Il contenuto dei negoziati resta top secret, così come il testo dei contratti. Il rischio è che la corsa al vaccino perda il suo slancio filantropico e si trasformi nell’ennesimo grande business, finanziato con i soldi dei cittadini europei.

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